BCE. NELL’ULTIMO BOLLETTINO LE CONCLUSIONI DEGLI ESPERTI SULL’ECONOMIA DELL’EUROZONA

DI VIRGINIA MURRU

L’ultimo bollettino della Bce (n. 6 – 2017), conferma le conclusioni alle quali è pervenuto il Consiglio Direttivo in data 7 settembre scorso, ossia che è in atto un’espansione economica nei paesi dell’Ue in generale, e in Eurozona in particolare, ma alla crescita del primo semestre dell’anno in corso, non corrisponde ancora una vigorosa dinamica nell’aumento dei prezzi.

Da qui le ragioni della cautela, e la scelta di rimandare le misure di riduzione dello stimolo monetario, attese e quasi date per certe, nei prossimi mesi. La Bce ritiene ancora necessari interventi di acquisto di titoli, e pertanto, considerato anche il tasso d’inflazione, che stenta a raggiungere il target del 2% (le stime per i prossimi anni non sono poi al rialzo), per ora sono stati rinviate le misure di tapering.

Si legge al riguardo nel bollettino diffuso dall’Eurotower:

“Le misure dell’inflazione di fondo hanno registrato un lieve aumento negli ultimi mesi, ma nel complesso rimangono su livelli contenuti.
Di conseguenza, è ancora necessario un grado molto elevato di accomodamento monetario per consentire l’accumularsi graduale di spinte inflazionistiche e sostenere la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo. Il Consiglio direttivo ha pertanto mantenuto invariato l’orientamento di politica monetaria e deciderà in autunno riguardo alla calibrazione degli strumenti di politica monetaria nel periodo successivo alla fine dell’anno.”

Le ragioni sono da ricercarsi nel sostegno che gli interventi di politica monetaria esercitano nella domanda interna. Secondo i dati formulati dagli analisti della Banca centrale, l’aumento del Pil in termini reali, in ambito Eurozona, è stato dello 0,6% (rispetto al trimestre precedente che era dello 0,5%).

E’ in definitiva la domanda interna che ‘traina’ il Pil, la quale, a sua volta, come già si è accennato, è sostenuta dagli interventi di Qe. Una serie di variabili dipendenti che, a conti fatti, esprimono lo stato di crescita attuale nell’area euro. Ci sono ovviamente altri fattori in gioco, come la spinta esercitata dai consumi privati sul tasso di occupazione, influenzato anche dalle riforme del mercato del lavoro e dal maggiore benessere delle famiglie.

La Bce fa anche rilevare la ripresa degli investimenti, incoraggiati da favorevoli tassi di finanziamento, e da un incremento del reddito d’impresa. Nel breve periodo, secondo le analisi della Banca centrale europea, la tendenza alla crescita e le buone condizioni congiunturali, si consolideranno, esportazioni comprese, dato che a livello globale si registra una ripresa generalizzata dell’economia, che favorirà l’export in Eurozona.

Secondo gli esperti dell’Eurotower, le stime macroeconomiche dell’area euro, formulate nel mese in corso, prevedono un incremento del Pil in termini reali pari al 2,2% (per il 2017), e dell’1,8% per il 2018, mentre andranno all’1,7% nel 2019. Gli analisti dell’Eurosistema hanno pertanto rivisto al rialzo le stime per il 2017, mentre per i prossimi anni le previsioni restano pressoché invariate. I rischi al ribasso sulla crescita sono da attribuire a fattori ‘esogeni’ di carattere internazionale, e alle dinamiche dei mercati valutari.

L’inflazione nel mese di agosto, secondo la stima preliminare dell’Eurostat, e in base alle misure sullo IAPC (ovvero Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo), si è attestata all’1,5%, in aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente. Sono le risultanze degli aumenti dei beni energetici, e dei prodotti alimentari ‘trasformati’. L’andamento dei prezzi correnti del petrolio, ed energetici in generale, si rifletterà sull’inflazione, inevitabilmente.

