Il Fromboliere Entusiasta

Faccio girare le mie braccia come due aspi folli...

È come una marea, quando lei inchioda su di me

Sei tutta di spume sottili e leggere

Sento la tua tenerezza accostarsi alla mia terra,

Lasciami sciolte le mani

Amica, non morire.

Anima mia! Anima mia! Radice della mia sete errante,

Riempiti di me.

Canzone del maschio e della femmina!

Schiava mia, temimi. Amami. Schiava mia!

Sete di te che mi incalza nelle notti affamate.

È vero, amata mia, sorella mia, è vero!


Faccio girare le mie braccia come due aspi folli...
nella notte lei tutta di metalli azzurri.

Verso il punto in cui i sassi non arrivano e ritornano.
Verso il punto in cui i fuochi oscuri si confondono.
Ai piedi delle muraglie che il vento immenso abbraccia.
Correndo verso la morte come un grido verso l'eco.

Il remoto, verso il punto in cui ormai non resta che la notte
e l'onda dell'intento, e la croce del desiderio.
Fanno venir voglia di gemere il singhiozzo più lungo.
Bocconi di fronte al muro che sferza il vento immenso.

Ma voglio posare i miei piedi oltre questa impronta:
ma voglio capovolgere questi astri infuocati:
quel che è la mia vita e va oltre la mia vita,
questa cosa di ombre dure, di niente, di remoto:
voglio alzarmi nelle ultime catene che mi imprigionano,
sopra questo spavento borioso, in questa onda di vertigine,
e lancio i miei sassi tremanti verso questo paese nero,
solo, sulla cima dei monti,
solo, come il primo defunto,
girando impazzito, preda del cielo oscuro
che guarda immensamente, come i mare nei porti.

Qui, la zona del mio cuore,
piena di pianto gelato, bagnata di sangue tiepido.
Da esso, sento saltare i sassi che mi annunciano.
In esso balla il presagio del fumo e della nebbia.
Tutto di grandi sogni caduti goccia a goccia.
Tutto di furie e onde e maree sconfitte.
Ah, il mio dolore, amici, già non è più un dolore umano.
Ah, il mio dolore, amici, è ormai troppo grande per la mia vita.
E in esso piego le onde che vanno rovesciando stelle!
E in esso salgono i miei sassi nella notte nemica!
Voglio aprire una porta nei muri. Questo voglio.
Questo desiderio. Chiedo. Grido. Piango. Desidero.
Sono il più dolente e il più debole. Voglio esserlo.
Il remoto, verso il punto in cui ormai non resta che la notte.

Ma le mie fionde girano. Ci sono. Grido. Desidero.
Astro dopo astro, tutti fuggiranno in mille schegge.
La mia forza è il mio dolore, nella notte. Voglio così.
Devo aprire quella porta. Devo varcarla. Devo superarla.
Devono raggiungerla i miei sassi. Grido. Piango. Desidero.

Soffro, soffro e desidero. Desidero, soffro e canto.
Fiume di antiche vite, la mia voce salta e si perde.
Fiume di antiche vite, la mia voce salta e si perde.
Intreccia e disfa lunghe collane atterrite.
Si gonfia come una vela nel vento celeste.
Rosario dell'angoscia, non sono io a intrecciarlo.
Il guizzo della spada nonostante le braccia.
L'annuncio nelle stelle della notte imminente.
Sono io: la mia voce è l'esistenza che nascondo.
Il temporale di ululati e lamenti e febbri.
La sete dolorosa che rende prossima l'acqua.
La risacca invincibile che mi trascina a morte.

Allora gira il mio braccio, e la mia anima scintilla.
I tremiti s'inerpicano fino all'incrocio delle mie ciglia.
Ecco le mie braccia fedeli! Ecco le mie mani avide!
Ecco la notte assorta! La mia anima grida e desidera!
Ecco qui gli astri pallidi tutti pieni di enigma!
Ecco qui la mia sete che ulula sulla mia voce ormai morta!
Ecco qui gli alvei folli che fanno girare le mie fionde!
Le voci infinite che preparano la mia forza!
E piegato in un nodo di aneliti infiniti,
nell'infinita notte, sciolgo e salgono i miei sassi.

