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“GRAZIA DELEDDA, CORRISPONDENZE GIOVANILI” – OPERA DELLA SAGGISTA NERIA DE GIOVANNI

DI VIRGINIA MURRU

 

Si pensa di conoscere tutto su Grazia Deledda, nell’errata convinzione che non solo la sua opera sia stata scandagliata in lungo e in largo, ma anche la sua straordinaria esistenza. A quasi un secolo dalla scomparsa si crede che la sua vita sia stata messa al vaglio portando in superficie anche il più profondo sommerso di quel vissuto, e invece emerge sempre qualcosa d’inedito che era stato ignorato, o magari sottovalutato.

Questa scrittrice del resto, sia quando era in vita che dopo la scomparsa, è riuscita a creare intorno a sé un’aura speciale di luce che attrae, non di rado stupisce, per forza d’animo e prerogative psicologiche eccezionali, soprattutto se si considerano i suoi giovani anni e l’ambiente fortemente chiuso in cui era nata.

A tenere viva l’attenzione sulla grande scrittrice sarda – Premio Nobel 1926 – ci pensa Neria De Giovanni, una delle più insigni studiose di Grazia Deledda, che ha all’attivo ormai una quindicina di pubblicazioni sulla romanziera nuorese. L’opera alla quale si fa riferimento – “Grazia Deledda, corrispondenze giovanili” – è l’ultima in ordine cronologico, edita dalla Nemapress, Casa Editrice nella quale la De Giovanni svolge il ruolo di ‘direttora’ editoriale direttore periodico “Salpare”, con sede a Roma.

L’autrice, quale profonda conoscitrice e studiosa dell’opera deleddiana, riporta nel volume la copia anastatica di un prezioso scritto originale, riguardante la recensione di un romanzo pubblicato nel 1892 da un giovane triestino, Giulio Cesari, intitolato ‘Vigliaccherie femminili’. A Neria De Giovanni il prezioso originale fu donato dall’avv. Pasquale Giordano, e questo spunto è la base di partenza per l’analisi dell’attività  letteraria della Deledda nel suo ruolo di critica. E’ noto che fin da giovanissima  mise infatti alla prova in ogni ambito il suo talento e le capacità espressive nell’arte della scrittura.

L’intraprendenza alla giovane Deledda non mancava di certo, e addentrarsi in ‘territori inesplorati’ dell’arte per la quale nutriva una passione pressoché travolgente, la stimolava, misurarsi con i suoi limiti, considerata l’età, non era un deterrente, ma una sfida a scavalcare il muro dell’esperienza.

La recensione al romanzo ‘Vigliaccherie femminili’ è stata la prima che scrisse, apparsa poi nel quindicinale ‘La vita sarda’ (in seguito riportata ne ‘La vita letteraria’ di Napoli). Questo esordio della giovane Deledda in qualità di critica è in certo qual modo il ‘là’ dell’opera ‘Corrispondenze giovanili’ pubblicata da Neria De Giovanni, la quale ha analizzato un aspetto inedito del Premio Nobel, certo poco conosciuto, che nel lontano 1892 s’improvvisa ‘recensora’, e da allora sarà praticamente sommersa di richieste, alle quali lei non saprà mai dire di no.

Neria De Giovanni analizza però anche il contesto strettamente legato a doppio filo a questa prima recensione, uno scritto che rivela la capacità della Deledda di superare gli steccati dell’inesperienza con una buona dose di azzardo, supportato tuttavia da una congerie di letture e un discreto substrato culturale. Esprime un parere personale sul romanzo e procede nell’analisi con il piglio sicuro del consumato recensore, quasi non avesse fatto altro nella sua breve carriera di scrittrice (aveva allora 21 anni). Quando vi faceva riferimento tuttavia riconosceva che si trattava del ‘suo primo saggio critico’.

