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ALTA TENSIONE TRA ATLANTIA E GOVERNO

DI VIRGINIA MURRU

 

E’ una lunga prova di forza quella che emerge dai rapporti intercorsi negli ultimi anni tra l’esecutivo e Atlantia, nelle cui acque agitate è finita lo scorso anno anche Alitalia. Per difendere la sua controllata, ossia Autostrade per l’Italia (Aspi), il gruppo dei fratelli Benetton arriva quasi al punto di ‘mettere al muro’ il Governo, per assicurarsi le garanzie statali,  accesso al quale ritiene di avere pieno diritto.

Se Aspi non sarà ammessa alla linea di credito, Atlantia è disposta a bloccare i 14,5 miliardi di euro in investimenti, ma è anche pronta un’azione di difesa di carattere legale, per tutelare la società del Gruppo.

Dopo la riunione del CdA, avvenuta ieri, è stato diramato un comunicato stampa, dal quale emerge la ferma intenzione della holding ad utilizzare tutti gli strumenti di difesa utili a tutelarsi facendo causa allo Stato.

A grandi linee, il comunicato esprime sdegno nei confronti dell’esecutivo e l’intento di fare ricorso anche a strumenti durissimi pur di spuntarla con le misure considerate quasi di ‘ritorsione’ dell’esecutivo. Qui di seguito un briefing del comunicato stampa.

Ieri si è riunito il CdA del gruppo Atlantia in seduta straordinaria, nel corso della riunione è stata analizzata la situazione ‘complessiva’ della controllata ASPI (Autostrade per l’Italia), e si preso atto che ancora non sono pervenute risposte alla proposta formale trasmessa da Aspi al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti più di due mesi fa, nel tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa in relazione al procedimento di contestazione che è fermo da circa due anni.

La controllata Aspi (secondo il CdA) sostiene tuttora tutti gli oneri per la realizzazione del nuovo ponte di Genova, il quale, com’è noto, è stato completato, e intanto sono stati attivati i risarcimenti a persone e imprese. In questo contesto, mette in rilievo la società dei Benetton, la situazione di stallo e incertezza continua a oltranza, nonostante alcuni esponenti del Governo lo scorso febbraio abbiano espresso la disponibilità a prendere in considerazione le proposte di Aspi. Non solo. E’ stato anche dichiarato alla fine del mese scorso, che si è proceduto all’analisi del dossier.

Nonostante questo il senso d’incertezza che si avverte non può più essere tollerato, poiché avrebbe causato gravi danni al Gruppo, e non lascia indifferenti i mercati e gli stakeholder, non solo in Italia, visto che opera in 23 Paesi.

Il CdA ieri nel corso della seduta straordinaria ha espresso il suo sdegno poiché le modifiche normative che sono state introdotte in modo ‘unilaterale e retroattivo con l’art. 35 del DL Milleproroghe’, stravolgerebbero i requisiti di riferimento previsti dalla Convenzione Unica. Tale Convenzione  è un orientamento di riferimento per gli investitori e i finanziatori, ma il quadro d’incertezze riconducibile a questo operato ha determinato il downgrade del rating, portandolo a livello ‘sub investment grade’ di Atlantia e Aspi, il che significa essere poco credibili per i mercati finanziari.

Tutto questo ha causato pesanti conseguenze proprio di carattere finanziario per Aspi, con implicazioni anche peggiori dovute all’emergenza sanitaria. Per arginare i danni Atlantia ha messo a disposizione una linea di credito di 900 milioni a favore della società e destinati alla sicurezza.

In questo contesto già di per sé difficile, secondo Atlantia, c’è poi il ruolo svolto da Cassa Depositi e Prestiti, assolutamente non conforme agli accordi. Nel 2017 infatti era stata definita una linea di finanziamento, le cui risorse risultano in parte inutilizzate, si tratta di 1,3 miliardi di euro. Aspi ad aprile ha chiesto un importo di 200 mln di euro, ma l’erogazione in effetti non c’è stata, “anche in ragione delle disposizioni introdotte dall’art. 35 del DL Milleproroghe.

Aspi ha così avviato un’istruttoria con alcune banche per l’accesso ad un prestito garantito, secondo le disposizioni del Dl Liquidità, per supportare le imprese in difficoltà finanziaria a causa dell’emergenza sanitaria. E’ semplice dedurre che nei mesi di chiusura imposti dal Governo, il traffico sulle reti gestite da Aspi abbiano subito un autentico crollo, con un impatto sui ricavi, stimata in termini di numeri, per oltre 1 miliardo di euro nell’anno in corso.

Il CdA esprime grande preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate da un esponente del Governo, il quale ha sostenuto (in data 20 maggio), che dovrebbe essere precluso ad Aspi l’accesso alla garanzia pubblica, riguardo al sostegno finanziario.

Questo clima di ostilità, secondo il comunicato del CdA, ha creato rigetto poiché  si annullano i presupposti per una reciproca collaborazione, tra la holding e l’esecutivo, considerando in primis che proprio il gruppo sta mettendo sul campo, in un momento difficile, investimenti destinati allo sviluppo infrastrutturale per un valore di 14 miliardi e mezzo di euro, con un positivo impatto sull’occupazione, diretta e indiretta.

L’operato dell’esecutivo, fa sapere Atlantia, causa danni anche alle controllate, e rende difficile operare con serenità, visto che ci sono 31 mila dipendenti da tutelare, dei quali oltre 13 mila solo in Italia, nonché l’indotto, non trascurabile. Ma la società deve tenere presente anche i propri creditori e le controparti commerciali, oltre che rispondere responsabilmente ad oltre 40 mila azionisti nazionali ed esteri.

Per tutte queste ragioni, Atlantia deve fare ricorso ad azioni di tutela dei propri interessi, anche se per ovvie ragioni si preferirebbe privilegiare una soluzione rapida e positiva sulle questioni in cui è coinvolta Aspi.

Nonostante si confidi ancora in un accordo che porti distensione con l’esecutivo, il CdA ha deliberato di affidare alla controllata Aspi le azioni di tutela tramite gli strumenti di difesa convenzionali, e utilizzare nel contempo il finanziamento di Atlantia di 900 milioni di euro, al fine di garantire le manutenzioni e gli investimenti destinati alla sicurezza della rete, assolvendo al riguardo gli obblighi normativi.

Atlantia ha deciso inoltre di dare mandato ai propri legali affinché si valutino tutte le vie possibili per la tutela della Società del Gruppo, considerati i danni che finora sono stati generati dalle situazioni esposte.