Oltre quelle mura, oltre quei limiti, lontano.
Devo oltrepassare i confini della luce e dell'ombra.
Perché non dovrei essere io? Grido. Piango. Desidero.
Soffro, soffro e desidero. Vibro e ronzano le mie fionde.
Il viaggiatore che protrae il suo viaggio senza ritorno.
Il fromboliere che sbriciola la fronte dell'ombra.
I sassi entusiasti che fanno partorire la notte.
La freccia, la scintilla, la lama, la prua.
Grido. Soffro. Desidero. Allora si alza il mio braccio,
verso la notte piena di stelle sconfitte.

Ecco qui la mia voce estinta. Ecco qui la mia anima caduta.
Gli sforzi vani. La sete ferita e rotta.
Ecco qui i miei agili sassi che ritornano e mi feriscono.
Le alte luci bianche che danzano e si estinguono.
Le umide stelle assolute e assorte.
Ecco qui le stesse pietre che levò la mia anima in battaglia.
Ecco qui la stessa notte da cui ritornano.

Sono il più dolente e il più debole. Desidero.
Desidero, soffro, cado. Il vento immenso sferza.
Ah, il mio dolore, amici, già non è più dolore umano!
Ah, il mio dolore, amici, è ormai troppo grande per l'ombra!
Nella notte lei tutta di astri freddi ed erranti,
faccio girare le mie braccia come due aspi folli.

Indice


È come una marea, quando lei inchioda su di me
i suoi occhi luttuosi,
quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile
stirarsi e palpitare accanto al mio,
è come una marea, quando lei è al mio fianco.

Ho visto, disteso davanti ai mari del Sud,
travolgersi le acque e distendersi
incontenibilmente,
fatalmente
nelle mattine e verso sera.
Acqua delle risacche sulle vecchie impronte,
sulle vecchie tracce, sulle cose vecchie,
acqua che continua ad avanzare sulle spiagge come
una mano audace sotto un vestito,
acqua che penetra tra gli scogli,
acqua che si schianta sui promontori,
acqua implacabile come i vendicatori
e come gli assassini silenziosa,
acqua delle notti sinistre
sotto i mobili come una vena aperta,
come il cuore del mare
in una irradiazione tremante e mostruosa.

È qualcosa che mi rapisce da dentro e mi cresce
immensamente vicino, quando lei è al mio fianco,
è come una marea che s'infrange nei suoi occhi
e bacia la sua bocca, i suoi seni e le sue mani.

Tenerezza di dolore, e dolore d'impossibile,
ala dei desideri terribili,
che si agita nella notte della mia carne e della sua
con una forza acuta di frecce nel cielo.

Una sorta di fuga immensa,
che non passa, che graffia dentro,
qualcosa che contro tutto cozza, contro tutto,
come i prigionieri contro le pareti della cella!

Lei, scolpita nel cuore della notte
dall'inquietudine dei miei occhi allucinati:
lei, intagliata nei tronchi degli alberi del bosco
dai coltelli delle mie mani,
lei, il suo piacere insieme al mio,
lei, i suoi occhi luttuosi,
lei, il suo cuore, farfalla insanguinata
che con le due antenne dell'istinto mi ha toccato!

Non le può bastare questo stretto altipiano della mia vita!
È come un vento scatenato!
Se le mie parole inchiodano appena come aghi
dovrebbero squarciare come spade o aratri!

È come una marea che mi travolge e mi piega,
è come una marea, quando lei è al mio fianco!

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Sei tutta di spume sottili e leggere
e t'incrociano i baci e t'irrigano i giorni.
Il mio sembiante, la mia ansietà pendono dal tuo sguardo.
Vaso di risonanze e di stelle prigioniere.
Sono stanco: tutte le foglie cadono, muoiono.
Cadono, muoiono gli uccelli. Cadono, muoiono le vite.
Stanco , sono stanco. Vieni , anelami, virami.
Oh, mia povera illusione, mia ghirlanda accesa!
L'ansia cade, muore. Cade, muore il desiderio.
Cadono, muoiono le fiamme nella notte infinita.

Vampata di luci, colomba di crete bionde,
liberami da questa notte che incalza e annichilisce.

