LA BREXIT RISCHIA DI RIACCENDERE IL CONFLITTO IN IRLANDA DEL NORD

La situazione è calda in Irlanda del Nord, le dimissioni del primo ministro irlandese, il repubblicano cattolico Martin McGuinnes, hanno automaticamente provocato la caduta anche della prima ministra unionista protestante Arlene Foster, poiché in base all’accordo di pace fra protestanti e cattolici le due comunità devono governare assieme spartendosi contemporaneamente i poteri.

L’accusa è ufficialmente di conflitto di interessi in un affare legato alla gestione sbagliata di un programma di incentivi a fonti di energia rinnovabili, ma nella realtà come si è potuto giungere ad una così profonda crisi dopo tanti anni di stabilità politica sembra essere dovuto ai contrasti sempre più profondi ed incolmabili tra unionisti e repubblicani seguiti al voto sull’Unione Europea che ha diviso le due comunità: i protestanti sono convinti di voler uscire dall’Europa, mentre i nazionalisti cattolici vorrebbero fare di tutto per restarvi.

Oggi la premier Inglese Theresa May esporrà il piano di Londra per affrontare la Brexit, un piano in 12 punti che secondo le indiscrezioni porterà al divorzio netto da Bruxelles e dal mercato unico europeo. L’attesa per il suo intervento è alta anche in Irlanda del nord e comunque si risolverà la crisi sarà davvero difficile ricucire la spaccatura nonostante le elezioni anticipate al 2 marzo decise dal governo centrale di londra.

Mentre unionisti e repubblicani litigano potrebbe aumentare il pericolo delle frange estremiste, dato che le ferite lasciate da trent’anni di guerra settaria non si sono ancora del tutto rimarginate ed i fanatici da ambo le parti potrebbero tornare attivi e riprendere a colpire in un’Irlanda del nord ancora molto fragile.