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OFFRONO 12.000 EURO L’ANNO E POI PAGANO 92 EURO AL MESE

DI PIERLUIGI PENNATI

L’annuncio via web, 12.000 euro annui di retribuzione per un lavoro in un Call Center, pochi ma di questi tempi meglio che nulla, si devono essere detti quelli che hanno risposto, sede di lavoro a Taranto.

La realtà era però ben differente, un contratto firmato in copia unica, senza possibilità di leggerlo completamente e di rileggerlo con calma per comprenderne i contenuti, così, dopo quasi sessanta giorni l’amara sorpresa: un bonifico di 92 euro per un intero mese di lavoro, circa 33 centesimi l’ora per 1.200 euro l’anno, un decimo delle previsioni.

Secondo l’azienda è tutto regolare, una assenza dal posto di lavoro anche di soli tre minuti fa perdere il diritto al riconoscimento della paga oraria e dei minimi previsti, così gli stipendi, già contenuti, diventano praticamente nulli.

Dopo la dura scoperta, sette persone si sono rivolte ad Andrea Lumino della SLC CGIL Ionica che ha dichiarato di aver interessato i propri legali «che hanno valutato la possibilità di collegare questa situazione alla legge contro il caporalato».

Ma quando la realtà supera l’immaginazione ci si deve chiedere cosa ha permesso tutto ciò, qualche volta curare non è sufficiente, soprattutto se non c’è prevenzione adeguata.

Il problema non è se si tratta o meno di caporalato, il problema è quanto vale oggi il lavoro, indipendentemente da quale sia e da chi lo svolge, deve esistere un limite inferiore oltre il quale non sia lecito andare ed oltre il quale lo sfruttamento della manodopera può essere considerato schiavismo e non può essere tollerato dalla legge.

Secondo il premio nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz “I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e fino al 40% dei lavoratori precari è laureato.” Ed aggiunge, “Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?”.

Se vi sono sbilanciamenti negativi, serve fissare delle regole di base per far crescere l’economia in modo corretto, la precarizzazione del lavoro, secondo il ragionamento di Stiglitz, doveva essere bilanciata con un amento dei salari, invece è avvenuta la cosa opposta: l’aumento della precarietà ha abbassato i salari fino all’assurdo di far pensare qualcuno di poter pagare il lavoro 92 euro al mese.

L’operazione fatta in Italia sui problemi del lavoro a seguito della sua precarizzazione appare paragonabile a quella di un giardiniere che per migliorare la salute di una pianta che ha le radici malate ne pota le foglie, non solo non otterrà nulla, ma ritarderà solo una fine inevitabile con effetti finali catastrofici.

Se non cambiamo passo non ne usciremo e potremo solo peggiorare, ci indigniamo per i maltrattamenti agli animali, ci stupiamo per abusi e ruberie e poi non facciamo nulla per cambiare, ci saranno presto le elezioni e non potremo certo valutare chi non ha mai governato, ma potremo farlo con chi lo ha fatto male, non ha fatto nulla od ha persino peggiorato le cose, costui, o costoro, non dovrebbero essere più rieletti attraverso il voto, unico strumento democratico ancora nella disponibilità del cittadino.

Attendersi di poter ottenere un lavoro in modo clientelare, scambiando il proprio voto per un’aspettativa personale, sembra furbo, ma nella realtà uccide tutti: non possiamo incolpare gli altri per una cosa che dipende da noi, civiltà, coerenza e giustizia devono diventare motori universali e non qualcosa che viene sempre delegato a qualcun altro sconosciuto.

Il cambiamento inizia da noi, aspettarsi un lavoro ben retribuito senza verificare di cosa si tratta, accettare condizioni inferiori al minimo dignitoso, non denunciare e non fare nulla per cambiare, questi sono i veri mali della società.

Spetta alla politica ed agli amministratori pubblici cambiare ma il cambiamento, come sempre, inizia da noi, cambiamo e gli altri cambieranno con noi.

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