UMBERTO BOSSI, LA FAMIGLIA E "ROMA LADRONA"

DI IMMACOLATA LEONE
E’ il giugno del 1987 quando appaiono sulla scena politica due partiti di protesta popolare contro il sistema politico italiano, la
Lega Veneta e la Lega Lombarda.
Quest’ultima riesce a conquistare un seggio sia alla Camera che al Senato.
Il suo fondatore è il cinquantenne Umberto Bossi, di origini umili e figlio di un operaio, il partito nelle sue elaborazioni ideologiche raccoglie il malcontento popolare contro il sistema dei partiti.
Il pugno suo punto fermo è il federalismo, il liberismo ed il decentramento amministrativo.
Bossi grida ai quattro venti alla creazione di una legge elettorale maggioritaria, dove si possa avere un’alternativa, ad un sistema anticlientelare ed antiassistenzialistico.
Punta a dividere l’Italia in tre maxi regioni: il Nord,il Centro ed il Sud, e quindi dare a loro maggiori poteri.
Alle accuse ricorrenti di essere un partito razzista il suo fondatore ha sempre risposto picche.
Alle Europee riceve consensi e raccoglie altri movimenti autonomisti.
Un’ascesa continua quella del “carroccio”, tant’è che alle elezioni politiche del 5 aprile del 1992, la Lega ha un exploit inaspettato, raggiunge 25 seggi al Senato e ben 55 alla Camera, guadagnandosi il posto di partner di governo.
Ascesa inarrestabile quella di Bossi, e quando nel 1994 si allea con Berlusconi, nasce il Polo delle Libertà, e vincono le elezioni, con premier Berlusconi il governo nomina 5 ministri leghisti.
Un governo che dura poco, dopo solo otto mesi viene votata la sfiducia al governo Berlusconi.
Alle elezioni successive la Lega, forte di se stessa, si presenta da sola ed ottiene 87 parlamentari.
Il 15 settembre 1996 Bossi proclama la Repubblica Federale Indipendente Sovrana e nomina un governo provvisorio.
Nel 1999 al Parlamento Europeo, la Lega ha una battuta di arresto e si ferma al 4,5% , ma Bossi viene lo stesso confermato segretario federale.
Nel 2000 si allea di nuovo con il centro destra firmando un accordo per le regionali, che consente di stravincere in tutto il nord.
Alle elezioni del 2001 il centro destra unito vince, con Bossi, Maroni e Castelli ministri.
A marzo del 2004 Bossi viene colpito da un inctus che lo costringerà ad allontanarsi dalla scena politica.
Nel 2006 la Lega e Berlusconi perdono le elezioni.
Rivincono nel 2008 con la legislatura della riforma del federalismo fiscale, fortemente voluta da Bossi.
Nel 2012 Bossi è costretto a dimettersi dopo lo scandalo delle inchieste partite dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, sull’utilizzo di parte dei soldi del partito da parte della famiglia.
Il resto è storia dei nostri giorni.
Come in ogni grande storia ci sono lati oscuri e segreti, e qualcosa andato a male, Umberto Bossi grande leader che aveva pensato alla Lega come ad una grande famiglia, è stato tradito dalla sua stessa famiglia.
I figli hanno, come dire, “fregato” il padre e, il padre è stato spodestato con spietatezza darwiniana dal pupillo Salvini.
La vita è una ruota signori miei.
E’ di ieri la sentenza del processo soprannominato The Family in cui vengono condannati per appropriazione indebita a due anni e 6 mesi Umberto Bossi, un anno e 6 mesi il figlio Renzi e 2 anni e 6 mesi l’allora tesoriere Belsito.
Nelle indagini, riguardanti il periodo tra il 2009 e il 2011, Belsito si appropriò di circa mezzo milione di euro, Umberto Bossi di circa 208mila, il figlio Renzo di 145mila euro più 48mila euro per acquistare una autovettura con annessa assicurazione e centinaia di multe.
Renzo Bossi soprannominato “il trota” perchè durante un’intervista al padre Umberto Bossi, gli chiesero se fosse lui il suo delfino, inteso quale successore al potere, Bossi rispose che quel “pirla” era una trota non un delfino, ha sempre “usufruito” dei vantaggi che il suo ruolo gli permettevano.
Centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico spesi per pagarsi le auto, le multe, la benzina, i vestiti, un minimo di bella vita insomma.
.Una dietro l’altra, centinaia di voci di spesa che poco o nulla hanno a che fare con l’attività politica.
Tra le più suggestive, ci sono i 77mila euro per l’acquisto della laurea albanese di Renzo Bossi, mai frequentata come risultato dalla denuncia del ministro dell’Interno albanese, Samjr Tahiri, si sono aggiunti i 48mila spesi per un’Audi A6, oltre alle decine e decine di multe pagate dal partito, costato alla Lega un totale di 145mila euro.
Idem con patate, il fratellastro Riccardo, per il quale il partito ha sborsato 157mila euro in sanzioni per violazioni del codice della strada, spese di carrozzeria, benzina, rate dell’università, luce e gas per la propria abitazione, contributi per il mantenimento dell’ex moglie, 14mila euro per l’affitto di casa, e straordinari 439,50 euro “per pagamento veterinario per il cane”.
Meglio ha fatto papà Umberto, il cui conto arriva a 208mila euro. Di questi, 81mila usati per i lavori di ristrutturazione della sua abitazione romana, altri 20mila per “Casa lavori Capo”, come rendicontato da Belsito, 24mila euro per “acquisti vari di abbigliamento”, 2mila in gioielli, e 48mila in assegni circolari intestati a sè stesso.
Ultimo, ma non ultimo, il tesoriere Francesco Belsito, anima del partito, al quale sono state contestate spese illegittime per 5,7 milioni, tra bonifici sospetti a società tanzaniane e cipriote, pagamenti ridicoli come 128 euro per una bolletta del telefono, 300 euro per acquisti alla “Rinascente” di Roma. Prelievi di 20, 30, 40mila euro, e assegni a quattro zeri pagati dalla Lega e con un unico beneficiario: “Me stesso”.
Niente male per un partito nato per raccogliere il malcontento popolare.
Oggi la famiglia Bossi si è ritirata a vita privata, in una azienda agricola a Brenta, acquistata nel 2011, dalla seconda moglie di Bossi , Manuela Marrone, una deliziosa cascina alla modica cifra di 450mila euro.
Due edifici per sette vani, circondati da un bosco, un pascolo e un terreno seminato.
Un regalo a Roberto, figlio modello studioso e amante della terra, che non ama le luci della ribalta e neanche parlare del fratellone.
Come dire, dalle luci della ribalta alle luci delle stelle, o dalle stelle alle stalle, fate voi.

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