OERLIKON SENZA CUORE

DI PIERLUIGI PENNATI
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Dopo il licenziamento di un operaio a seguito di un intervento al fegato nella sede di Torino, ora un secondo licenziamento per un intervento al cuore a Bari, il 15 Marzo l’azienda aveva scritto a Massimo Paparella, operaio, “Con la presente le comunichiamo che a seguito degli accertamenti sanitari cui è stata sottoposta, abbiamo preso atto della sua sopravvenuta e stabile inidoneità fisica allo svolgimento delle mansioni specifiche assegnate. Pertanto nostro malgrado siamo costretti a interrompere il rapporto di lavoro”.
È così evidente che anche la Oerlikon Graziano ha problemi con il cuore, ma quello degli altri, dato che la dirigenza aziendale non sembra averne uno proprio, nemmeno dopo il primo dietro front e la riassunzione del dipendente di Torino a seguito della grande mobilitazione che aveva suscitato la cosa.
Non è nemmeno passato troppo tempo, così che si possa dimenticare, e la stessa azienda fa il bis licenziando un dipendente la cui unica colpa è essersi sottoposto ad un intervento cardiaco a seguito del quale, secondo la direzione aziendale, non sarebbe più in grado di svolgere il suo lavoro.
Come per il caso di Torino la misura ha provocato l’immediata reazione delle associazioni sindacali Bari che hanno subito programmato un primo sciopero di 4 ore per lunedì prossimo di tutti i lavoratori della Oerlikon-Graziano.
Secondo la FIOM il licenziamento sarebbe “l’ennesimo atto unilaterale e di barbarie delle corrette relazioni industriali consumatosi nella Oerlikon-Graziano”, definendo l’episodio “l’epilogo di un corso di azioni e scelte brutali, improntate a fare azienda sulla pelle dei lavoratori” e sempre secondo la FIOM il problema risiederebbe in “carenti piani industriali, deficitari di investimenti e di azioni che a tutt’oggi non vedono il Gruppo capace d’intercettare nuovi clienti e mercati con l’innovazione di processo e di prodotto si risponde con la via bassa del fare azienda che passa sulla carne viva dei lavoratori”.
Nel suo comunicato stampa, la USB di bari, nell’esprimere piena solidarietà al lavoratore licenziato pone l’accento sulle discussioni interne aziendali ricordando “che sempre nello stesso stabilimento, c’era già stata un’aspra polemica relativa alle pause necessarie per espletare i propri bisogni fisiologici.” e che “anni di lotte per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro che per la direzione della Oerlikon-Garaziano non sono servite a nulla.”
Inoltre la USB denuncia la possibilità di contagio aziendale: “Siamo convinti che queste iniziative aziendali saranno replicate da altre aziende. Infatti, i diritti dei lavoratori sono sempre più calpestati, basti vedere l’aumento dei casi di incidenti mortali ed il fatto che, per il padronato e per buona parte dei governanti, i Lavoratori devono tornare ad essere schiavi. Per questi motivi c’è bisogno di sindacati non concertativi che insieme ai lavoratori riprendano la lotta per i diritti e contro tutte le forme di lavoro schiavistico.”
Al momento quello che è chiaro è solo che non si deve mai abbassare la guardia.

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