﻿{"id":173,"date":"2017-08-24T14:39:21","date_gmt":"2017-08-24T14:39:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.officineputilov.it\/?p=173"},"modified":"2017-08-24T14:39:21","modified_gmt":"2017-08-24T14:39:21","slug":"sulla-costituzione-e-sulla-legge-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pennati.net\/officineputilov\/sulla-costituzione-e-sulla-legge-elettorale\/","title":{"rendered":"SULLA COSTITUZIONE E SULLA LEGGE ELETTORALE"},"content":{"rendered":"<h4><strong>Premessa<\/strong><\/h4>\n<p>Sono nato in un periodo fortunato, ero solo adolescente quanto la nostra Repubblica tutelava al massimo storico i diritti dei cittadini, gli anni \u201970.<\/p>\n<p>In quegli anni ero troppo giovane per capire chi fossero i sessantottini, per\u00f2 erano famosi, pi\u00f9 dei padri della patria, perch\u00e9 con l\u2019approvazione della legge 300\/70, il cosiddetto \u201cStatuto dei Lavoratori\u201d si erano definitivamente gettate le basi per la massima tutela dei lavoratori.<\/p>\n<p>L\u2019Italia soffriva ancora, ma per poco, degli effetti della cosiddetta \u201cLegge Cossiga\u201d per la quale il fermo di polizia diventava spesso strumento di coercizione sulla popolazione manifestante, per\u00f2 era poca cosa se paragoniamo quegli anni ad oggi, in fondo la tutela delle libert\u00e0 era maggiore e quindi le due cose si bilanciavano, sebbene i soprusi siano sempre da condannare.<\/p>\n<p>Oggi che anche i concetti di quella legge sono stati ampiamente stravolti, e non mi riferisco \u201csolo\u201d alla riforma dell\u2019articolo 18, ma anche e soprattutto ai \u201cmodi consolidati\u201d che hanno generato una giurisprudenza contraria alle tendenze di quegli anni e, se mi \u00e8 concesso, persino allo spirito libertario della legge a tutto favore dello sfruttamento del lavoro a scopo di \u201cmaggior profitto\u201d.<\/p>\n<p>Perdendo quei valori e quelle tutele mi sono reso conto che se conoscevo appena le ragioni e gli scopi che avevano portato alle lotte operaie nel nostro paese, come in molti altri, ed all\u2019approvazione di una legge tanto tutelante, al contrario non conoscevo affatto le ragioni e gli scopi che avevano portato i padri costituenti a generare la nostra costituzione nella stesura originale, quali fossero gli intenti, ma anche e soprattutto quale fossero le paure che andavano rifuggendo.<\/p>\n<p>Da cosa stavano scappando? Come avevano pensato di proteggersi?<\/p>\n<p>Erano queste le cose che dovevo considerare prima di formulare una mia opinione, conoscere l\u2019eziopatogenesi della nostra costituzione mi permetteva di poterne vedere i retroscena e le intenzioni non espresse e non esprimibili dalle parole, ma comunque scritte tra le sue righe e leggibili sono da chi ne \u00e8 iniziato.<\/p>\n<p>Una lettura non letterale, non giuridica, non solo emozionale, ma soprattutto esoterica e pi\u00f9 compiuta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>Nuove generazioni<\/strong><\/h4>\n<p>\u00c8 normale per le nuove generazioni perdere parzialmente la memoria del passato, in particolare delle sofferenze del passato quando esse non siano pi\u00f9 presenti, cos\u00ec l\u2019essere cresciuto all\u2019ombra di una costituzione che non conoscevo bene e protetto da diritti che credevo normali e senza chiedermi perch\u00e9, era cos\u00ec e basta, era normale espressione del mio tempo, era normale rivendicare il diritto allo studio, alla salute, alla libert\u00e0, alla vita, anche se queste sembravano gi\u00e0 cos\u00ec \u201cnormali\u201d da non avere necessit\u00e0 di essere reclamate.<\/p>\n<p>Era anche normale sentirsi \u201cnormale\u201d e quando a tavola, davanti ad una certa schizzinosit\u00e0 verso il cibo offerto mio padre iniziava la frase \u201cin tempo di guerra\u2026\u201d, noi lo fermavamo subito replicando con \u201cbasta! Quando ci sar\u00e0 una guerra ci penseremo, ora pensiamo a vivere il nostro tempo di pace.\u201d<\/p>\n<p>Non sapevo di cosa stesse parlando e non mi piacevano le lezioni teoriche, il fatto che \u201cin tempo di guerra\u201d una sardina servisse ad insaporire il pane per tutta la famiglia, quando c\u2019era il pane, era normale, lo vedevamo anche nei film sul tema, guerre, carestie, povert\u00e0, si assomigliano e rendono l\u2019arte di arrangiarsi la pi\u00f9 importante per sopravvivere, ma \u201cin tempo di pace\u201d la cosa si faceva davvero poco interessante, distante ed inutile.<\/p>\n<p>Quello che pi\u00f9 non sapevo e non consideravo era che lui, come moltissimi altri giovani e meno giovani partigiano, avevano rischiato la vita spesso suo monti o, come nel caso di mio padre, facendo il corriere giovane ed insospettabile in citt\u00e0 ai tempi della resistenza.<\/p>\n<p>Quello che aveva lasciato in lui ed in tutti quelli come e pi\u00f9 di lui era una cosa per me allora inimmaginabile: erano ferite interiori che non potevano essere rimarginate come quelle fisiche, ferite che restano aperte e doloranti per tutta la loro vita, ferite nello spirito che non si chiudono mai.<\/p>\n<p>Oggi, nell\u2019affrontare il tema legge elettorale, mi chiedo se erano forse queste vivissime ferite che avevano ispirato i padri fondatori nello scrivere la nostra Costituzione Repubblicana e nell\u2019immaginare il sistema elettorale, perch\u00e9 le ferite interiori lasciate dalla privazione della libert\u00e0 e dalla negazione dei diritti, certamente portano a scrivere un atto costitutivo differente da uno non ispirato ad esse, una costituzione costruita sulle sofferenze \u00e8 forse non perfetta, ma certamente la pi\u00f9 libera e democratica immaginabile da chi ha vissuto ed ha ancora impresse quelle ferite.<\/p>\n<p>Purtroppo il 25 giugno 2013 si spegneva Emilio Colombo, l\u2019ultimo e pi\u00f9 giovane dei padri costituenti, lasciando ci orfani della testimonianza e memoria diretta anche di uno solo di essi, orfani dei soli padri che ancora avrebbero potuto spiegare e difendere la nostra costituzione con lo stesso spirito con cui l\u2019avevano scritta: da partigiani antifascisti.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi in assenza di questi padri e testimoni che mi chiedo come possiamo noi oggi comprendere i volori ed i contenuti spirituali nascosti nel testo costituente ed quali possano essere i reali pericoli futuri che i padri della patria avevano visto nel fondare la nostra nazione e nel gettarne basi durature e democratiche.<\/p>\n<p>Inoltre, se persino io, che pur non ancora vecchissimo, comincio ad avanzare in et\u00e0, ho solo ricordi di seconda mano, come potranno le generazioni successiva alla mia mantenere i valori espressi o solo sottesi ad un simile importante quasi dogmatico documento?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>Dei diritti<\/strong><\/h4>\n<p>Un diritto \u00e8 un diritto, non ha tempo ed et\u00e0, contestarlo sarebbe come contestare l\u2019attualit\u00e0 di diritti ormai entrati a far parte della nostra essenza, come quelli sanciti dalla Magna Carta, sarebbe impensabile oggi condannare qualcuno senza un processo, persino i regimi totalitari lo fanno, seppur per finta, eppure in un passato non cos\u00ec lontano non era nemmeno considerato un diritto, ma solo un privilegio riservato ai nobili.<\/p>\n<p>Va da se che se qualcosa \u00e8 stato classificato come \u201cdiritto\u201d, questi non possa essere semplicemente cassato o vanificato, ma devono esserne attentamente valutate le ragioni che ne hanno portato alla classificazione, le implicazioni che questo ha con la sua attuazione pratica e le interazioni con eventuali altri diritti che fossero in conflitto, al fine non di negarlo, ma di \u201ccontemperarlo\u201d nel modo pi\u00f9 equo possibile.