GENTILONI É UN RENZI-BIS?

Alla fine abbiamo un candidato e, come prevedibile, non senza polemiche e proteste.

Paolo Gentiloni ha accettato con riserva l’incarico di formare un nuovo governo definendolo «un grande onore» ed aggiungendo «Cercherò di svolgere questo compito con dignità».

Già nel primo breve discorso non lesina elogi al premier dimissionario Matteo Renzi, sottolineandone la grande coerenza con l’impregno preso in campagna referendaria che gli impedisce di accettare il reincarico. La realtà, però, è che Renzi aveva detto sia di non volere restare al governo, sia che non avrebbe fatto differenza e la vera coerenza la si potrà misurare solo quando sapremo se manterrà davvero fede alla sua parola di lasciare non solo il governo ma anche la politica. Gli allibratori sono già al lavoro.

Secondo Gentiloni, l’obiettivo del suo governo è chiaro: «Accompagnare e, se possibile, facilitare il percorso delle forze parlamentari per arrivare a nuove regole elettorali». Una nuova legge elettorale, quindi, e poi al voto.

Un governo di scopo per far fronte alle urgenze: «per affrontare priorità internazionali, economiche, sociali, a cominciare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Conto di riferire al presidente della Repubblica il più presto possibile».

Definisce anche il quadro di azione come conseguenza del netto rifiuto delle opposizioni a collaborare: «Non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente».

Le opposizioni non hanno tardato a farsi sentire con i 5 stelle in testa definendo immediatamente su Facebook Paolo Gentiloni come l’avatar di Renzi «l’ennesimo politicante di professione interessato a far perdere ai cittadini la loro sovranità», «Il popolo italiano non può essere ancora calpestato».
Per il movimento, dunque, Paolo Gentiloni non è altro che Renzi stesso sotto mentite spoglie e che al governo Renzi non potrà altro che dare continuità, a cominciare dalla riconferma dei ministri e della maggioranza di supporto.

Renato Schifani, Forza Italia, chiede che «assuma come priorità la necessità di trovare il più largo consenso possibile sull’unico tema all’ordine del giorno: la riforma della legge elettorale», mentre per Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, si ripropone la logica del Gattopardo «Tutto cambia perché nulla cambi. Siamo passati dal governo del burattino delle lobby al governo del burattino del burattino delle lobby» e annuncia senza esitazioni una manifestazione in piazza per il 22 gennaio.

Ma per Mattarella era necessario formare un governo con pieni poteri per poter approvare una legge elettorale omogenea per Camera e Senato avendo già incassato il sostegno annunciato dal capogruppo del Pd Luigi Zanda poco prima del suo discorso, il quale ha assicurato «pieno sostegno alla soluzione che Mattarella riterrà più opportuna», ma con un obiettivo: «andare al voto in tempi il più rapidi possibile».

Con Gentiloni, romano classe 1954, in effetti non si concede molto alle opposizioni, dato che, giornalista professionista, è stato tra i fondatori della Margherita, deputato dal 2001 e già ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi oltre che componente della direzione nazionale del PD e ministro degli esteri con Matteo Renzi.

Sapremo solo domani come andrà a finire, ma, da indiscrezioni, sembrerebbe che sacrificate le ministre Poletti, Giannini, Boschi e Madia, che sembra non abbiano convinto molto il nuovo premier incaricato, per accontentare l’opposizione interna al PD, il governo in arrivo potrebbe somigliare di più ad un reimpasto che ad una vera novità.