1

OR via, comanda; ed io coglierò i miei frutti e li porterò in colmi panieri alla Tua corte, sebbene alcuni sian già mézzi, altri immaturi.
Però che la stagione s’inoltri grave nella sua pienezza, e la cornamusa del pastore s’oda flebile nell’ombra.

Comanda; ed io scioglierò le vele via pel fiume.
Freme il vento di marzo, e a quel fremito l’onde mormorando si sollevano.
Il giardino ha donato quanto poteva; nell’ora stanca del vespero giunge la chiamata dalla Tua casa sul lido a ponente.

2

NELLA mia vita giovanile somigliavo a un
fiore – a un fiore che possa, nel suo rigoglio,
perdere senza pena uno o due petali,
quando la brezza primaverile picchia limosinante alla sua porta.

Or, sul tramonto, somiglio a un frutto,
che non ha nulla da prodigare, e vuole
offerirsi intero, cosi com’è, grave di dolcezza.

3

FESTIVA l’estate soltanto per i teneri
germi, o non anche per le fronde vizze e
i fiori appassiti?
Il canto del mare è armonioso solo sull’onde
che si levano?
O non anche sull’onde che scendono?
Bensì trapunto di gemme è il tappeto
ove s’erge il mio re, ma pur le umili
zolle aspettan d’essere sfiorate dal suo piede.
Son pochi i savi e i grandi seduti accanto
al mio Maestro, ma Egli ha inalzato sulle
braccia il folle e così mi ha fatto
Suo servitore per sempre.

4

DESTANDOMI all’alba ho trovato la Sua lettera.
Non so che dica, perché leggere non so.
Lascerò il savio, solo co’ suoi libri, senza
turbarlo: chi sa mai s’egli possa leggervi dentro?

Io me la vo’ posare sulla fronte, io me
la vo’ Premere sul cuore.
Quando la notte placida s’inoltr e sorgano
le stelle ad una ad una, io me la spiegherò
sul grembo, e rimarrò in silenzio.
Ad alta voce me la leggeranno stormendo le foglie,
me la intonerà la correntìa
del torrente, e le sette stelle veggenti me
la canteranno dal cielo.

Non riesco a trovare quel che cerco;
non posso comprendere ciò che sapere vorrei;
ma questo messaggio non letto mi ha già reso
più lieve ed ha cambiato in cantici i miei pensieri.

5

UN pugno d’arena potea nascondere il
Tuo segno, quando io ne ignoravo il
significato.
Or che sono più savio, leggo il Tuo
segno in quanto dianzi lo nascondeva.

E’ dipinto sulle corolle dei fìori, è
portato scintillante sulla spuma dell’onda,
è inalzato in vetta alle colline.
Distolta la faccia da Te, io scorgevo
le lettere a rovescio: onde non potevo
coglierne il senso.

6

DOVE son già fatte le strade, io smarrisco
il cammino.
Nell’oceano immenso, nel cielo azzurro
non è traccia di sentiero.
La viottola è nascosta dalle ali degli
uccelli, dal fulgor delle stelle, dai fiori
delle alterne stagioni.
E io domando al cuore, se il suo sangue
porti seco la conoscenza dell’invisibile via.

7

AHAIME’! a casa non posso più rimanere,
più non sono miei lari i miei lari, poiché
l’eterno Straniero chiama, e se ne va
lunghesso la strada.
Sento picchiar nel petto il ritmo del Suo
passo; ne ho pena!
Levasi il vento, mugghia la marina.
Abbandono ogni sollecitudine e dubbiezza,
per seguir la marea che non ha requie; poiché
lo Straniero mi chiama, e se ne va lunghesso
la strada.

8

SII pronto a spingerti avanti, o cuore!
e lascia indugiare chi debba.
Poiché il tuo nome fu chiamato nel cielo
mattutino.
Non aspettare alcuno!

Il desiderio della gemma son la notte e
la rugiada, ma il fiore sbocciato invoca
libera la luce.
Frangi l’involucro, o cuore, e n’esci!

9

QUANDO rimanevo tra il mucchio de’ miei tesori,
mi sentivo simile al verme che nel buio nudresi
del frutto ov’è nato.
lo lascio questa fradicia carcere.
Non amo frequentar ruderi muscosi,
Perché anelo alla giovinezza sempiterna;
scaglio via ogni cosa che non sia tutt’ una
con me e lieve non sia coníe il mio riso.
Io corro attraverso il tempo, e tu, cuore,
senti danzar nel tuo cocchio il poeta che
canta mentre va errando.

10

TU mi prendesti per mano e mi traesti
al Tuo fianco, mi facesti sedere su
l’alto seggio al cospetto di tutti
gli uomini; ond’io divenni timido,
incapace di muovermi e di seguitar
la mia via; esitante e scongiurante
a ogni passo che non avessi a urtare
in una loro spina insidiosa.

Alfine son liberato!
Il colpo è giunto, stride l’insulto,
il mio posto è là, giri nella polvere.
Ormai dinanzi a me sono aperti i sentieri.

Aperte ho l’ali al desiderio del cielo,
Vado a raggiungere le stelle cadenti
della mezzanotte, vado a precipitarmi
nell’ombra profonda.

Somiglio a nuvola estiva in balia dell’uragano,
la quale, gettato via l’aureo diadema,
appende la folgore come spada a una catena di lampi.
Corro con folle gioia giù pel sentiero polveroso
del reietto; m’avvicino alla Tua,
finale accoglienza.

Il bimbo trova la madre quando ne lascia il grembo.
Quando io vengo separato da Te,
sbandito dalla Tua casa, sono libero di contemplare
il Tuo volto.

11

SOLO a scherno mi adorna, questa mia
gemmata catena.
M’opprime se la cingo al collo,
mi strangola se m’affanno a strapparla.
Mi serra la gola, mi soffoca il canto.
Potess’io offerirla alla Tua mano, o Signore,
e sarei salvo!
Toglila da me, e a Te in cambio m’avvinci
con un serto, perché ho vergogna di
stare al Tuo cospetto con una catena
gemmata intorno al collo!

12

Giù in fondo scorreva la Jumna, limpida;
rapida; su, in alto, lo scoglio sporgevasi
minaccioso.
Intorno, una cerchia di colline nereggianti
di boschi, e róse, a’ piedi, dai torrenti.

Govinda, il grande maestro, sedeva sullo
Scoglio leggendo le Scritture, allorché
Raghunath, il discepolo, superbo della sua
ricchezza, s’accostò salutando e gli disse:
Ho portato il mio povero dono, indegno,
forse, del tuo gradimento.”

Così dicendo, spiegò dinanzi al maestro due
anelli d’orlo adorni di pietre preziose.
Il maestro ne prese uno, se ne cinse il dito,
e i diamanti irradiarono guizzi.

A un tratto l’anello gli scivolò di mano e
rotolò giù per lo scoglio e poi nell’acqua.
“Haimé! ” gemette Raghunath e spiccò un
salto nel torrente.
Il maestro fissò gli occhi sul suo volume,
e le onde tennero e celarono ciò che avevan
rapito, e seguitarono il corso.
Già dileguava la luce del giorno allor
che Raghunath tornò, stanco e stillante
acqua, al maestro.
Desolato disse: ” Potrei ancora riprenderlo,
se tu mi dicessi dove cadde.”
Il maestro tolse l’altro anello e gettandolo
nell’acqua rispose: E’ laggiù!