<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019attivit\u00e0 normativa, legislativa e giurisprudenziale pi\u00f9 intensa sempre essere oggi rivolta alla mitigazione, fino alla negazione, dei diritti in passato acquisiti, cominciando dai diritti costituzionalmente tutelati nella nostra nazione.<\/p>\n<p>Ritenendo che non possano esistere diritti di secondo piano e che un interesse qualsiasi non direttamente proveniente da un altro diritto non possa avere impatti od influenze negative su di esso, il primo sforzo deve essere fatto nella direzione di leggere e comprendere, prima che di interpretare, qualsiasi diritto, con particolare attenzione a quelli costituzionali per i quali \u00e8 disponibile un\u2019ampia documentazione sulla discussione ad essi sottesa.<\/p>\n<p>Per queste ragioni ritengo che qualsiasi diritto costituzionale prima di essere sottomesso a \u201cleggi che lo regolamentano\u201d debba almeno essere attuato cos\u00ec com\u2019\u00e8 e non \u201cinterpretato\u201d per poter essere compresso a favore di elementi ad esso estranei.<\/p>\n<p>In questo contesto il primo diritto non esplicitamente citato dalla costituzione, ma in essa compreso, ritengo sia certamente il diritto al lavoro che indicato come fondamento della nostra nazione repubblicana non pu\u00f2 venir regolamentato per essere sottomesso ad interessi puramente economici e privati, da essere arrivato al punto di non essere nemmeno pi\u00f9 un esigibile nella nostra nazione ed esercitato solo se il profitto lo consente.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questo ambito che reputo la sentenza della Corte di Cassazione Sezione lavoro n\u00b0 25201 del 7 dicembre 2016 decisamente scandalosa, certamente corretta, dato che rispetto e non metterei mai in dubbio l\u2019operato e la buona fede di un giudice, ma sotto il profilo della fruizione del diritto fondamentale della repubblica, citato testualmente nel primo paragrafo dell\u2019articolo 1 della Costituzione in \u201cL&#8217;Italia \u00e8 una Repubblica democratica, fondata sul lavoro\u201d, scandalosa.<\/p>\n<p>Con un atto giuridico ampiamente eloquente, la corte di Cassazione ha riformato , generando un precedente e formando giurisprudenza, una sentenza del giudice di appello che aveva riammesso al lavoro un dipendente perch\u00e9 il suo licenziamento era \u201cmotivato solo dai costi e, quindi, dal mero incremento del profitto\u201d.<\/p>\n<p>La tesi aziendale era che \u201cconcedere\u201d all\u2019imprenditore \u201cla possibilit\u00e0 di sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessit\u00e0 di riduzione dei costi rappresenti un limite gravemente vincolante l\u2019autonomia di gestione dell\u2019impresa, garantito costituzionalmente\u201d, quindi la Corte, pur ammettendo che in passato vi erano effettivamente sentenze nella direzione del mantenimento del posto di lavoro, citando l\u2019articolo 3 della l. n. 604 del 1966, nella parte in cui rileva, \u201cil licenziamento per giustificato motivo \u2026 \u00e8 determinato \u2026 da ragioni inerenti all\u2019attivit\u00e0 produttiva, all\u2019organizzazione del lavoro a al regolare funzionamento di essa\u201d, ribaltava il verdetto affermando che \u201cAi fini della legittimit\u00e0 del licenziamento individuale intimato per giustificato motivo oggettivo ai sensi della L. n. 604 del 1966, art. 3, l&#8217;andamento economico negativo dell&#8217;azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all&#8217;attivit\u00e0 produttiva ed all&#8217;organizzazione del lavoro, tra le quali non \u00e8 possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditivit\u00e0 dell&#8217;impresa, determinino un effettivo mutamento dell&#8217;assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa; ove per\u00f2 il licenziamento sia stato motivato richiamando l&#8217;esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso pu\u00f2 risultare ingiustificato per una valutazione in concreto sulla mancanza di veridicit\u00e0 e sulla pretestuosit\u00e0 della causale addotta dall&#8217;imprenditore\u201d.<\/p>\n<p>La \u201crepubblica democratica fondata sul lavoro\u201d si arricchiva cos\u00ec di un nuovo elemento di diritto, quello di negare il lavoro ai suoi cittadini sulla base del diritto dell\u2019impresa di gestire autonomamente i propri affari economici.<\/p>\n<p>L\u2019esatto contrario dell\u2019articolo 1 della Costituzione che andr\u00e0 oggi riscritto come \u201cL&#8217;Italia \u00e8 una Repubblica democratica, fondata sul profitto\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>Del lavoro e della dignit\u00e0<\/strong><\/h4>\n<p>Sono queste cose che fanno diventare bolscevichi, ci si chiede quale \u201cgiustizia sociale\u201d, invocata ingannevolmente anche da Matteo Renzi in campagna per le primarie PD, ci sia nell&#8217;applicare un diritto costituzionale cos\u00ec pedissequamente a negazione di un altro diritto costituzionale, quello evidentemente non esplicitato sufficientemente bene, quale quello del lavoro, base e fondamento della nostra nazione.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile trovarsi d\u2019accordo con il Papa quando dice che \u00abIl lavoro ci d\u00e0 dignit\u00e0. Chi per manovre economiche, per fare negoziati non del tutto chiari chiude fabbriche, chiude imprese e toglie il lavoro agli uomini fa un peccato gravissimo\u00bb.<\/p>\n<p>Papa Francesco sindacalista non me lo aspettavo proprio, eppure afferma che \u00abIl mondo del lavoro \u00e8 una priorit\u00e0 umana\u00bb ed aggiunge \u00abChi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non \u00e8 un buon imprenditore: \u00e8 un commerciante. Oggi vende la sua gente, domani \u2026 vende la dignit\u00e0 propria. Si soffre sempre, e qualche volta da questa sofferenza nascono nuove idee per evitare il licenziamento. Questo \u00e8 il buon imprenditore\u00bb.<\/p>\n<p>Sindacalista e formatore di dirigenti industriali, davvero unico e singolare che al giorno d\u2019oggi serva un papa per richiamare i laici ai loro doveri fondamentali verso se stessi ed il prossimo, quello di costruire una societ\u00e0 migliore da consegnare ai nostri figli, cattolici, musulmani od agnostici che siano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>La memoria storica<\/strong><\/h4>\n<p>Purtroppo, nonostante le commemorazioni del 25 aprile, ci siamo scordati cosa abbia portato la nostra nazione ad essere quella che \u00e8, certamente \u00e8 difficile pensare ad un giorno della memoria dedicato alla costituzione, dato che approvata il 22 dicembre, promulgata il 27 ed entrata in vigore il 1\u00ba gennaio, c\u2019\u00e8 un certo affollamento e sovrapposizione di date nel periodo che potrebbe vanificarne comunque gli effetti benefici del suo ricordo.<\/p>\n<p>Ma la data non \u00e8 importante, quello che importa \u00e8 ricordare e meglio ancora conoscere, conoscere cosa abbia portato alla stesura di un testo, certamente non perfetto, ma con scritte tra le sue righe la sofferenza degli estensori.<\/p>\n<p>Sofferenza che pu\u00f2 essere trovata leggendo in particolare un testo, che propongo e poi riporto integralmente in calce, un testo del quale l\u2019inventore ed attuatore materiale del fascismo ha personalmente detto che in esso \u00ab \u00e8 stabilito nettissimamente il mio pensiero dal punto di vista filosofico e dottrinale. \u00bb<\/p>\n<p>Si tratta del libro, oggi introvabile, \u201cLa dottrina del fascismo\u201d, scritto di pugno da Benito Mussolini per essere usato come libro di testo ad uso delle scuole superiori, completando il ciclo fascista che dopo imposizioni e propaganda vedeva allora la terza fase: l\u2019educazione fascista delle nuove generazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>Leggere per capire<\/strong><\/h4>\n<p>Se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che la costituzione repubblicana italiana \u00e8 antifascista, tutti noi, o quasi tutti, siamo o dovremmo essere antifascisti.