Nell’ultimo trimestre le misure dell’inflazione di fondo hanno messo in rilievo un esiguo aumento, ma dovrebbero riflettere un trend al rialzo più convincente. Secondo le stime preliminari di Eurostat, l’inflazione, al netto di alimentari ed energetici, si attestava all’1,2% ad agosto, senza rilievi rispetto al mese precedente, ma con un incremento pari allo 0,4% rispetto alla media dell’ultimo trimestre 2016.

Nel medio termine, secondo il bollettino della Bce, l’inflazione di fondo nell’area euro aumenterà in modo costante, perché incentivata dalle misure di stimolo monetario, e dalle dinamiche prodotte dall’espansione economica in atto, la quale, a sua volta, implica un aumento dei salari.

Il bollettino mette anche in evidenza che, lo stato di disavanzo di bilancio nell’area, andrà a ridursi nell’’orizzonte temporale’ che riguarda il triennio 2017/19. Le ragioni di questo importante miglioramento sono legate alle favorevoli condizioni cicliche, e al contenimento della spesa per interessi.

Secondo le stime formulate dagli esperti della Banca centrale, a settembre “il rapporto fra disavanzo pubblico e PIL nell’area dovrebbe scendere dall’1,5 per cento del 2016 allo 0,9 per cento nel 2019. I disavanzi strutturali non sono tuttavia in calo, nonostante dinamiche di crescita positive.”

Considerando i risultati delle analisi, il Consiglio direttivo della Bce è pervenuto alla conclusione che è necessario perseverare nelle misure di accomodamento monetario, quale garanzia durevole dei tassi d’inflazione, che siano almeno prossimi al 2%. Resteranno quindi invariati i tassi d’interesse, e si prevede che restino tali anche oltre ‘gli acquisti netti di attività’.

In Italia risulta in calo il tasso di disoccupazione, ma al momento non può essere considerato ‘significativo’, anche perché non rientra in una linea di coerenza con i tre parametri di riferimento della Bce, ossia:

‘calo del tasso di disoccupazione in 3 anni’ – ‘la percentuale della diminuzione della disoccupazione nel periodo considerato’ – ‘la persistenza, dopo 5 anni, del tasso di disoccupazione, che deve risultare più basso di quello iniziale’.

Criteri non soddisfacenti per i dati riguardanti l’Italia, e invece favorevoli per paesi come Irlanda, Slovacchia, Spagna e Portogallo.
Il bollettino sottolinea l’importanza dell’immigrazione e le sue implicanze sulla forza lavoro. Si tratta, secondo la Banca centrale, di un ‘effetto considerevole’, uno stimolo positivo riscontrato in particolar modo in due paesi dell’area: Italia e Germania.

L’immigrazione, secondo le conclusioni della Bce, nel corso della ripresa, ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa’. Importante l’afflusso di forza lavoro dai nuovi stati membri dell’Ue, provenienti dall’Europa orientale. Il riflesso positivo è stato piuttosto evidente in Germania e Italia, ma anche in altre economie minori dell’area.

Il bollettino sottolinea quindi il contributo positivo di immigrati e donne, ‘protagonisti’ della crescita economica in Eurozona. Il fenomeno dell’immigrazione, secondo gli analisti Bce, sorregge la spinta del mercato lavoro; è necessario anche mettere in rilievo il fattore involutivo legato all’invecchiamento della popolazione europea, realtà che rischia di diventare critica soprattutto in Germania, nel volgere di pochi decenni.

Si controllano gli squilibri derivanti dall’invecchiamento della popolazione europea, anche con l’accoglienza di nuove energie nel campo del lavoro, ed è in virtù di queste dinamiche che cresce il tasso di popolazione occupabile.
L’universo femminile ha, a sua volta, svolto un ottimo ruolo nella ripresa. C’è un maggiore impiego di donne nel mercato del lavoro, la causa è singolare, ma non poi tanto, e in ogni caso si tratta di dati statistici:

la specializzazione delle donne e la maggiore facilità d’impiego, dipende anche dal fatto che l’istruzione risulta più alta in termini percentuali, rispetto a quella rappresentata dall’altro genere.