ALLE IMPRESE SVIZZERE PIACE LA DEMOCRAZIA

Gli esempi di democrazia diretta nelle imprese non mancano certo nel mondo ed in Germania, lo stato già definito come “la locomotiva d’Europa”, questo si chiama “cogestione”, fornisce stabilità all’impiego ed avviene addirittura per legge, mentre da noi passa nel silenzio generale degli economisti italiani al governo che invece tendono a ridurre i diritti dei lavoratori e la loro stabilità.

Tutti sanno bene che la Germania è passata indenne, o quasi, anche alla riunificazione a seguito della quale è stato cambiato il Marco Tedesco dell’est, che non valeva la carta su cui era stampato, alla pari con quello dell’Ovest, da sempre tradizionalmente forte, eppure in questo paese così economicamente solito i lavoratori non sono hanno più diritti, ma le rappresentanze sindacali hanno persino un potere significativo nella gestione dell’azienda, anche se la giurisprudenza in materia di cogestione prevede il diritto di sola informazione, consultazione diretta e rappresentanza dei lavoratori nei processi decisionali, indicando precisamente quali siano gli ambiti decisionali per i quali i lavoratori devono essere informati, devono dare un’approvazione mediante votazione e quelli per i quali operano i loro rappresentanti.

Anche nella fredda e pragmatica Svezia, i lavoratori eleggono due o tre rappresentanti nel Comitato Esecutivo, ed hanno eventualmente altri referenti nell’audit aziendale, in Svizzera, invece, ultimamente c’è persino chi rivendica la democrazia diretta anche  sul posto di lavoro.

La Svizzera che tutti conoscono meglio per essere stata, ed in parte ancora esserlo, un paradiso fiscale, patria del formaggio e degli orologi, viene sperimentato da anni un modello di gestione aziendale per il quale i dipendenti possono nominare i loro superiori e se non sono contenti del loro operato, sfiduciarli.

Il tutto non in un’azienda famigliare, ma in una società che sviluppa software con più di 200 dipendenti nel Cantone San Gallo.

I titolari della società Umantis, dichiarano che il loro obiettivo è quello di migliorare l’ambiente lavorativo ma anche la produttività, per questo i loro dipendenti non si limitano ad eseguire gli ordini impartiti dai superiori ma vengono anche coinvolti in modo attivo in tutte le decisioni centrali per l’azienda.

Alla microfoni di Radio Svizzera Italiana il co-fondatore e presidente del consiglio di amministrazione di Umantis, Hermann Arnold, racconta che quattro anni fa aveva deciso di lasciare la direzione dell’azienda a favore del suo vice, “gli ho detto ti vedrei bene come mio successore, entrambi abbiamo però anche ritenuto che questo cambiamento doveva essere approvato dai collaboratori ai quali avrei potuto dire ‘ecco mi dimetto e questo è il vostro nuovo direttore’ ma non ci sembrava giusto ed abbiamo voluto sentire il parere del personale” e così, per la prima volta nel 2013, i dipendenti di Umantis hanno potuto designare il loro nuovo direttore. Da allora la nomina si ripete ogni anno e la prossima si terrà a fine mese.

Ma i dipendenti di Umantis non scelgono solo i membri della direzione, ma anche i responsabili delle varie divisioni e sono già capitate mancate riconferme: “anche per i dipendenti a volte non è facile togliere la fiducia ad un capo che si apprezza come persona ma che si ritiene non sia al posto giusto”, racconta Cornelia Huber del reparto vendite, aggiungendo che chi non viene rieletto solitamente rientra nel suo vecchio team.

Inoltre il personale,  fin dalla nascita dell’azienda avvenuta nel 2000, si esprime anche sulle nuove assunzioni, Arnold ha sempre sottoposto le decisioni strategiche agli impiegati ed afferma: “nel 2007/2008 anche noi siamo stati travolti dalla crisi e siamo stati costretti a risparmiare abbiamo proposto di ridurre lo stipendio dei membri della direzione del 20% e del 10% per tutti gli altri c’è stata una votazione e tutti hanno detto si”.

Il manager è un grande ammiratore della democrazia diretta elvetica e sostiene che strutture meno verticistiche e più democratiche rafforzano la motivazione e migliorano l’ambiente di lavoro e per questo ha recentemente deciso di estendere ulteriormente i diritti dei dipendenti introducendo in azienda il diritto di iniziativa e di referendum. “C’è ancora tanto da imparare e da fare, il mio obiettivo è quello di mettere a punto un modello di gestione aziendale che permette di creare un buon clima di lavoro per spronare tutti quanti a dare il meglio di se”.

Ma non sono solo rose e fiori, secondo il manager i dipendenti non hanno solo più diritti ma anche più responsabilità, “tentiamo di distribuire in modo equo i frutti del nostro lavoro, ma pretendiamo anche di più dai collaboratori visto che vengono coinvolti nel processo decisionale se c’è qualcosa che non funziona non possono semplicemente lamentarsi ed addossare tutte le colpe ai superiori il concetto piace ai dipendenti ciò che si ripercuote anche sull’andamento degli affari di Umantis nel 2000 quando è stata fondata l’azienda contava 4 collaboratori, oggi sono più di 200.”

Che dire, se la democrazia in azienda vale più della dittatura, forse varrebbe la pena di fare qualche riflessione anche nel nostro paese.