<\/p>\n<p>\u00c9 anche vero, per\u00f2, che troppo spesso parliamo del fascismo senza davvero conoscerlo, alimentando falsi miti e leggende di ogni tipo, nell\u2019una e nell\u2019altra direzione e nell\u2019era di internet e dell\u2019analfabetismo funzionale serve, forse, tornare indietro e rileggere il testo base sulla filosofia del fascismo, quella filosofia fascista subita e vissuta in prima persona dai padri costituenti e che probabilmente fu parte della loro ispirazione per non ripetere pi\u00f9 gli errori del passato, tra monarchie e dittature di ogni genere.<\/p>\n<p>Un testo scritto dallo stesso fondatore e teorico del Fascismo ad uso delle scuole superiori: \u201cLa dottrina del fascismo\u201d di Benito Mussolini.<\/p>\n<p>Certo, l\u2019idea di leggere un libro scritto da Mussolini in persona pu\u00f2 scandalizzare qualcuno, ma per combattere un nemico lo si deve conoscere e non chiudere gli occhi davanti a lui, si deve guardarlo per bene in faccia, comprenderlo e poi combatterlo consapevolmente al meglio.<\/p>\n<p>La costituzione fu scritta da chi i contenuti di quel libro li conosceva perfettamente per esperienza diretta ed anche se forse nessuno di loro lo aveva mai letto sicuramente tutti lo avevano capito e per poter anche noi comprendere proprio quel libro in particolare pu\u00f2 darci indicazioni sui valori civili ed antifascisti che chi l\u2019ha scritta ha voluto fortissimamente avere nella nostra Costituzione Repubblicana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>La dottrina del fasciamo \u2013 Benito Mussolini 1936<\/strong><\/h4>\n<p>Nella prefazione l\u2019editore, Hulrico Hoepli di milano, ci avverte che la parte fondamentale \u201c\u00e8 costituita dallo scritto del Duce, nel quale \u2013 son, parole Sue \u2013 \u00ab \u00e8 stabilito nettissimamente il mio pensiero dal punto di vista filosofico e dottrinale. \u00bb\u201d, un libro, quindi, ed un contenuto che non pu\u00f2 essere trascurato in qualsiasi momento si voglia riformare in qualsiasi modo il sistema legislativo italiano, specie se in modo permanente e duraturo.<\/p>\n<p>In quel libro e solo in quel libro si trovano concentrate tutte le idee fondamentali dalle quali nel 1947 si scappava nell\u2019immaginare il futuro di uno stato ormai libero dal fascismo, in esso \u00e8 scritto che \u201cCome ogni salda concezione politica, il Fascismo \u00e8 prassi ed \u00e8 pensiero, azione a cui \u00e8 immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro\u201d, anche se, forse, le frasi centrali da meglio analizzare sono le modalit\u00e0 con cui si esplicita il fascismo.<\/p>\n<p>Mussolini sostiene che i \u201cRegimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si d\u00e0 al popolo l\u2019illusione di essere sovrano, mentre la vera effettiva sovranit\u00e0 sta in altre forze talora irresponsabili e segrete\u201d, riducendo la figura dell\u2019elettore e della democrazia ad una semplice illusione di se stessa, infatti \u201cLa democrazia \u00e8 un regime senza re, ma con moltissimi re talora pi\u00f9 esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno.\u201d<\/p>\n<p>Quindi, per Mussolini e conseguentemente per il fascismo, la democrazia \u00e8 pericolosa per la governabilit\u00e0 dello stato che non deve avere troppi partecipanti ad esso, curiosa assonanza con le limitazioni di eleggibilit\u00e0 che si vogliono introdurre con sempre pi\u00f9 forza da qualche tempo a questa parte.<\/p>\n<p>Continuando la lettura si evidenzia anche che \u201cQuesto spiega perch\u00e9 il Fascismo, pur avendo prima del 1922 \u2013 per ragioni di contingenza \u2013 assunto un atteggiamento di tendenzialit\u00e0 repubblicana, vi rinunci\u00f2 prima della marcia su Roma, convinto che la questione delle forme politiche di uno Stato non \u00e8, oggi, preminente e che studiando nel campionario delle monarchie passate e presenti, delle repubbliche passate e presenti, risulta che monarchia e repubblica non sono da giudicare sotto la specie dell\u2019eternit\u00e0, ma rappresentano forme nelle quali si estrinseca.\u201d<\/p>\n<p>Concetto di non immutabilit\u00e0 nel tempo delle norme e delle forme di governo, inclusi le tutele sui diritti, in qualche modo espresso curiosamente anche da Renzi da primo ministro nei suoi discorsi pre-referendari.<\/p>\n<p>Per il Duce la soluzione era una finta democrazia ed uno stato padrone sovrapposto ad una sorta di illusione collettiva nel quale \u201cla democrazia pu\u00f2 essere diversamente intesa, cio\u00e8 se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il Fascismo pot\u00e9 da chi scrive essere definito una \u00abdemocrazia organizzata, centralizzata, autoritaria\u00bb\u201d.<\/p>\n<p>Benito Mussolini descrive il fascismo come una sorta di democrazia imposta con norme vessatorie e stato di polizia, i padri fondatori, che certamente conoscevano bene la materia filosofica, provati da tale sitema totalitario decisero, probabilmente, di opporvisi nell\u2019unico modo che consideravano possibile ed ancor oggi valido: nell\u2019attuare un allargamento pi\u00f9 ampio possibile della democrazia e non nella sua compressione per fini di semplice governabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019ingovernabilit\u00e0 di una nazione come quella italiana non era quindi vista un pericolo tanto grande se comparato con la possibilit\u00e0 di una compressione della sua democrazia e della partecipazione dei cittadini alla vita politica, per cui la seconda frase dell\u2019articolo 1 dell\u2019atto costitutivo italiano fu: \u201cLa sovranit\u00e0 appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019analisi del testo alla luce del pensiero di Mussolini \u00e8 interessante, perch\u00e9 se \u00e8 vero che la sovranit\u00e0 spetta al popolo, come Mussolini e come governanti, i costituenti si erano posti anche il problema di generare comunque un limite e questo altri non poteva essere che l\u2019atto costitutivo stesso, quindi la legge doveva attuarne il contenuto e mai interpretarlo o tanto meno stravolgerlo, cose che attraverso la Corte Costituzionale ancora avviene, ma che nell\u2019uso comune della giurisprudenza viene in alcuni casi specifici, come per il diritto di sciopero in essa citato, nei fatti negato attraverso tali e tanti impedimenti da vanificarne l\u2019esercizio.<\/p>\n<p>In questa ottica, la rinuncia o la limitazione della democrazia in favore della governabilit\u00e0 gi\u00e0 proposta in modo sostanzialmente identico nelle due modifiche costituzionali avviate da Berlusconi nel 20016 e da Renzi nel 2016 sembra realizzare in pieno le idee fasciste che da quasi un secolo rifuggiamo, la domanda quindi non dovrebbe essere se vogliamo cambiare, ma se davvero vogliamo tornare indietro o se, volendo cambiare a tutti i costi, non sia meglio pensare ad uno stato dove la democrazia diretta sia pi\u00f9 presente al posto di uno stato dove la democrazia delegata rende tutto ingovernabile.<\/p>\n<p>Allargamento democratico, quindi, non sue limitazioni.<\/p>\n<p>Se osserviamo il problema da questo punto di vista sembra chiaro che quello che ci manca non sono limitazioni alla democrazia ma procedure in suo favore e per il sostegno di iniziative popolari affinch\u00e8 la proposta e l\u2019approvazione collettiva delle nuove norme sia semplice ed efficace, il grande accentramento di tutto ci\u00f2 nello stato ed il difficile avvicinamento al potere legislativo che rende i cittadini pi\u00f9 vicini all\u2019idea di sudditi che di sovrani fa il paio con l\u2019idea Mussoliniana antiindividualistica che egli stesso esprime: \u201cla concezione fascista \u00e8 per lo Stato ed \u00e8 per l\u2019individuo in quanto esso coincide con lo Stato\u201d e \u201ccontro il liberalismo classico\u201d, arrivando a dichiarare che \u201cIl concetto di libert\u00e0 non \u00e8 assoluto perch\u00e9 nella vita nulla vi \u00e8 di assoluto. La libert\u00e0 non \u00e8 un diritto, \u00e8 un dovere. Non \u00e8 una elargizione: \u00e8 una conquista; non \u00e8 un\u2019eguaglianza: \u00e8 un privilegio. Il concetto di libert\u00e0 muta col passare del tempo. C\u2019\u00e8 una libert\u00e0 in tempo di pace che non \u00e8 pi\u00f9 la libert\u00e0 in tempo di guerra. C\u2019\u00e8 una libert\u00e0 in tempo di ricchezza che non pu\u00f2 essere concessa in tempo di miseria.