Sommergimi nel tuo nido di vertigine e carezza.
Anelami, trattienimi.
L'ebbrezza all'ombra fiorita dei tuoi occhi,
le cadute, i successi, gli sbalzi della febbre.
Amami, amami, amami.
In piedi ti grido! Amami.
Mi squarcio la gola gridandoti e faccio orari di fuoco
nella notte gravida di stelle e levrieri.
Mi squarcio la voce e grido. Donna, amami, anelami.
La mia voce arde nei venti, la mia voce che cade e muore.

Stanco. Sono stanco. Fuggi. Allontanati. Estinguiti.
Non imprigionare la mia sterile testa tra le tue mani.
Che mi incrocino la fronte le sferzate del gelo.
Che la mia inquietudine si flagelli con i venti atlantici.
Fuggi. Allontanati. Estinguiti. La mia anima deve stare sola.
Deve crocefiggersi, scheggiarsi, girare,
versarsi, corrompersi da sola,
aperta alla marea dei pianti,
bruciando nel ciclone delle furie,
eretta tra i monti e gli uccelli,
annichilirsi, sterminarsi sola,
abbandonata e unica come un faro di spavento.

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Sento la tua tenerezza accostarsi alla mia terra,
spiare lo sguardo dei miei occhi, fuggire,
la vedo bloccarsi, per seguirmi fino all'ora
del mio silenzio assorto e della mia ansia di te.
Eccola qui la tua tenerezza di occhi dolci che attendono.
Eccola qui, la tua bocca, parola mai detta.
Sento che mi si avvinghiano i muschi della tua pena
e mi crescono a tentoni nell'anima infinita.

Era questo l'abbandono, e lo sapevi,
era la guerra oscura del cuore e di tutti,
era il lamento rotto di angosce e commosse,
e l'ebbrezza, e il desiderio, e il lasciarsi andare,
e questo era la mia vita,
era questo che l'acuq dei tuoi occhi portava,
era questo che stava nel cavo delle tue mani.

Ah, farfalla mia e tubare di colomba,
ah bicchiere, ah ruscello, ah compagna mia!
Ti è giunto il mio reclamo, dimmelo, ti giungeva,
nelle notti aperte di stelle fredde
ora, nell'autunno, nella danza gialla
dei venti affamati e delle foglie cadute!

Dimmelo, ti giungeva,
ululando o come, o singhiozzando,
nell'ora del sangue fermentato
quando la terra cresce e si curva pulsando
sotto il sole che la irraggia con le sue code d'ambra?

Dimmelo, mi sentisti
arrampicarmi verso la tua forma attraverso tutti i silenzi,
e tutte le parole?
Io mi sentii crescere. Non seppi in quale direzione.
È oltre te. Lo capisci, sorella?
È che si allontana il frutto quando arrivano le mie mani
e girano le stelle davanti al mio sguardo.

Sento che sono la punta di un'infinita freccia,
e si conficcherà lontano, non si conficcherà mai,
treno di dolori umidi in fuga verso l'eterno,
gocciolando in ogni terra singhiozzi  e domande.

Ma eccola qui, la tua forma familiare, quel che è mio,
il tuo, quel che è mio, quel che è tuo e mi inonda,
eccola qui, che mi riempie le membra di abbandono,
eccola qui, la tua tenerezza,
che si ormeggia alle stesse radici,
matura nella stessa carovana di frutti,
ed esce dalla tua stessa anima rotta sotto le mie dita
come il succo del vino dal centro dell'uva.

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Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mia dita corrano
per i sentieri del tuo corpo.
La passione - sangue, fuoco, baci -
mi incendia a vampate tremule.
Ahi, tu non sai che cosa significa!

È la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l'incendio!
E sei qui, donna, come un tronco intatto
adesso che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!

Lasciami  libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che si consuma e si estingue,
è precipitazione di furie,
avvicinamento dell'impossibile,
ma tu ci sei,
ci sei per darmi tutto,
e per darmi ciò che hai sei venuta al mondo -
come io per contenerti,
e desiderarti,
e accoglierti!

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Amica, non morire.
Ascolta queste parole che mi escono brucianti,
e che nessuno direbbe se non lo facessi io.

Amica, non morire.

