GLI SVIZZERI DICONO NO AI GIOCHI OLIMPICI INVERNALI

DI PIERLUIGI PENNATI
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Nonostante le molte montagne, fino ad oggi ci sono state solo due edizioni dei Giochi Olimpici Invernali in Svizzera e sempre a St. Moritz, la prima volta nel 1928 e èpoi nel 1948. Sion ha presentato due volte la candidatura senza spuntarla ed a Losanna nel 1988 la popolazione Svizzera chiamata ad esprimersi sulla candidatura aveva detto NO con una maggioranza del 62% e nel 2013 la cosa si era ripetuta.
Ieri, durante una delle numerose giornate elettorali tipiche della democrazia diretta Svizzera anche il Cantone dei Grigioni ha rifiutato ancora l’ipotesi.
Nessuno scandalo, nessun imprenditore deluso e nessuna occasione mancata, come si era detto di Roma, i cittadini Svizzeri, a differenza degli italiani, scelgono direttamente ed hanno deciso che stanziare 25 milioni di Franchi per sostenere una candidatura non è un investimento utile.
Forse non sapremo mai se l’occasione è stata persa dalla città di Davos e St. Moritz o se, invece, si è trattato di un pericolo scampato, certo è che se il popolo, questo sì sovrano, di un cantone a vocazione alpina teme la bancarotta a causa dei giochi, facendoci pensare di dover seriamente riflettere sugli investimenti di casa nostra, anche perché non siamo mai noi a decidere di farli, ma qualche amministratore che decide “per il nostro bene”.
La percentuale di no è stata il 59,5% e solo un piccolo distretto, quello della Surselva, ha detto sì in maggioranza, Davos e St Moritz hanno detto no senza speranza.
A capitanare l’opposizione un “Comitato del No”, che ha sostenuto che per le Olimpiadi c’erano “troppi rischi”, legati a “costi per lo Stato Svizzero ed entrate per il Comitato Olimpico. Basta sprecare soldi”.
In questione, quindi, anche il Comitato Internazionale Olimpico del quale la deputata PS Silva Semadeni ha detto “Bisogna mettere il CIO di fronte a questa realtà; che solo le dittature sono pronte a fare quello che vuole e che per i Paesi democratici questo modo di organizzare i Giochi (i costi per lo Stato, le entrate per il CIO ndr) non va”.
“Con tutti questi soldi si potrebbero realizzare tanti altri progetti”, “dobbiamo puntare sul turismo di tutto l’anno”, ha aggiunto Nicolas Zogg, pensando ad “investire nelle regioni strutturalmente deboli, dimenticate dai Giochi olimpici”.
Addio giochi olimpici invernali per Davos, addio cantieri e nuove infrastrutture, addio stagione di gloria in cambio di maggiore stabilità, tutela delle minoranze e programmazione per il futuro, argomenti davvero seri di riflessione.

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