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>Le forme elettorali<\/strong><\/h4>\n<p>In altri sistemi di governo, quello svizzero, per esempio, le consultazioni popolari per confermare l\u2019operato del legislatore sono alla base della democrazia e nell&#8217;era di internet la relativa spesa e procedure sono enormemente abbattuti e pi\u00f9 semplici, tanto che persino nell&#8217;Appenzeller, dove le donne hanno acquisito il voto solo dal 1990 e fino al 1996 il popolo si esprimeva in piazza per alzata di mano, si vota per corrispondenza o tramite internet con costi risibili, e chi pu\u00f2 dire che la svizzera sia un paese sottosviluppato od una dittatura?<\/p>\n<p>Non ci sono scuse, quindi, esistono modi e modalit\u00e0 democratiche efficienti ed economici anche senza dover rinunciare al bicameralismo, la cui funzione \u00e8 principalmente quella di assicurare il pluralismo e l\u2019equilibrio fra i poteri, tanto da essere in vigore in moltissimi paesi democratici al mondo senza essere messa in discussione. Francia e Stati Uniti hanno due camere e persino l\u2019Unione Europea ha due assemblee che legiferano insieme e che sono, in modo diretto od indiretto, elette dai cittadini in modo chiaro e responsabile.<\/p>\n<p>Con tutta probabilit\u00e0, il quesito che i padri fondatori volevano risolvere era se governare a tutti i costi od inchinarsi democraticamente davanti alla nazione in quanto individuo e non stato padrone.<\/p>\n<p>La soluzione costituzionale trovata nel 1947 \u00e8 forse perfettibile, ma i perfezionamenti dovrebbero dirigersi nel senso dell\u2019allargamento della democrazia e non della sua limitazione, il primo \u00e8 spirito antifascista, il secondo conferma della teoria che \u201cIl Fascismo nega che il numero, per il semplice fatto di essere numero, possa dirigere le societ\u00e0 umane; nega che questo numero possa governare attraverso una consultazione periodica; afferma la disuguaglianza irrimediabile e feconda e benefica degli uomini che non si possono livellare attraverso un fatto meccanico ed estrinseco com\u2019\u00e8 il suffragio universale.\u201d<\/p>\n<p>Sessantanove anni fa si scappava dal concetto che \u201cChi pu\u00f2 risolvere le drammatiche contraddizioni del capitalismo \u00e8 lo Stato. Quella che si chiama crisi, non si pu\u00f2 risolvere se non dallo Stato, entro lo Stato\u201d e che \u201cLo Stato fascista organizza la Nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libert\u00e0 inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali.\u201d, oggi siamo chiamati a guardare avanti, facciamolo, ma con gli occhi bene aperti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>La proposta (ovvero l&#8217;idea)<\/strong><\/h4>\n<p>Il mio punto di vista, quindi, \u00e8 quello di partire dal ripristino del sistema elettorale originario, delle quote originarie di sostegno per le candidature e la partecipazione politica e l\u2019elezione di un governo che se non alla governabilit\u00e0 guardi alla democrazia il cui primo compito non debba essere quello di far solo quadrare i conti, necessit\u00e0 che pu\u00f2 essere derogata di fronte alla tutela di un diritto, e che da quando \u00e8 stato introdotto in costituzione il pareggio del bilancio dello stato perch\u00e9 \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d \u00e8 attuato anche e soprattutto a discapito di diritti primari, come la salute, l\u2019istruzione, la vita, ma deve essere orientata al migliore ascolto e risposta delle necessit\u00e0 collettive e singole dei suoi milioni di sovrani che attraverso una forma di democrazia diretta, oggi assente, possano contribuire effettivamente alla gestione dello stato, esserne per questo coinvolti e partecipi, sostenendolo ed assumendo decisioni e responsabilit\u00e0 per se stessi in modo democratico.<\/p>\n<p>Il periodo storico che viviamo e la tecnologia a disposizione permette tutto questo senza costi eccessivi, altrove gi\u00e0 succede e noi italiani siamo sempre stati orgogliosi di aver inventato quasi tutto e di essere stati i primi in quasi tutti i casi del passato.<\/p>\n<p>Abbiamo la tecnologia e le capacit\u00e0, dimostriamo di saper usare bene entrambe.<\/p>\n<p>f.to Pierluigi Pennati<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>============================<\/p>\n<h4><strong>Il libro<\/strong><\/h4>\n<p>Riporto di seguito il testo integrale dell\u2019ormai introvabile libro \u201cLa dottrina del fasciamo\u201d scritto da Benito Mussolini, ed. Hoepli. 1936.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>LA DOTTRINA DEL FASCISMO di Benito MUSSOLINI<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>PREFAZIONE<\/h4>\n<p>I programmi scolastici approvati col R. D. 7 maggio 1936-XIV, n. 762, prescrivono, per i licei classici e\u00a0 scientifici e gli istituti magistrali, la conoscenza della \u00ab Dottrina del Fascismo \u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Editore \u00e8 pertanto lieto di offrire agli insegnanti e agli alunni questo volume la cui parte fondamentale \u00e9 costituita dallo scritto del DUCE, nel quale \u2013 son, parole Sue \u2013 \u00ab \u00e8 stabilito nettissimamente il mio pensiero dal punto di vista filosofico e dottrinaIe \u00bb.<\/p>\n<p>Segue una appendice che raccoglie le leggi pi\u00f9 importanti, anche le recentissime, del Regime. Gli studenti meditino queste leggi che realizzano i postulati della dottrina mussoliniana. Diciamo realizzano, perch\u00e9 i provvedimenti legislativi sono la<span style=\"font-size: 1.5rem\">\u00a0attuazione immediata dei principi del Fascismo e ne preparano gli sviluppi. Bisogna, interpretare al di l\u00e0 della lettera medesima \u2014 pur cosi esplicita \u2014 lo spirito delle leggi fasciste, si vedr\u00e0 allora come la precisione e perfino l\u2019aridit\u00e0 del linguaggio si animino di un\u2019irresistibile eloquenza.<\/span><\/p>\n<p>L\u2019EDITORE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>INDICE<\/h4>\n<p>CAPITOLO I<\/p>\n<p>IDEE FONDAMENTALI<\/p>\n<p>1] Il Fascismo come filosofia<\/p>\n<p>2] Concezione spiritualistica<\/p>\n<p>3] Concezione positiva della vita come lotta<\/p>\n<p>4] Concezione etica<\/p>\n<p>5] Concezione religiosa<\/p>\n<p>6] Concezione etica e realistica<\/p>\n<p>7] Antiindividualismo e libert\u00e0<\/p>\n<p>8] Antisocialismo e corporativismo<\/p>\n<p>9] Democrazia e Nazione<\/p>\n<p>10] Concetto dello Stato<\/p>\n<p>11] Stato etico<\/p>\n<p>12] Contenuto dello Stato<\/p>\n<p>13] Autorit\u00e0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO II<\/p>\n<p>DOTTRINA POLITICA E SOCIALE<\/p>\n<p>1] Origini della dottrina<\/p>\n<p>2] Svolgimento<\/p>\n<p>3] Contro il pacifismo: la guerra, e la vita come dovere<\/p>\n<p>4] La politica demografica e il &#8220;prossimo&#8221;<\/p>\n<p>5] Contro il materialismo storico e il principio della lotta di classe<\/p>\n<p>6] Contro le ideologie democratiche<\/p>\n<p>7] Le menzogne della democrazia<\/p>\n<p>8] Contro le dottrine liberali<\/p>\n<p>9] Il Fascismo non torna indietro<\/p>\n<p>10] Valore e missione dello Stato<\/p>\n<p>11] L&#8217;unit\u00e0 dello Stato e le contraddizioni del capitalismo<\/p>\n<p>12] Lo Stato fascista e la religione<\/p>\n<p>13] Impero e disciplina<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO I<\/p>\n<p>IDEE FONDAMENTALI<\/p>\n<p>Il Fascismo come filosofia. Concezione spiritualistica. Concezione positiva della vita come lotta. Concezione etica. Concezione religiosa. Concezione etica e realistica. Antiindividualismo e libert\u00e0. Antisocialismo e corporativismo. Democrazia e Nazione. Concetto dello Stato. Stato etico. Contenuto dello Stato. Autorit\u00e0.