QUANDO IL SAGGIO MOSTRA IL DITO, LO STOLTO GUARDA LA LUNA

Alla fine il pasticcio è diventato il problema ed il problema si è definitivamente perso di vista.

Già, perché ormai in Italia per governare serve solo una legge elettorale e non degli amministratori onesti e capaci, quindi puntiamo tutto su come li eleggiamo e non su come governano.

Nel testo di proprio pugno del 1936 Mussolini scriveva che “La democrazia è un regime senza re, ma con moltissimi re talora più esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno” e per questa ragione ingovernabile, tanto è vero che non riteneva la forma dello stato preminente, ma bensì la sua possibilità di essere governato, spiegando benissimo che “il Fascismo, pur avendo prima del 1922 – per ragioni di contingenza – assunto un atteggiamento di tendenzialità repubblicana, vi rinunciò prima della marcia su Roma”.

La questione della governabilità è un problema da sempre e la repubblica Italiana sorta sulle ceneri dello stato fascista la ritenne secondaria rispetto alla democrazia, proprio per evitare che la repubblica diventasse quello stesso stato fascista che governava al posto degli italiani, convinto profondamente di un “antiindividualismo” per il quale lo stato e l’individuo coincidevano e dovevano essere posti “contro il liberalismo classico” perché “Il concetto di libertà non è assoluto perché nella vita nulla vi è di assoluto”.

Mussolini riteneva che “La libertà non è un diritto, è un dovere. Non è una elargizione: è una conquista; non è un’eguaglianza: è un privilegio. Il concetto di libertà muta col passare del tempo. C’è una libertà in tempo di pace che non è più la libertà in tempo di guerra. C’è una libertà in tempo di ricchezza che non può essere concessa in tempo di miseria”.

Il governo Renzi ed altri altri prima di lui, hanno fatto di tutto per restaurare almeno in parte, e forse inconsapevolmente, questo stato di cose, noi siamo troppo giovani per ricordare e troppo assorbiti dai moderni doveri per volerlo studiare, ma se la giornata della memoria per lo sterminio ebreo serve a non dimenticare l’olocausto, una giornata della memoria per il periodo fascista dovrebbe essere istituita per non dimenticare quello da cui settanta anni fa siamo fuggiti a gambe levate ed ancora oggi diciamo di rifuggire.

Celebriamo una repubblica che non conosciamo e forse per questo cerchiamo di demolirla restaurando un passato che riaffiora dalla sue braci, perché in fondo noi siamo il nostro passato e prima di fare riforme dovremmo capire meglio la nostra storia per poter evitare gli stessi errori dei nostri antenati.

Così oggi si gioca tutto su di una legge elettorale che dovrebbe limitare l’accesso in parlamento alla democrazia diffusa in nome della governabilità, io, invece credo che dovremmo stabilire regolamenti semplici per ottenere in tempi ragionevoli leggi migliori e più condivise e per questo la prima riforma che credo ci serva dovrebbe riguardare la democrazia diretta, che in Italia è quasi totalmente assente.

Quello che intendo è che nel nostro moderno paese non è possibile introdurre nuove norme e nemmeno proporle senza un relatore in parlamento ed un iter parlamentare completo, così che il popolo può esprimere solo i propri rappresentanti tramite le elezioni e non giudicare il loro operato, se non alle successive elezioni, lasciando un vuoto abissale tra una votazione e l’altra e facendosi sempre gabbare prima di questa.

La possibilità di abrogare una legge, seppur con un iter difficile e complicato, non basta, i referendum dovrebbero poter essere anche propositivi, mentre in parlamento non dovrebbero poter cambiare le coalizioni a proprio piacimento, pena la decadenza dalla posizione.

Altri sistemi democratici prevedono queste norme e funzionano benissimo e le differenze e le distanze tra i politici ed i cittadini non sono così grandi come da noi e tutto è deciso con suffragio popolare: si chiama “democrazia diretta”, non è un assurdo e non è nemmeno complicato o costoso applicarla, serve solo volerla attuare.

Il modo, però, non può essere modificare una legge od un iter legale, il modo deve essere un cambio radicale di impostazione senza rincorrere le cose che già si hanno per stabilire metodi nuovi e semplici: democrazia proporzionale e partecipazione diretta.

Questo è uno stato democratico, gli altri sono solo dei surrogati e le nuove leggi solo stampelle sbilenche di apparati in rovina, ricominciare è possibile, ma va fatto partendo dalla parte giusta, cioè dall’allargamento della democrazia di base e non dalla compressione di quella rappresentativa.