Nel nutrito e vasto epistolario, la Deledda confesserà comunque che la critica ‘non è il suo forte’, dato che – spiega in una lettera della quale la De Giovanni riporta un breve estratto – “non bisognerebbe lodar solo, ma fare vera critica”. Precisando dunque che nel recensire uno scritto è giusto anche esprimere giudizi obiettivi, non voli pindarici o compiacimenti fini a se stessi. Le parole della Deledda sono state estrapolate dalla corrispondenza con Antonio Scano, direttore de ‘La vita sarda’, letterato del tempo, parlamentare e avvocato, secondo le ricerche dell’autrice Di Giovanni.

Nella sua pubblicazione riporta anche uno stralcio della recensione scritta nell’ottobre 1892, Grazia, com’è stato osservato, era giovanissima:
“Da molto io non leggevo un romanzo che, come questo, mi lasciasse tanto triste per la storia narrata, e tanto soddisfatta per l’opera d’arte. E qui di seguito il riferimento ‘alla scuola psicologica del Borget, ma v’è pure il soffio spirituale del Fogazzaro.’

L’intenso carteggio della Deledda, fin dall’esordio nella letteratura, è strettamente connesso alla sua vita privata. Nonostante nel tempo qualcosa sia andato perduto, gli originali delle lettere  destinate a tanti personaggi della cultura del suo tempo, sono giunte fino a noi, e hanno permesso agli studiosi dell’opera deleddiana – in primis Neria De Giovanni, tra le massimi esperte – di tracciare un profilo sempre più intimo anche nel versante umano e personale della scrittrice sarda.

Gli amori vissuti in quel periodo rivelano che aveva un animo ancora acerbo e poca esperienza del mondo, il cuore non era una roccaforte a prova di scasso perché del resto era solo una giovinetta.  Tuttavia è evidente il costante vigilare  su se stessa, e non può essere definita propriamente ingenua, è anzi piuttosto accorta nel gestire le sue passioni giovanili.

La recensione oggetto di studio è legata, sotto questo aspetto, alla vita sentimentale della scrittrice: l’autore del romanzo ‘Vigliaccherie femminili’ è stato infatti uno dei suoi  ‘amori lontani’. Era in definitiva un sentimento che transitava nelle vie strette degli scambi epistolari, dato che, tra i due scrittori che si affacciavano con le loro ambizioni nel panorama letterario del tempo, non ci fu mai un incontro concreto.
Un’opera certamente pregevole quest’ultima pubblicata da Neria De Giovanni sulla giovane Deledda, che non sconfina mai in retorica, ma attraverso il vivace stile narrativo, accompagna il lettore dietro le quinte della vita privata della scrittrice.

Interessanti i riferimenti riportati sul carteggio intensissimo di quegli anni giovanili: gli slanci, l’audacia che emerge limpida da questi scritti, la capacità di mettersi in relazione e misurarsi anche con importanti esponenti del mondo culturale di allora, senza cedimenti all’insicurezza o ricorsi alle convenzioni.

Il profilo della scrittrice è come un tracciato chiaro fin dagli esordi nella letteratura, la saggista De Giovanni, tramite i suoi studi, ci presenta caratteristiche accattivanti e sotto certi aspetti inedite della Deledda, che attraversò come una meteora l’ultimo decennio dell’Ottocento. Era un destino che  aveva già scelto, come fosse stata una folgorazione, con determinazione e pertinacia, anche quando, agli esordi, si presentava simile ad un percorso accidentato: una strada piena di chiodi.

Gli studi e le pubblicazioni di Neria De Giovanni partono da basi di prestigio e competenza: è Presidente Internazionale dei Critici (AICI)i, Associazione con sede a Parigi, coordinatrice per l’Italia della Rete Europea FAM (Femme Art Mediterranée). Si occupa di saggistica, giornalismo, dirige diversi periodici online, ha un ruolo di premo piano nelle Edizioni Nemapress (con sedi ad Alghero e Roma), ed è autrice di circa quaranta volumi.

Coordina rassegne, organizza Premi ed eventi culturali, ha collaborato con radio e TV sempre nell’orizzonte della Cultura.
L’approccio alla critica è pertanto di eccellenza, e non c’è da stupirsi se ogni pubblicazione ha un vasto seguito di pubblico e lettori, oltre che riscontri importanti negli ambienti letterari, con numerosissimi riconoscimenti.