<\/p>\n<p>1] Come ogni salda concezione politica, il Fascismo \u00e8 prassi ed \u00e8 pensiero, azione a cui \u00e8 immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>1 <\/sup>Ora, il Fascismo italiano, pena la morte o. peggio, il suicidio, deve darsi un &#8220;corpo di dottrine&#8221;. Non saranno, non devono essere delle camicie di Nesso che ci vincolino per l\u2019eternit\u00e0 \u2013 poich\u00e9 il domani \u00e8 misterioso e impensato \u2013 ma devono costituire una norma orientatrice della nostra quotidiana attivit\u00e0 politica e individuale.<\/em><br \/>\n<em> Io stesso, che le ho dettate, sono il primo a riconoscere che le nostre modeste tavole programmatiche \u2013 gli orientamenti teorici e pratici del Fascismo \u2013 devono essere rivedute, corrette, ampliata, corroborate, perch\u00e9 qua e l\u00e0 hanno subito le ingiurie del tempo. Credo che il nocciolo essenziale sia sempre nei suoi postulati, che per due anni hanno servito come segnale di raccolta per le schiere del Fascismo italiano; ma, pur prendendo l\u2019avvio da quel nucleo primigenio, \u00e8 tempo di procedere ad una ulteriore, pi\u00f9 ampia elaborazione dello stesso programma.<\/em><br \/>\n<em> A quest&#8217;opera di vita per il Fascismo dovrebbero con particolare fervore concorrere tutti i fascisti d&#8217;Italia, specialmente in quelle zone, dove, col patto o senza, si \u00e8 pervenuti ad una pacifica convivenza dei due movimenti antagonistici.<\/em><br \/>\n<em> La parola \u00e8 un po&#8217; grossa; ma io vorrei che nei due mesi che ci separano dall&#8217;Adunata Nazionale si creasse la filosofia del Fascismo italiano. Milano con la sua prima scuola di propaganda e cultura concorre a questo scopo. Non si tratta soltanto di preparare gli elementi programmatici sui quali poggiare solidamente la organizzazione di quel partito nel quale dovr\u00e0 sfociare ineluttabilmente il movimento fascista; si tratta anche di smentire la stupida fola, secondo la quale nel Fascismo ci sarebbero soltanto dei violenti e non anche, com&#8217;\u00e8 in realt\u00e0, degli spiriti inquieti e meditativi.<\/em><br \/>\n<em> Questo indirizzo nuovo dell\u2019attivit\u00e0 fascista non danneggia \u2013 ne sono certissimo \u2013 quel magnifico spirito e temperamento di bellicosit\u00e0, caratteristica peculiare del Fascismo. Attrezzare il cervello di dottrine e di solidi convincimenti non significa disarmare, ma irrobustire, rendere sempre pi\u00f9 cosciente l&#8217;azione. I soldati che si battono con cognizione di causa sono sempre i migliori. Il Fascismo pu\u00f2 e deve prendere a divisa il binomio mazziniano: Pensiero e Azione. [Lettera a M. Bianchi, 27 agosto 1921, in occasione dell&#8217;apertura della Scuola di propaganda e cultura fascista in Milano; v.- Messaggi e Proclami, Milano, Libreria d&#8217;Italia, 1929, pag. 39.]<\/em><br \/>\n<em> Bisogna mettere in contatto i fascisti, far si che la loro attivit\u00e0 sia anche una attivit\u00e0 di dottrina, una attivit\u00e0 spirituale e di pensiero&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Ora, se i nostri avversari fossero stati presenti alla nostra- riunione, si sarebbero convinti che il Fascismo non \u00e8 soltanto azione, \u00e8 anche pensiero&#8230; [Scritti e Discorsi: 1924, edizione definitiva; Hoepli, Milano, vol. IV, pag. 243. Nelle note seguenti sar\u00e0 indicata con \u201cS. e D.\u00b0&#8217; la edizione definitiva degli Scritti e Discorsi di Benito Mussolini.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ha quindi una forma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale\u00a0 che la eleva a formula di verit\u00e0 nella storia superiore del pensiero<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>2<\/sup> Oggi io affermo che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizzazione, e universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso \u00e8 universale nello spirito, n\u00e9 potrebbe essere altrimenti. Lo spirito \u00e8 universale per la sua stessa natura. Si pu\u00f2 quindi prevedere una Europa fascista, una Europa che inspiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo. Una Europa cio\u00e8 che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno, dello Stato del XX secolo, ben diverso dagli Stati che esistevano prima del 1789 o che si formarono dopo. Il Fascismo oggi risponde ad esigenze di carattere universale. Esso risolve infatti il triplice problema dei rapporti fra Stato e individuo, fra Stato e gruppi, fra gruppi e gruppi organizzati. [S. e D.: 1930; vol. VII, pag. 230.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si agisce spiritualmente nel mondo come volont\u00e0 umana dominatrice di volont\u00e0 senza un concetto della realt\u00e0 transeunte e particolare su cui bisogna agire, e della realt\u00e0 permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l&#8217;uomo; e per conoscere l&#8217;uomo bisogna conoscere la realt\u00e0 e le sue leggi. Non c\u2019\u00e8 concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di idee che si svolge in una costruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma \u00e8 sempre, almeno virtualmente, una concezione organica del mondo.<\/p>\n<p>2] Cosi il Fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>3<\/sup> Questo processo politico \u00e8 affiancato da un processo filosofico: se \u00e8 vero che la materia \u00e8 rimasta per un secolo sugli altari, oggi \u00e8 lo spirito che ne prende il posto. Conseguentemente vengono ripudiate tutte le manifestazioni peculiari dello spirito democratico: il facilonismo, l\u2019improvvisazione, la mancanza di senso personale di responsabilit\u00e0, l\u2019esaltazione del numero e di quella misteriosa divinit\u00e0 che si chiama &#8220;popolo&#8221;. Tutte le creazioni dello spirito \u2013 a cominciare da quelle religiose \u2013 vengono al primo piano, mentre nessuno osa pi\u00f9 attardarsi nelle posizioni di quell&#8217;anticlericalismo che fu, per molti decenni, nel mondo occidentale, l\u2019occupazione preferita della democrazia. Quando si dice che Dio ritorna, s&#8217;intende affermare che i valori dello spirito ritornano. [S. e D.: 1922; vol. II, pag. 264.]<\/em><br \/>\n<em> Vi \u00e8 una zona riservata, pi\u00f9 che alla ricerca, alla meditazione dei supremi fini della vita. Quindi, la scienza parte dall`esperienza ma sbocca fatalmente nella filosofia e, a mio avviso, solo la filosofia pu\u00f2 illuminare la scienza e portarla sul terreno dell&#8217;idea universale. [S. e D.: vol. V, pagina 464.]<\/em><br \/>\n<em> Il movimento fascista per essere compreso deve essere considerato in tutta la sua vastit\u00e0 e profondit\u00e0 di fenomeno spirituale. Le sue manifestazioni sono state le pi\u00f9 potenti e le pi\u00f9 decisive, ma non bisogna fermarsi ad esse. Il Fascismo italiano non \u00e8 stato infatti solamente una rivolta politica contro governi fiacchi e incapaci che avevano lasciato decadere l\u2019autorit\u00e0 dello Stato e minacciavano di arrestare l\u2019Italia sulla via del suo maggiore sviluppo, ma \u00e8 stato una rivolta spirituale contro vecchie ideologie che corrompevano i sacri principi della religione, della patria e della famiglia. Rivolta spirituale dunque, il Fascismo \u00e8 stato espresso direttamente dal popolo. [Un messaggio al pubblico inglese, 5 gennaio 1924; o.: Messaggi e Proclami, Milano, Libreria d&#8217;Italia, 1929, p. 107.