
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
Dall'Alpi alle Piramidi,
La procellosa e
trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e
pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
Oh
quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen
conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de'
manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto
strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal
cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
Bella Immortal!
benefica
Fede ai trionfi
avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.