
LA VISPA TERESA
(originariamente «La farfalletta »)
La
vispa Teresa
avea tra l’erbetta
a volo sorpresa
gentil farfalletta
e tutta giuliva,
stringendola viva,
gridava a distesa:
« L’ho presa!
l’ho presa! »
A
lei supplicando,
l’afflitta gridò:
« Vivendo, volando,
che male ti fo?
Tu, sì, mi fai male
stringendomi l’ale!
Deh! lasciami; anch’io
son figlia di Dio!»
Confusa,
pentita,
Teresa arrossì,
dischiuse le dita
e quella fuggì.
LUIGI SAILER
Se
questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno,
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand’era ventenne.
Un
giorno di festa
la vispa
Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze chiffonne,
chè a tutte le donne
fa molto piacere.
Armando,
il pittore,
vedendola bella,
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì,
ma disse di sì.
« Verrete? » « Verrò:
ma badi, però... »
« Parola d’onore! »
rispose il pittore.
Il
giorno seguente,
Armando l’artista,
stringendo furente
la nuova conquista,
gridava a distesa:
« T’ho presa! t’ho presa! »
A
lui supplicando,
Teresa gridò:
«Sù sù, mi fa male
la spina dorsale:
mi lasci, chè anch’io
son figlia di Dio...
Se
ha qualche programma
ne parli alla mamma... »
A tale minaccia
Armando tremò,
dischiuse le braccia...
ma quella restò.
Perduto
l’onore,
sfumata la stima,
la vispa Teresa,
più vispa di prima,
per niente pentita,
per niente confusa,
capì che l’amore
non è che una scusa.
Per
circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi,
fra oscuri ed illustri,
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta
e giuliva
s’offriva e soffriva.
(La donna che s’offre,
se apostrofa l’esse,
ha tutto interesse
di dire che soffre).
Ma,
giunta ai cinquanta
con l’anima affranta,
col viso un po’ tinto,
col resto un po’ finto,
per torsi d’impaccio
dai prossimi acciacchi,
apriva uno spaccio
di sali e tabacchi.
Un
giorno, un cliente,
chiedendo un toscano,
le porse la mano
cosi... casualmente:
Teresa la prese,
la strinse e gli chiese:
« Mi vuole sposare?
Farebbe un affare! »
Ma
lui di rimando
rispose: « No, no!...
Vivendo e fumando,
che male ti fo? »
Confusa e pentita
Teresa arrossi,
dischiuse le dita
e quello fuggì.
Ed
ora Teresa,
pentita davvero,
non ha che un
pensiero:
d’andarsene in chiesa.
Con
l’anima stracca
si siede e stabacca,
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Ma,
spesso, fissando
con l’occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito,
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.
Così,
come allora,
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
« Deh!
lasciami; anch’io
son figlia di Dio!»
«Fu
proprio un bel caso! »
sospira Teresa,
fiutando la presa
che sale nel naso.
«Se qui non son lesta
mi scappa anche questa!»
E
fiuta e rìfiuta,
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l’eco
si butti allo spreco...
Tra
un fiotto e un rimpianto,
tra un soffio e un eccì,
la vispa Teresa .
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lasciamola lì.
TRILUSSA