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mondo per il Fascismo non \u00e8 questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l&#8217;uomo \u00e8 un individuo separato da tutti gli altri e per s\u00e9 stante, ed \u00e8 governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L\u2019uomo del Fascismo \u00e8 individuo che \u00e8 nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l\u2019istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l\u2019individuo, attraverso l\u2019abnegazione di s\u00e9, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell\u2019esistenza tutta spirituale in cui \u00e8 il suo valore di uomo.<\/p>\n<p>3] Dunque concezione spiritualistica, sorta anch\u2019essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell\u2019Ottocento. Antipositivistica, ma positiva: non scettica, n\u00e9 agnostica, n\u00e9 pessimistica, n\u00e9 passivamente ottimistica, come sono in genere le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell\u2019uomo, che con la sua libera volont\u00e0 pu\u00f2 e deve crearsi il suo mondo. Il Fascismo vuole l&#8217;uomo attivo e impegnato nell\u2019azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficolt\u00e0 che ci sono, e pronto ad affrontarle. Concepisce la vita come lotta, pensando che spetti all\u2019uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di lui, creando prima di tutto in s\u00e9 stesso lo strumento (fisico, morale, intellettuale) per edificarla. Cosi per l\u2019individuo singolo, cos\u00ec per la nazione, cos\u00ec per l\u2019umanit\u00e0 <sup>4<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>4<\/sup> La lotta \u00e8 l\u2019origine di tutte le cose perch\u00e9 la vita \u00e8 tutta piena di contrasti: c&#8217;\u00e8 l\u2019amore e l&#8217;odio, il bianco e il nero, il giorno e la notte, il bene e il male, e finch\u00e9 questi contrasti non si assommano in equilibrio, la lotta sar\u00e0 sempre nel fondo della natura umana, come suprema fatalit\u00e0. E del resto \u00e8 bene che sia cos\u00ec. Oggi pu\u00f2 essere la lotta di guerra economica, di idee, ma il giorno in cui pi\u00fa non si lottasse, sarebbe giorno di malinconia, di fine, di rovina. Ora, questo giorno non verr\u00e0. Appunto perch\u00e9 la storia si presenta sempre come un panorama cangiante. Se si pretendesse di ritornare alla calma, alla pace, alla tranquillit\u00e0, si combatterebbero le odierne tendenze dell&#8217;attuale periodo dinamico. Bisogna prepararsi ad altre sorprese, ad altre lotte. Non ci sar\u00e0 un periodo di pace sino a quando i popoli si abbandoneranno ad un sogno cristiano di fratellanza universale e potranno stendersi la mano oltre gli oceani e le montagne. Io, per mio conto, non credo troppo a questi ideali, ma non li escludo perch\u00e9 io non escludo niente&#8230; [S. e D.: 1921; vol. II, pagg. 99-100.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi l\u2019alto valore della cultura in tutte le sue forme (arte, religione, scienza)<sup>5<\/sup>, e l&#8217;importanza grandissima dell&#8217;educazione. Quindi anche il valore essenziale del lavoro, con cui l\u2019uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale).<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>5<\/sup> Intendo l&#8217;onore delle nazioni nel contributo che hanno dato alla cultura dell\u2019umanit\u00e0. [E. Ludwig, Colloqui con Mussolini, 1932, pag. 199.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4] Questa concezione positiva della vita \u00e8 evidentemente una concezione etica. E investe tutta la realt\u00e0, nonch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 umana che la signoreggia. Nessuna azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. La vita perci\u00f2 quale la concepisce il fascista \u00e8 seria, austera, religiosa: tutta librata in un mondo sorretto dalle forze morali e responsabili dello spirito. ll fascista disdegna la vita &#8220;comoda&#8221;<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>6<\/sup> Chiamai invece questa organizzazione: \u00ab Fasci italiani di combattimento \u00bb. In questa parola dura e metallica c&#8217;era tutto il programma del Fascismo, cos\u00ec come io lo sognavo, cos\u00ec come io lo volevo, cosi come io l`ho fatto!<\/em><br \/>\n<em> Ancora questo \u00e8 il programma, o camerati: combattere.<\/em><br \/>\n<em> Per noi fascisti la vita \u00e8 un combattimento continuo, incessante che noi accettiamo con grande disinvoltura, con grande coraggio, con la intrepidezza necessaria. [S. e D.: 1926; vol. V, pagg. 297-98.]<\/em><br \/>\n<em> Eccoci persino di nuovo al nocciolo della filosofia fascista. Quando un filosofo finlandese mi preg\u00f2 recentemente di dargli il senso del Fascismo in una frase, io scrissi in lingua tedesca: \u00ab Noi siamo contro la vita comoda!\u203a Ludwig, 1. c., pag. 190.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5] Il Fascismo \u00e8 una concezione religiosa<sup>7<\/sup>, in cui l\u2019uomo \u00e8 veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una Volont\u00e0 obiettiva che trascende l\u2019individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una societ\u00e0 spirituale. Chi nella politica religiosa del regime fascista si \u00e8 fermato a considerazioni di mera opportunit\u00e0, non ha inteso che il Fascismo, oltre a essere un sistema di governo, \u00e8 anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>7<\/sup> Se il Fascismo non fosse una fede, come darebbe lo stoicismo e il coraggio ai suoi gregari? Solo una fede, che ha raggiunto le altitudini religiose, solo una fede pu\u00f2 suggerire le parole uscite dalle labbra ormai esangui di Federico Florio. [S. e D.: 1922; vol. ll, pag. 233.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6] Il Fascismo \u00e8 una concezione storica, nella quale l\u2019uomo non \u00e8 quello che \u00e8 se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano. Donde il gran valore della tradizione nelle memorie, nella lingua, nei costumi, nelle norme del vivere sociale<sup>8<\/sup>. Fuori della storia l\u2019uomo \u00e8 nulla. Perci\u00f2 il Fascismo \u00e8 contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo sec. XVIII; ed \u00e8 contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso non crede possibile la \u201cfelicit\u00e0\u201d sulla terra, come fu nel desiderio della letteratura economicistica del 700, e quindi respinge tutte le concezioni teleologiche per cui a un certo periodo della storia ci sarebbe una sistemazione definitiva del genere umano. Questo significa mettersi fuori della storia e della vita che \u00e8 continuo fluire e divenire. Il Fascismo politicamente vuol essere una dottrina realistica; praticamente, aspira a risolvere solo i problemi che si pongono storicamente da s\u00e9 e che da s\u00e9 trovano o suggeriscono la propria soluzione<sup>9<\/sup>. Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel processo della realt\u00e0 e impadronirsi delle forze in atto<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><em><sup>8<\/sup> La tradizione \u00e8 certamente una delle pi\u00f9 grandi forze spirituali dei popoli in quanto che \u00e8 una creazione successiva e costante della loro anima. [S. e D.: 1922; vol. Il, pag. 235.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>9<\/sup> Il nostro temperamento ci porta a valutare l\u2019aspetto concreto dei problemi, non gi\u00e0 le loro sublimazioni ideologiche o mistiche. Per questo ritroviamo facilmente l&#8217;equilibrio [S. e D.: 1917; vol. I, pag. 272.]