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IL GENIO, CHI E’? E’ UNO CHE HA UN TURBO NEL CERVELLO

DI VIRGINIA MURRU

 

Sorvoliamo in primis sul fatto che il sostantivo ‘genio’ è solo di genere maschile.

 A tanti sarà capitato di chiedersi chi sia il genio, e che cosa abbia di diverso dagli altri, beh è una partita persa arrivare ad una conclusione, definirlo non è semplice. E’ un fenomeno, ma

non ha tre braccia, e mi risulta che il cervello non sia doppio, o al quadrato, insomma ha una testa normale anche lui. In apparenza. Perché poi le differenze ci sono eccome nel suo cervello, al posto del normale metabolismo cellulare, deve avere un turbo in quel motore.

 Il genio è uno che ha sviluppato anticorpi verso la mediocrità, questo è certo, nella sua testa ci sono continue tempeste di neuroni, il suo non deve essere un pensiero normale, visto che corre alla velocità della luce. Chi è allora il genio del terzo millennio? Un mostro di scienza e sapienza che fa finta di essere un normale essere umano? Dipende dall’osservatorio, verso di lui c’è deferenza e smania di esorcizzare il mito. Solitamente nel suo albero genealogico ci sono persone cosiddette ‘normali’, e allora lui deve essere venuto al mondo con tutta quel patrimonio mentale per un banale incidente tra i geni, amava già il caos fin da allora.

 E’ un provocatore, un sobillatore del mistero, sa istigare la verità più intima e ultima delle cose, perché in definitiva ama le controriforme del sapere,  della scienza, per temperamento è un rivoluzionario, uno che gli viene l’orticaria se gli dici che non c’è più nulla da indagare nel cosmo. Respinge l’ortodossia e non ha valori fissi di spazio/tempo.

 E’ una maiuscola dell’Universo, in perenne concorrenza con l’Eccellenza che lo ha creato, ha un soffio d’infinito dentro, alito divino nelle circonvoluzioni cerebrali, perché figlio naturale delle stelle. Forse, con lui si può solo giocare d’azzardo.

Non è un fondamentalista della scienza, non ammette dogmi, dato che la conoscenza è un pianeta che ruota prima intorno al proprio asse e poi in un’ellisse di verità dove non c’è spazio per che esplode di sapere. Per questo se ne va in giro nelle strade buie dell’Universo con una torcia a mille volt sempre accesa.

Non so come mai, ma il genio mi ha sempre affascinata, credo sia per tutti il paradigma di una verità che trascende, un oltre, forse una stilla di miele che Dio ogni tanto, distratto qual è, lascia cadere da qualche via misteriosa del Cosmo. Questo signore della conoscenza è un pò come la formula della relatività, con le sue leggi fisiche comprensibili solo a quelli come lui.

 Se ne incontrassi uno, userei uno scandaglio sopraffino per fargli confessare, suo malgrado, i misteri riposti nei suoi circuiti cerebrali, inevitabilmente sognerei di  prenderegli le ‘impronte’ dei neuroni, che poi sono mani che allungano distanze in spazi ignoti.

 Un genio ha la sesta – intendo marce – e quando tutti i congegni dei suoi motori mentali sono accesi al massimo, allora produce sostanza cerebrale che non è materia alla stregua d’ogni mortale, ma qualcosa di più nobile. I Geni sono comunque le vitamine dell’Universo, lo fanno crescere a dismisura, lo dilatano fino a scoppiare, perché in realtà loro sanno come fare, e mica sono normali alchimisti. Sono prima di tutto assatanati di sapere, inghiottono interi reparti di biblioteche, e hanno un metabolismo così accelerato da rischiare congestioni di conoscenza. 

 Il genio sa d’esserlo e se la tira, ma ha il terrore di specchiarsi in quel lago di autocompiacimenti  e di trovarsi troppo attraente. Così, per sopravvivere, è costretto all’omologazione, a confondersi col volgo dell’intelligenza comune, e per lui non deve essere sempre facile.  

Ma credo ci siano dei momenti in cui rimpiange di non essere nato con tre marce, massimo quattro,  una mente decorosa come un’utilitaria, e non una fuori serie con l’ansia della prestazione. Essere un genio in qualche modo poi comporta rischi. E per associazione si torna ad Einstein, che non era un genio molto tranquillo, visto che i suoi sogni si popolavano di incubi. Se poi, sempre in tema di geni, il pensiero urta su Molotov.. addio.

 Se Einstein aveva sulla testa un reattore nucleare, Molotov aveva un vulcano sotterraneo alto quanto l’Everest, e la sua  ideazione esplosiva rischiava di spedire  la terra in qualche buco nero dell’Universo. Quei due messi insieme avevano in testa solo ordigni micidiali, con loro Madre Terra non sarà mai al sicuro.

Da venirne fuori pazzi con certi geni. 

Essere cavalli di razza non deve essere in ogni caso uno scherzo, credo sia necessario avere una vita su misura, qualche sarto te la deve cucire addosso ogni giorno, con perizia e tecnica, perché a un genio non è concesso perdersi in superficie, o almanaccare tra pressappochismi, insomma dire fesserie.

 Figuriamoci commettere errori, sarebbe blasfemo. In poche parole, il Genio è colui che veste la mente con abiti griffati, di lusso, e non può assolutamente concedersi una capatina al mercato, giusto così, per trasgressione o risparmio, lui è nato con la strade larghe  sotto i  piedi, e lì deve marciare, non ha scampo. Deve riflettere con prove certe il privilegio, consegnare al mondo ciò che a sua volta ha ricevuto dalla mano nascosta di Dio.