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CONFCOMMERCIO: QUASI 270 MILA IMPRESE RISCHIANO DI SPARIRE DAL MERCATO

DI VIRGINIA MURRU

 

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli è impietoso sul drammatico impatto che l’emergenza  Covid-19 ha avuto sulle imprese del commercio e dei servizi. Secondo l’Ufficio Studi (di Confcommercio) tra i settori che rischiano di più ci sono i negozi di abbigliamento, ambulanti, ristorazione e alberghi, attività d’intrattenimento.

E sarebbero quasi 270 mila le imprese che rischiano di scomparire dal mercato, un’autentica catastrofe per il settore, anche perché non si tratta di sola crisi, ma anche dei danni fortissimi causati dal lockdown di due mesi di seguito. Le conseguenze sono molto pesanti, tali da portare alla chiusura definitiva se non saranno create le condizioni per una riapertura immediata degli esercizi commerciali, ma occorre anche un forte sostegno economico da parte dello Stato per venire incontro alle imprese più severamente danneggiate.

270 mila imprese a rischio chiusura, secondo Confcommercio, sarebbe una stima prudenziale, dato il risultato potrebbe anche andare oltre queste previsioni. Non c’è infatti solo la sospensione dell’attività che crea una base di forte rischio per le imprese, ma anche l’incidenza dei costi fissi che comporta la gestione e l’azzeramento dei ricavi, che per molte arriva a sfiorare il 54%. Rischiano tuttavia anche le imprese la cui attività faceva parte di quelle considerate essenziali, l’isolamento delle famiglie ha fortemente intaccato i consumi, per ovvie ragioni, e ad essere state danneggiate sono almeno il 70% delle imprese, in particolare quelle del terziario di mercato.

Nella nota dell’Ufficio Studi si sottolinea che su un totale di circa 2,7 milioni di imprese facenti parte del commercio al dettaglio non alimentare, ingrosso e servizi, quasi il 10% è a rischio chiusura definitiva. Le perdite più rilevanti tuttavia si registrano tra le professioni, con -49% di attività, e la ristorazione, che potrebbe arrivare a -45 mila imprese. Le micro imprese sarebbero inoltre il segmento più bersagliato da questa crisi senza precedenti, si tratta di esercizi con un solo addetto, e senza dipendenti, per questa categoria basta una riduzione del 10% dei ricavi per trovarsi nella condizione di cessare l’attività, senza scampo.

Lo studio ha tenuto conto di un rischio chiusura superiore a quello normale, poiché ha considerato la congiuntura economica in cui si opera, i riflessi causati dalla sospensione dell’attività, il crollo dei consumi delle famiglie.

Un quadro allarmante che rende urgenti le contromisure del Governo, ma che richiede soprattutto, per ridurre le dimensioni del rischio, la riapertura immediata delle attività, altrimenti la ricaduta sull’intera economia sarà anche più devastante.

Secondo il Presidente Carlo Sangalli, occorre “un’azione più incisiva e strategica per un vero rilancio del Paese, e liquidità immediata per portare ossigeno alle imprese, che al momento manca.”

Sangalli approva l’operato del Governo, soprattutto in merito all’ultimo decreto Rilancio, ma chiede di più, e al riguardo afferma:

“Bene aver evitato l’aumento automatico  dell’Iva così come l’Irap di giugno. Bene come abbiamo chiesto  i primi indennizzi a fondo perduto. Ma serve subito più  liquidità vera per le imprese che ancora non c’è. Servono più risorse a fondo perduto. Più contributi per la filiera del turismo, della ristorazione e per  i negozi che devono riaprire. Più tempo per pagare le scadenze  fiscali. La crisi è di proporzioni mai viste, occorre un’azione  più forte e strategica per un vero rilancio del Paese”.