<\/em><br \/>\n<em><em> La nostra battaglia \u00e8 pi\u00f9 ingrata ma \u00e8 pi\u00f9 bella, perch\u00e9 ci impone di contare soltanto sulle nostre forze. Noi abbiamo stracciato tutte le verit\u00e0 rivelate, abbiamo sputato su tutti i dogmi, respinto tutti i paradisi, schernito tutti i ciarlatani \u2013 bianchi, rossi, neri \u2013 che mettono in commercio le droghe miracolosa per dare la &#8220;felicit\u00e0&#8221; al genere umano. Non crediamo ai programmi, agli schemi, ai santi, agli apostoli: non crediamo soprattutto alla felicit\u00e0, alla salvazione, alla terra promessa. Non crediamo a una soluzione unica \u2013 sia essa di specie economica o politica o morale \u2013 a una soluzione lineare dei problemi della vita, perch\u00e9 \u2013 o illustri cantastorie di tutte le sacristie \u2013 la vita non \u00e8 lineare e non la ridurrete mai a un segmento chiuso fra bisogni primordiali. [S. e D.: 1920; vol. II, pagine 53-4.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>10<\/sup> Noi non siamo, noi non vogliamo essere mummia perennemente immobili con la faccia rivolta allo stesso orizzonte, o rinchiuderci tra le siepi anguste della beghinit\u00e1 sovversiva, dove si biascicano meccanicamente le formule corrispondenti alle preci delle religioni professate; ma siamo uomini e uomini vivi che vogliamo dare il nostro contributo, sia pure modesto, alla creazione della storia. [S. e D.: 1914; vol. I, pag. 8.]<\/em><br \/>\n<em> Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza; ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ci\u00f2 che \u00e8 ipoteca arbitraria sul misterioso futuro. [S. e D.: 1921; vol. II, pagina 153.]<\/em><br \/>\n<em> Davanti alle parole ed ai concetti che vi si riannodano, di destra e di sinistra, di conservazione e di rinnovazione, di tradizione e di progresso, noi non ci aggrappiamo disperatamente al passato, come a tavola suprema di salvezza, n\u00e9 ci lanciamo a capofitto fra le nebbie seducenti dell\u2019avvenire. [S. e D.: 1922; vol. II, pag. 236.]<\/em><br \/>\n<em> Il negativo, l&#8217;eterno immobile, \u00e8 dannazione. Io sono per il movimento. Io sono un marciatore. [Ludwig, 1. c., pag. 204.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7] Antiindividualistica, la concezione fascista \u00e8 per lo Stato; ed \u00e8 per l\u2019individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volont\u00e0 universale dell&#8217;uomo nella sua esistenza storica<sup>11<\/sup>. \u00c8 contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all\u2019assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si \u00e8 trasformato nella stessa coscienza e volont\u00e0 popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell\u2019interesse dell\u2019individuo particolare; il Fascismo riafferma lo Stato come realt\u00e0 vera dell\u2019individuo<sup>12<\/sup>. E se la libert\u00e0 dev&#8217;essere l\u2019attributo dell\u2019uomo reale, e non di quell\u2019astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il Fascismo \u00e8 per la libert\u00e0. \u00c8 per la sola libert\u00e0 che possa essere una cosa seria, la libert\u00e0 dello Stato e dell\u2019individuo nello Stato<sup>13<\/sup>. Giacch\u00e9, per il fascista, tutto \u00e8 nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il Fascismo \u00e8 totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unit\u00e0 di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>11<\/sup> Siamo i primi ad avere affermato, di fronte all\u2019individualismo demoliberale, che l\u2019individuo non esiste, se non in quanto \u00e8 nello Stato e subordinato alle necessit\u00e0 dello Stato, e che, man mano che la civilt\u00e0 assume forme sempre pi\u00f9 complesse, la libert\u00e0 dell&#8217;individuo sempre pi\u00f9 si restringe. [S. e D.: 1929; vol. VII, pag. 147.]<\/em><br \/>\n<em> Il senso dello Stato grandeggia nella coscienza degli Italiani, i quali sentono che solo lo Stato \u00e8 la insostituibile garanzia della loro unit\u00e0 e della loro indipendenza; che solo lo Stato rappresenta la continuit\u00e0 nell&#8217;avvenire della loro stirpe e della loro storia! [Id., pag. 152.]<\/em><br \/>\n<em> Se negli ottanta anni trascorsi abbiamo realizzato dei progressi cosi imponenti, voi pensate e potete supporre e prevedere che nei prossimi cinquanta od ottanta anni il cammino dell&#8217;Italia, di questa Italia che noi sentiamo cosi potente, cosi percorsa da linfe vitali, sar\u00e0 veramente grandioso specialmente se durer\u00e0 la concordia di tutti i cittadini, se lo Stato continuer\u00e0 ed essere l&#8217;arbitro nelle contese politiche e sociali, se tutto sar\u00e0 nello Stato e niente fuori dello Stato, perch\u00e9 oggi non si concepisce un individuo fuori dello Stato se non sia l\u2019individuo selvaggio che non pu\u00f2 rivendicare per s\u00e9 che la solitudine e la sabbia del deserto. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 173.]<\/em><br \/>\n<em><em> Il Fascismo ha restituito allo Stato la sua attivit\u00e0 sovrana \u2013 rivendicandone, contro tutti i particolarismi di classe e di categoria, l&#8217;assoluto valore etico; ha restituito al governo dello Stato, ridotto a strumento esecutivo dell&#8217;assemblea elettiva, la sua dignit\u00e0 di rappresentante della personalit\u00e0 dello Stato e la pienezza della sua potest\u00e0 di imperio; ha sottratto l\u2019amministrazione alle pressioni di tutte le faziosit\u00e0 e di tutti gli interessi. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 292.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>12<\/sup> N\u00e9 si pensi di negare il carattere morale dello Stato fascista, perch\u00e9 io mi vergognerei di parlare da questa tribuna se non sentissi di rappresentare la forza morale e spirituale dello Stato. Che cosa sarebbe lo Stato se non avesse un suo spirito, una sua morale, che \u00e8 quella che da la forza alle sue leggi, e per la quale esso riesce a farsi ubbidire dai cittadini?<\/em><br \/>\n<em> \u2026 Lo Stato fascista rivendica in pieno il suo carattere di eticit\u00e0: e cattolico, ma \u00e8 fascista, anzi soprattutto, esclusivamente, essenzialmente fascista. Il Cattolicismo lo integra, e noi lo dichiariamo apertamente, ma nessuno pensi, sotto la specie filosofica e metafisica, di cambiarci le carte in tavola. [S. e D.: 1929; vol. VII, pag. 104-5.]<\/em><br \/>\n<em> \u2026 uno Stato che \u00e8 conscio della sua missione e che rappresenta un popolo che cammina, uno Stato che trasforma questo popolo continuamente, anche nel suo aspetto fisico. A questo popolo lo Stato deve dire delle grandi parole, agitare delle grandi idee e dei grandi problemi non fare soltanto dell&#8217;ordinaria amministrazione. [Id., pag. 105.]<\/em><\/li>\n<li><em><sup>13<\/sup> Il concetto di libert\u00e0 non \u00e8 assoluto perch\u00e9 nella vita nulla vi \u00e8 di assoluto. La liberta non \u00e8 un diritto, \u00e8 un dovere. Non \u00e8 una elargizione: \u00e8 una conquista; non \u00e8 un&#8217;eguaglianza: \u00e8 un privilegio. Il concetto di libert\u00e0 muta col passare del tempo. C&#8217;\u00e8 una liberta in tempo di pace che non \u00e8 pi\u00f9 la libert\u00e0 in tempo di guerra. C\u2019\u00e8 una libert\u00e0 in tempo di ricchezza che non pu\u00f2 essere concessa in tempo di miseria. [S. e D.: 1924; volume IV, pag. 77.]<\/em><br \/>\n<em><em> \u2026 nel nostro Stato la liberta all&#8217;individuo non manca. Egli la possiede pi\u00f9 che l&#8217;uomo isolato: poich\u00e9 lo Stato lo protegge, egli \u00e8 una parte dello Stato. L&#8217;uomo isolato invece resta indifeso. [Ludwig, 1. c., pagina 129.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>14<\/sup> Oggi preannunziamo al mondo la creazione del potente Stato unitario italiano, dall&#8217;Alpi alla Sicilia, e questo Stato si esprime in una democrazia accentrata, organizzata, unitaria, nella quale democrazia il popolo circola a suo agio, perch\u00e8, o signori, o voi immettete il popolo nella citt\u00e0 della dello Stato, ed egli la difender\u00e0, o sar\u00e0 al di fuori, ed egli l\u2019assalter\u00e0. [S. e D.: 1927; vol VI, pag. 77.]