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IL MISE RIAPRE IL DOSSIER ACCIAIO. TRA IMPEGNI E INCERTEZZE SUL FUTURO DELL’ILVA

DI VIRGINIA MURRU

 

 Si va avanti tra grandi incertezze e prospettive alquanto nebulose per lo stabilimento Ilva di Taranto, cuore produttivo di ArcelorMittal Italia. Difficile arrendersi alla chiusura e allo sbaraglio dei lavoratori che da tempo vanno avanti senza prospettive per il futuro. Sicuramente l’emergenza sanitaria ha inferto un ulteriore colpo ad una realtà già di per sé precaria.

E’ difficile accettare questo gioco alla sopravvivenza, quando si tratta dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, ma anche un polo produttivo di grande importanza per la regione Puglia, soprattutto nel versante occupazionale.

ArcelorMittal del resto è un colosso industriale (leader nel mondo) che non ragiona sulle conseguenze di una scelta drammatica per il territorio, i conti devono tornare, altrimenti gli impegni vengono meno. L’addio di ArcelorMittal sembra ormai scontato, e il futuro dell’Ilva potrebbe di nuovo essere avvolto nella nebbia più fitta.

Ieri, secondo un comunicato di Fim (Federazione Italiana metalmeccanii), sarebbe stato introdotto nel corso della videoconferenza tra Organizzazioni Sindacali, Governo (con i ministri Stefano Patuanelli, Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo), un accordo che sarebbe stato siglato il 4  marzo scorso, mai tuttavia presentato al vaglio dei sindacati.

Nel comunicato Fim fa presente che tutti gli interventi negativi seguiti all’accordo di settembre 2018, hanno determinato e deciso le mobilitazioni, come le 4 ore di sciopero che erano state programmate e si sono svolte ieri 25 maggio.

Si mette in evidenza in particolare l’approccio dell’azienda nei confronti della Cassa Integrazione, più volte richiesta e poi contrastata nel corso dell’emergenza sanitaria. Proprio in relazione alla crisi generata a livello globale dal Covie-19, si sta assistendo ad un preoccupante calo della domanda di acciaio, e tuttavia Fim sostiene con forza che “non si possono concentrare gli sforzi su un piano industriale che, a detta dell’azienda, sarà presentato tra 10 giorni, ma vanno riprese con vigore le opere di ambientalizzazione, messa a norma degli impianti e rilancio dei reparti produttivi. Questo darebbe garanzie ambientali ed occupazionali ai dipendenti diretti, a quelli dell’appalto e a coloro che sono attualmente in Ilva in AS.”

L’incertezza e il senso di disorientamento ha portato a concludere che manchi la vera solidità nel Gruppo, e non ci sia nemmeno l’entusiasmo e la volontà di portare a termine gli impegni intrapresi fino ad ora.

L’abbandono di Management, e tecnici fa presumere che non sia un buon segnale, dato che in questo modo vanno via tutte le risorse di gestione del Gruppo stesso. Fim considera positivo l’inserimento di Golden Power qualora da parte del soggetto privato ci sia la volontà di mantenere gli impegni.

I sindacati si augurano tuttavia che tra una decina di giorni ArcelorMittal presenti un piano. Il ministro del Mef Roberto Gualtieri, come di consueto è positivo sugli sviluppi della vertenza e una soluzione degna di questo nome. Intanto lo Stato, per stessa ammissione del ministro, è pronto a coinvestire tramite interventi diretti affinché l’Ilva torni ad essere forte e competitiva, e sulla base delle rassicurazioni l’azienda  manterrebbe  gli impegni.

Intanto è stato riaperto il dossier, a distanza di qualche mese dagli ultimi accordi, e non potrebbe che essere un buon segno, soprattutto se c’è lo Stato a prendere in mano le redini.

Il ministro ha dichiarato ieri che proprio lo Stato “interviene affinché lo Stabilimento di Taranto rientri in dinamiche di efficienza, producendo il più possibile e tornando ad essere leader mondiale nel mercato, tutto questo tramite investimenti significativi e il supporto dello Stato in modo diretto e indiretto.”

Gualtieri ritiene anche ragionevole la proroga di 10 giorni richiesta dall’Amministratore Delegato, Lucia Morselli, e “che in ogni caso il solo obiettivo dell’esecutivo è quello di un rilancio del polo siderurgico di Taranto.”

Secondo fonti sindacali, l’Ad Morselli avrebbe dichiarato che ArcelorMittal intende onorare gli impegni presi, malgrado le complicazioni causate dall’emergenza Covid-19. Avrebbe affermato anche l’intenzione di mantenere l’integrità degli impianti di Taranto, nonostante i rallentamenti dovuti a due mesi di lockdown  non è così tardi per riprendere la strada dell’accordo di marzo. In questa direzione sarebbe orientata l’azienda.

Proprio quest’ultima, di recente, si è attivata per l’ottenimento di un prestito di 400 mln, garantito dallo Stato, in virtù delle misure di carattere economico e finanziarie adottate dal Governo per sostenere l’economia del Paese.  Non se ne conosce l’esito, in quanto in un primo momento l’esecutivo non intendeva concedere il prestito, anche se, alla luce dei nuovi propositi tutto rientrerebbe nella logica degli interessi dell’Ilva.

E’ l’esecutivo ad essere convinto che esistano ancora i presupposti per portare avanti il piano industriale, in riferimento all’accordo del 4 marzo scorso, e nonostante le implicite difficoltà del momento. Ma non si può prescindere da questo punto fermo, che consente di ripartire con maggiori certezze. Opinione pienamente condivisa dai Ministeri coinvolti nella vertenza, anche se ribadiscono di esigere fermezza circa gli impegni condivisi da parte dell’azienda.

L’Ilva da anni è la spina sul fianco degli ultimi Governi, per questo si è arrivati a concludere che occorre una legge speciale, in grado di arginare il pericolo sul piano occupazionale. Ma anche sociale ed economico, secondo il segretario Uilm Rocco Palombella, che ha presenziato alla trattativa di ieri. Secondo Palombella il reale problema dell’Ilva riguarda la prospettiva futura, l’intesa migliore ritiene che sia quella di settembre 2018. Altre strategie volte a girare intorno alle difficoltà, con proposte di assetti societari misti, non porterebbero da nessuna parte, si considerano anzi un salto nel buio dai rappresentanti dei lavoratori.

Ieri lo sciopero è stato portato avanti in tutti gli stabilimenti del Gruppo, a Taranto tra i lavoratori diretti e dell’appalto nelle ultime 4 ore dei primi due turni. I Sindacati chiedono prospettive chiare, per questo invitano l’esecutivo ad aprire un tavolo di trattativa con i sindacati, dato che negli stabilimenti c’è un clima di esasperazione comprensibile. La soluzione non può essere quella di allargare le maglie della Cassa integrazione senza investimenti che permettano più stabilità per il futuro.