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 | λογοτεχνία | Seneca (4 a.C – 65 d.C.) | 

La vita e le opere di Seneca

Lucio Anneo Seneca nacque in Spagna, a Cordova, intorno a14 a.C.; suo padre era quell’Anneo Seneca, detto il Retore, che scrisse un’opera di fondamentale importanza per la conoscenza dell’oratoria romana al tempo di Augusto; la madre Elvia era donna colta e intelligente. A completare il quadro di questa famiglia, tanto significativa nell’ambito della cultura romana, ricorderemo che il poeta Lucano era nipote di Seneca, figlio di uno dei suoi due fratelli.

Venuto a Roma coi suoi ancora fanciullo Seneca si dedicò agli studi di retorica, ma ben presto fu attratto dalla filosofia, che divenne poi l’impegno costante della sua vita.

Colpito ancor giovane da una forma acuta, pare, di asma, per rimettersi soggiornò per qualche tempo da una zia materna in Egitto. Al suo ritorno (dopo un breve periodo di attività forense) entrò a far parte del Senato, ove suscitò l’ira di Caligola per aver parlato un po’ troppo liberamente, dichiarando la sua intenzione di ridare al Senato la dignità ormai persa da tempo.

Nel 41 dC., sotto l’impero di Claudio, fu vittima di un intrigo politico e, coinvolto in uno scandalo, venne esiliato in Corsica, dove rimase per ben otto anni. Solo nel 49 la seconda moglie di Claudio, Agrippina, ottenne il richiamo dell’esule, allo scopo di affidargli l’educazione del giovane figlio Nerone.

Il filosofo si impegnò seriamente ad educare alla dignità d’animo il giovane e, quando questi divenne imperatore, affiancato da Burro, tentò di guidarlo nel governo in qualità di consigliere ufficiale. Ma ben presto il carattere ribelle del principe cominciò a sottrarsi alla benefica influenza del Maestro, facendo fallire il suo proposito di rigenerazione politica e morale. Tant’é che dopo l’uccisione di Agrippina, Seneca sfiduciato e disgustato chiese all’imperatore il permesso di lasciare i suoi incarichi; ma ne ricevette un rifiuto.

Alla morte di Burro, però, adducendo motivi di salute, si ritirò definitivamente a vita privata, per dedicarsi agli studi e alla meditazione.

Nerone, non c’è dubbio, interpretò il ritiro di Seneca come una condanna del suo operato e del suo comportamento, e quando nel 65 venne sventata la congiura pisoniana, per vendicarsi, incluse nella lista dei congiurati il suo vecchio maestro e gli inviò l’ordine di uccidersi.

E Seneca, confortato dall’amore della moglie Paolina e dalla presenza degli amici, si diede la morte tagliandosi le vene. La dignità e la nobiltà dei suoi ultimi momenti, drammaticamente descritti da Tacito (Ann. XV, 60-64), coronano splendidamente la sua vita rivelando la profonda coerenza morale dell’uomo e mettendolo inequivocabilmente al di sopra di qualsiasi critica sul suo agire nel quotidiano.

Non fu certo facile per Seneca vivere senza errori e con­traddizioni negli anni bui dell’impero neroniano; la sua opera ci fa luce sulla sua vita interiore, i suoi travagli, le sue lotte, le sue conquiste, le sue disfatte: contiene insomma tutto il suo iter spirituale verso la saggezza, difficile e faticoso nella pesante atmosfera del momento.

I filosofi non cancellano gli errori e le debolezze umane, ma, come dice Seneca stesso (De vita beata, 20), “fanno già molto per il solo fatto di concepire e dire cose oneste.”

Le opere

Oratore e poeta oltre che filosofo Seneca scrisse in vari campi. Ecco l’elenco dei suoi scritti:

Dialoghi, che raccolgono dieci brevi trattati di un argomento filosofico: Sull’ira, La provvidenza, La coerenza del saggio, La felicità, La brevità della vita, Il ritiro, La serenità dello spirito, e tre Consolatorie (A Marcia, A Polibio, Alla madre Elvia).

I trattati Sulla clemenza e Sui benefici che avrebbero dovuto essere una guida morale per Nerone.

Le Questioni naturali, che trattano di astronomia, geografia e fisica, ma senza mai trascurare anche gli sviluppi morali dei problemi.

Le lettere a Lucilio, che costituiscono il punto d’arrivo più completo di tutto il pensiero dell’autore. La forma epistolare sottolinea la volontà di Seneca di esporre sempre in forma colloquiale anche i più profondi problemi filosofici: “…le dissertazioni preparate ed esposte davanti a un pubblico – scrive lui stesso (Epist 38,1) – comportano più strepito e meno intimità. La filosofia è un consiglio buono: nessuno dà un consiglio ad alta voce…”.

Satira sulla morte di Claudio: un libello misto di prosa e poesia per colpire con mordacità chi lo aveva mandato in esilio.

Nove Tragedie di argomento mitologico, secondo i modelli greci: Ercole furente, Le Troiane, Le Fenicie, Medea, Edipo, Agamennone, Fedra, Tieste Ercole Eteo.

Ottavia: tragedia di argomento romano, che prende nome dalla prima moglie di Nerone, ripudiata poi per Poppea.