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VOLO MALAYSIAN MH370: GLI INVESTIGATORI SI ARRENDONO

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Circa 150 milioni di dollari spesi  e tre anni di ricerche infruttuose da parte di tre stati, Malaysia, Cina ed ed Australia (la più vicina al punto delle ricerche) che hanno ammesso questa mattina la loro sconfitta attraverso un comunicato dell’agenzia che ha coordinato la task force e che ha perlustrato senza alcun risultato oltre 120.000 chilometri quadrati di oceano.

La Cina fu la più colpita, con oltre 150 passeggeri scomparsi sul totale di 239 persone a bordo, i parenti dei quali si dichiarano oggi disperati, ma il testo diramato dall’agenzia non lascia speranze: «La decisione di sospendere le ricerche subacquee non è stata presa alla leggera, né senza tristezza».

Nel marzo del 2014, il Ministro dei Trasporti Malese, Hishammuddin Hussein, aveva già dichiarato in conferenza stampa che il volo MH370 era “svanito”, aggiungendo “Non vi è alcuna reale precedente situazione come questa”.

Ma la definitiva rinuncia alle ricerche fa diventare il caso della sparizione anche il più grande mistero mai risolto della storia dell’aviazione, nonostante le promesse ripetute negli anni dai politici dei Paesi coinvolti.

L’investigazione era iniziata cercando di calcolare l’area più probabile del disastro, poi la ricerca fallita delle scatole nere ed alla fine l’estensione dell’area di ricerca sulla base di sempre nuove analisi dei dati disponibili.

L’unica certezza che rimane è che il Boeing sia precipitato nell’Oceano Indiano, alcuni detriti ad esso attribuiti sono arrivati fino all’isola di Reunion, migliaia di chilometri distante dall’area di ricerca ad est del Madagascar, e più di venti altri piccoli resti compatibili con l’MH 370 ritrovati in altre spiagge.

Le ricerche sospese lasciano aperto un nuovo interrogativo arrivato solo poche settimane fa da altri analisti australiani secondo i quali il punto dell’impatto nell’oceano potrebbe essere più a nord.

Ma il denaro stanziato è terminato insieme all’interesse dei governi, anche se il Ministro dei Trasporti Australiano Darren Chester ha dichiarato che i costi non sono stati un fattore importante per la sospensione delle ricerche e che ogni decisione per continuare gli sforzi sottomarini resta principalmente nella responsabilità del governo Malese che, dal canto suo, dice di considerare il fermo delle indagini un’umiliazione, ma che la totale inutilità delle ricerche ha fatto prendere la decisione definitiva.

L’area perlustrata passando al setaccio fondali fino a 6 mila metri ed in condizioni atmosferiche con onde alte fino 20 metri è ampia come quasi la metà della nostra penisola.

Le polemiche con i parenti delle vittime avevano persino anche incrinato i rapporti tra Malesia e Cina ed oggi, alla notizia della cessazione delle ricerche, la reazione non è stata ancora una volta tenera: la figlia di una vittima ha detto che «Non è una situazione accettabile. Come si può permettere che accada una cosa del genere e lasciarla insoluta?» e Voice 370, un gruppo nato per il sostegno ai parenti, ha affermato in un comunicato che «fermare le ricerche a questo punto è a dir poco irresponsabile».

Nessuna sicura ipotesi anche per i motivi del disastro, gli investigatori avevano accertato che l’aereo aveva eseguito una virata volontaria verso sud-ovest, precipitando poi a causa del carburante esaurito dopo sette ore di volo, quindi restano aperte tutte le ipotesi, dal suicidio di almeno uno dei piloti a quella del dirottamento che, come per il luogo dove si trova l’aereo, rimarranno per ora avvolte nel mistero.

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