Io sono colui che ti aspetta nella notte stellata.
Colui che sotto il sole insanguinato del tramonto ti aspetta.

Guardo cadere i frutti sulla terra ombrosa.
Guardo ballare le gocce di rugiada sull'erba.

Nella notte al denso delle rose,
quando danza il girotondo delle ombre immense.

Sotto il cielo del Sud, colui che ti aspetta quando
L'aria della sera bacia una bocca.

Amica, non morire.

Io sono colui che tagliò le ghirlande ribelli
per il letto selvatico fragrante di sole e di bosco.
Colui che portò tra le braccia giacinti gialli.
E rose strappate. E papaveri insanguinati.

Colui che ha incrociato le braccia per aspettarti, adesso.
Colui che ha spezzato i suoi archi. Colui che ha ripiegato le sue frecce.

Io sono colui che conserva sulle labbra il sapore degli acini.
Grappoli ammaccati. Morsi vermigli.

Colui che ti chiama dalle pianure germinate.
Sono colui che nell'ora dell'amore ti desidera.

L'aria della sera curva i rami alti.
Ebbro, il mio cuore, sotto Dio, barcolla.
Il fiume straripato rompe in lacrime e a volte
si assottiglia la sua voce e si fa pura e tramante.

Rimbomba, tramontato, il lamento azzurro dell'acqua.
Amica, non morire!

Io sono colui che ti aspetta nella notte stellata,
sulle spiagge auree, sulle bionde biade.

Colui che tagliò giacinti per il tuo letto, e rose.
Disteso sull'erba io sono colui che ti aspetta!

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Anima mia! Anima mia! Radice della mia sete errante,
goccia di luce che scaccia gli assalti del mondo.
Fiore mio. Fiore della mia anima. Terreno dei miei baci.
Scampanata di lacrime. Mulinello di turbamenti.
Acqua viva che gocciola il suo lamento tra le mie dita.
Azzurra e alata come gli uccelli e il fumo.
Ti generò la mia nostalgia, la mia sete, la mia ansia, il mio spavento.
Ed esplodesti tra le mie braccia come nel fiore il frutto.

Striscia d'ombra, linea sottile e pensierosa.
Rampicante crocifissa a un muro.
Canzone, sogno, destino. Fiore mio, fiore della mia anima.
Battito d'ala del sogno, farfalla, crepuscolo.

Nella notte fonda la mia anima si torce e si strugge.
La puniscono le fruste del sogno e la scavano.
Per questa immensità ormai non c'è più nulla sulla terra.
Ormai non c'è più nulla.
Si rigirano le ombre e tutto frana.
Cadono sulle mie rovine le travi della mia anima.

Non splendono gli astri metallici e bianchi.
Tutto s'infrange e cade. Tutto si cancella e passa.
È il dolore che ulula come un passo in un bosco.
Solitudine della notte. Solitudine della mia anima.
Il grido, l'urlo. Ormai non c'è più nulla sulla terra!
La furia che intimorisce i canti e le lacrime.
Solo l'ombra sterile aperta dalle mie urla.
E la parete del cielo tesa contro la mia anima!

Sei. Allora sei e ti cercavo allora.
Sei labbra di bacio, frutta di sogno, tutto.
Ci sei, esisti e ti amo! Ti chiamo e mi rispondi!
Luminaria di luna sui campi deserti.
Fiore mio, fiore della mia anima, che altro mai per questa vita!
La tua voce, il tuo viso pallido, la tua tenerezza, i tuoi occhi.
La sottile carezza che ti fa bruciare tutta.
Le due braccia che emergono come giunchi di stupore.
Tutto il tuo corpo acceso di biancore nel ventre.
Le gambe pigre. Le ginocchia. Le spalle.
La chioma di ali nere che volano attorno.
I ragni scuri del pube in riposo.

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Riempiti di me.
Desiderami, prosciugami, versami, immolami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio essere di qualcuno, voglio essere tuo, è la tua ora.
Sono colui che è passato con un salto sulle cose,
il fuggitivo, il sofferente.

Ma sento che è la tua ora,
l'ora che la mia vita cada a gocce sulla tua anima,
l'ora delle tenerezze che non ho mai dispensato,
l'ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì di angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi passò solitaria.

Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono questo essere che geme, che brucia, che soffre.
Io sono questo essere che attacca, che urla, che canta.
No, non voglio essere così.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta dissotterra queste ancore.
Così una sera crocifissero il mio dolore.

Voglio non aver limiti e levarmi verso quell'astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di quello che tocca,
deve essere di metalli, di radici, di ali.
Non posso essere la pietra che si alza e che non torna,
non posso essere l'ombra che si disfa e passa.

No, non può essere, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi voleva rompere questa vibrazione delle mie ali?
Chi mi voleva sterminare? Che disegno, che parola?
Non può essere, non può essere.
Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima.

Perché tu sei la mia rotta. Ti forgiai nella lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, nascesti.
Da me hai preso questo marchio di avidità non saziata.
Da quando li guardo i tuoi occhi sono più tristi.
Andiamocene insieme. Apriamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
Desiderami, prosciugami, versami, immolami.
Fa' vacillare gli assedi dei miei ultimi limiti.

E che io possa, al fine, correre in folle fuga,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
distruggendo,
bruciando,
abbattendo
come una lava folle quello che esiste,
correre fuori di me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
andarmene.

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Canzone del maschio e della femmina!
la frutta dei secoli
che spreme il suo succo
nelle nostre vene.

La mia anima che si riversa nella tua carne distesa
per uscire da te più buona,
il cuore che si spande,
si stira come una pantera,
e la mia vita, ridotta a schegge, che si annoda
a te come alla luce delle stelle!

Mi ricevi
come la vela riceve il vento.

Ti ricevo
come il solco la semina.

Dormi sui miei dolori
se i miei dolori non ti bruciano,
legati alle mie ali,
che forse le mie ali ti porteranno,
raddrizza i miei desideri,
che forse compiangi la loro lotta.

Tu sei l'unica cosa che ho
da quando ho perso la mia tristezza!
Squarciami come una spada
o ricevimi come un'antenna!

Baciami,
mordimi,
incendiami,
che io vengo sulla terra
solo per il naufragio dei miei occhi di maschio
nell'acqua infinita dei tuoi occhi di femmina!

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Schiava mia, temimi. Amami. Schiava mia!
Con te sono il tramonto più vasto del mio cielo,
e in esso spunta la mia anima come una stella fredda.
Quando da te si allontanano tornano a me i miei passi.
La mia stessa sferzata ricade sulla mia vita.
Sei quello cheè dentro di me ed è lontano.
Fuggendo come un coro di nebbie perseguitate.
Accanto a me, ma dove? Lontano, quello che è lontano.
E quello ceh essendo lontano cammina sotto i miei piedi.
L'eco della voce oltre il silenzio.
E quello che cresce nella mia anima come il muschio sulle rovine.

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Sete di te che mi incalza nelle notti affamate.
Tremante mano rossa che si alza fino alla sua vita.
Ebbra di sete, folle sete,, sete di selva in siccità.
Sete di metallo infuocato, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, aspettandoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi diede al mondo pieno di domande acute.
Tu rispondi a tutte. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cade sul mare che incrociamo.
Solco per il torbido seme dal mio nome.

Che ci sia una terra mia che non copra la tua impronta.
Senza i tuoi occhi pellegrini, nella notte, verso dove.
Per quello sei la sete e ciò che deve placarla.
Come posso non amarti se devo amarti per quello.
Se quella è la gomena, come posso tagliarla, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te che nella notte mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, per questo ci sono i tuoi occhi.

La bocca ha sete, per questo ci sono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braci che ti amano.
Il corpo incendio vivo che deve bruciare il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
In essa si annienta come l'acqua nel fuoco.

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È vero, amata mia, sorella mia, è vero!
Come le bestie grigie che nei recinti pascolano,
e nei recinti si amano, come bestie grigie!

Come le stirpi ebbre che popolarono la terra
uccidendosi e amandosi, come le stirpi ebbre!

Come il palpito delle corolle aperte
dividendo la gioia futura della semina,
come il palpito delle corolle aperte!

Spinto dai disegni della terra
come un'onda nel mare verso di te viene il mio corpo.
E tu, nella tua carne, racchiudi
le pupille assetate con cui guarderò quando
questi occhi che ho mi si riempiranno di terra.


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