ONU ED UE CONDANNANO LA LEGGE ISRAELIANA

DI PIERLUIGI PENNATI
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A dicembre le Nazioni Unite avevano approvato una risoluzione contro gli insediamenti Israeliani in Palestina, passata con 14 voti favorevoli, 0 contrari ed una storica astensione degli USA, voluta dal presidente uscente Barack Obama, e Donald Trump non si era fatto attendere twittando “As to the U.N., things will be different after Jan. 20th. — Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 23 dicembre 2016”, “alle Nazioni Unite le cose saranno differenti dopo il 20 gennaio”, e lo sono state.
Tra Trump e Netanyahu era stata subito intesa ed alla Kessnet, il parlamento monocamerale di Israele, i provvedimenti allo studio per la Cisgiordania erano tornati di stretta attualità e due giorni fa  è arrivata l’approvazione della controversa legge per la “regolarizzazione” degli insediamenti israeliani costruiti su terreni privati palestinesi in Cisgiordania con 60 voti a favore e 52 contrari.
Secondo fonti del Likud, l’approvazione era legata al coordinamento necessario in vista dell’incontro che si terrà con Donald Trump il 15 febbraio alla Casa Bianca ed il premier Benyamin Netanyahu ha dato la propria approvazione al voto da Londra senza poter partecipare al voto perché ancora in viaggio per rientrare a Gerusalemme.
La risposta dell’ONU non ha tardato, per l’inviato per il processo di pace in Medio Oriente, Nicolay Mladenov, la legge israeliana sulla “regolarizzazione” degli insediamenti e delle case costruite su terreni privati palestinesi ha superato “una grossa linea rossa” verso “l’annessione dei Territori Occupati”, aggiungendo che questa legge stabilisce un “precedente molto pericoloso”.
Questa è la prima volta che Israele legifera in tema di proprietà delle terre occupate ai palestinesi e che la legge venisse approvata non era dato per scontato. Benjamin Netanyahu non aveva mai cessato di dire che il provvedimento sarebbe stato esaminato secondo programma e che dei contenuti della legge era stata informata la nuova amministrazione statunitense, ma la tensione in aula è stata altissima.
Il leader dell’opposizione, il laburista Isaac Herzog, ha più volte avvertito durante i lavori che l’approvazione del provvedimento avrebbe portato Israele di fronte alla Corte Internazionale Penale dell’Aja, addossando la responsabilità all’assente Netanyahu, mentre dal fronte dei propositori della legge, Naftali Bennet, Leader di Focolare ebraico molto vicino al movimento dei coloni, ha osservato che “la determinazione paga”, anche se all’interno del Likud non tutti erano d’accordo e tra le file dei critici vi fosse anche il Procuratore Generale di Israele Avichai Mandelblit.
Legge che sana anche la situazione della colonia di Amona, sgomberata solo il 1 febbraio u.s. tra lo scalpore e le proteste degli occupanti, con l’obiettivo dichiarato di “regolarizzare gli insediamenti in Giudea e Samaria e consentire il loro continuo stabilirsi e sviluppo” e concede, in forma retroattiva, un meccanismo di compensazione per i proprietari palestinesi dei terreni degli insediamenti che riceveranno in cambio dei terreni espropriati un pagamento annuale pari al 125% del loro valore per un periodo di 20 anni o, in alternativa, altri terreni a loro scelta, ove questo fosse possibile.
Con il provvedimento vengono resi legali 3.800 alloggi già esistenti ed i proprietari palestinesi dei terreni su cui insistono non potranno più opporsi all’insediamento dei coloni ebraici, che vivranno in case di loro proprietà, ma su terreni che non posseggono, ottenendo al massino un risarcimento.
A detta del promotore del provvedimento, Naftali Bennet, però si tratta solo di rispetto delle regole ed ha dichiarato “Ai nostri amici dell’opposizione che si sono mostrati sorpresi che un governo nazionalista abbia passato una legge a beneficio degli insediamenti vogliamo dire che questa è la democrazia”.
La “sanatoria” approvata da Israele va però in senso diametralmente opposto alla Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dello scorso 23 dicembre, che chiedeva lo stop agli insediamenti nei Territori occupati, ed ha provocato la reazione secca non solo di Nicolay Mladenov, man anche del Segretario Generale Antonio Guterres che lo ha sostenuto.
Secondo Guterres la legge costituisce una  “violazione” che porterà a “conseguenze legali di vasta portata” ed ha quindi rivolto un invito ad Israele per “evitare qualsiasi azione che possa far deragliare la soluzione dei due Stati”.
Anche l’Unione europea non è rimasta a guardare e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, ha subito “esortato” Israele a “non mettere in pratica” la norma votata ieri ed ha dichiarato in un comunicato “L’Unione europea condanna la recente adozione dei questa legge da parte della Knesset, che permette a Israele di appropriarsi di nuove terre palestinesi in Cisgiordania”.

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