<\/em><br \/>\n<em> Nel regime fascista l&#8217;unita di tutte le classi, l\u2019unita politica, sociale e morale del popolo italiano si realizza nello Stato e soltanto nello Stato fascista. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 282.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8] N\u00e9 individui fuori dello Stato, n\u00e9 gruppi (partiti politici, associazioni, sindacati, classi)<sup>15<\/sup>. Perci\u00f2 il Fascismo \u00e8 contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l\u2019unit\u00e0 statale che le classi fonde in una sola realt\u00e0 economica e morale; e analogamente, \u00e8 contro il sindacalismo classista. Ma nell\u2019orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il Fascismo le Vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell\u2019unit\u00e0 dello Stato<sup>16<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><em><sup>15<\/sup> Abbiamo creato lo Stato unitario italiano. Pensate che dall&#8217;Impero in poi, l&#8217;Italia non fu pi\u00f9 uno Stato unitario. Noi qui riaffermiamo solennemente la nostra dottrina concernente lo Stato; qui riaffermo non meno energicamente la mia formula del discorso alla Scala di Milano \u00abtutto nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato \u203a. [S. e D.: l92?; pol. VI, pag. 26.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>16<\/sup>\u00a0\u2026 siamo cio\u00e8 in uno Stato che controlla tutte le forze che agiscono in seno alla nazione. Controlliamo le forze politiche, controlliamo le forze morali, controlliamo le forze economiche, siamo quindi in pieno Stato corporativo fascista&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Noi rappresentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo la antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell&#8217;89. [S. E D.: 1926; pol. V, pagine 310-11.]<\/em><br \/>\n<em> Il Ministero delle Corporazioni non \u00e8 un organo burocratico e nemmeno vuole sostituirsi alle organizzazioni sindacali nella loro azione necessariamente autonoma, diretta ad inquadrare, selezionare, migliorare i loro aderenti. Il Ministero delle Corporazioni \u00e8 l&#8217;organo per cui, al centro o alla periferia, si realizza la corporazione integrale, si attuano gli equilibri fra gli interessi e le forze del mondo economico. Attuazione possibile, sul terreno dello Stato, perch\u00e9 solo lo Stato trascende gli interessi contrastanti dei singoli e dei gruppi, per coordinarli ad un fine superiore, attuazione resa pi\u00f9 spedita dal fatto che tutte le organizzazioni economiche riconosciute, garantite, tutelate nello Stato corporativo, vivono nell&#8217;orbita comune del Fascismo: accettano cio\u00e8 la concezione dottrinale e pratica del Fascismo. [S. e D.: 1926; pol. V, pagg. 371-72.]<\/em><br \/>\n<em> \u2026 abbiamo sostituito lo Stato corporativo e fascista, lo Stato della societ\u00e0 nazionale, lo Stato che raccoglie, controlla, armonizza e contempera gli interessi di tutte le classi sociali, le quali si vedono egualmente tutelate. E mentre prima, durante gli anni del regime demo-liberale, le masse laboriose guardavano con diffidenza lo Sta-to, erano al di fuori dello Stato, erano contro lo Stato, consideravano lo Stato come un nemico d&#8217;ogni giorno e di ogni ora, oggi non c&#8217;\u00e8 Italiano che lavori, che non cerchi il suo posto nelle Corporazioni, nelle federazioni, che non voglia essere una molecola vivente di quel grande, immenso organismo vivente che \u00e8 lo Stato nazionale corporativo fascista. [S. e D.: 1926; vol. V, pag. 449.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>9] Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attivit\u00e0 economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato. Il quale non \u00e8 numero, come somma d\u2019individui formanti la maggioranza di un popolo. E perci\u00f2 il Fascismo \u00e8 contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei pi\u00fa<sup>17<\/sup>; ma \u00e8 la forma pi\u00f9 schietta di democrazia se il popolo \u00e8 concepito, come dev\u2019essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l\u2019idea pi\u00f9 potente perch\u00e9 pi\u00f9 morale, pi\u00f9 coerente, pi\u00f9 vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volont\u00e0 di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volont\u00e0 di tutti<sup>18<\/sup>. Di tutti coloro che dalla natura e dalla storia, etnicamente, traggono ragione di formare una nazione, avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una coscienza e una volont\u00e0 sola. Non razza, n\u00e9 regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da una idea, che \u00e8 volont\u00e0 di esistenza e di potenza: coscienza di s\u00e9, personalit\u00e0<sup>19<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><em><sup>17<\/sup> La guerra \u00e8 stata &#8220;rivoluzionaria&#8221; nel senso che ha liquidato \u2013 tra fiumi di sangue \u2013 il secolo della democrazia, il secolo del numero, delle maggioranze, della quantit\u00e0. [S. e D.: 1922; vol. Il, pag. 265.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><em><sup>18<\/sup> V. nota 13.<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>19<\/sup> Razza: questo \u00e8 un sentimento, non una realt\u00e0; il 95% \u00e8 sentimento. [Ludwig, I. c., pag. 75.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10] Questa personalit\u00e0 superiore \u00e8 bens\u00ec nazione in quanto \u00e8 Stato. Non \u00e8 la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che servi di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX. Anzi la nazione \u00e8 creata dallo Stato, che d\u00e0 al popolo, consapevole della propria unit\u00e0 morale, una volont\u00e0, e quindi un\u2019effettiva esistenza. Il diritto di una nazione all\u2019indipendenza deriva non da una letteraria e ideale coscienza del proprio essere, e tanto meno da una situazione di fatto pi\u00f9 o meno inconsapevole e inerte, ma da una coscienza attiva, da una volont\u00e0 politica in atto e disposta a dimostrare il proprio diritto: cio\u00e8, da una sorta di Stato gi\u00e0 <em>in \ufb01eri<\/em>. Lo Stato infatti, come volont\u00e0 etica universale, \u00e8 creatore del diritto<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><sup>20<\/sup> Una nazione esiste in quanto \u00e8 un popolo. Un popolo ascende in quanto sia numeroso, laborioso e ordinato. La potenza \u00e8 la risultante di questo fondamentale trinomio [S. e D.: 1929; vol. VII, pagg. 14-15.]<\/em><br \/>\n<em> Il Fascismo non nega lo Stato; afferma che una societ\u00e0 civica nazionale o imperiale non pu\u00f2 essere pensata che sotto la specie di Stato. [S. e D.: 1922; val. II, pag. 294.]<\/em><br \/>\n<em> Per noi la nazione \u00e8 soprattutto&#8217; spirito e non soltanto territorio. Ci sono Stati che hanno avuto immensi territori e che non lasciarono traccia alcuna nella storia umana. Non \u00e8 soltanto numero, perch\u00e9 si ebbero, nella storia, degli Stati piccolissimi, microscopici, che hanno lasciato documenti memorabili, imperituri nell&#8217;arte e nella filosofia.<\/em><br \/>\n<em> La grandezza della nazione \u00e8 il complesso di tutte queste virt\u00f9, di tutte queste condizioni. Una nazione \u00e8 grande quando traduce nella realt\u00e0 la forza del suo spirito. [Id., pag. 346.]<\/em><br \/>\n<em> Noi vogliamo unificare la nazione nello Stato sovrano, che \u00e8 sopra di tutti e pu\u00f2 essere contro tutti perch\u00e9 rappresenta la continuit\u00e0 morale della nazione nella storia. Senza lo Stato non c&#8217;\u00e8 nazione. Ci sono soltanto degli aggregati umani, suscettibili di tutte le disintegrazioni che la storia pu\u00f2 infliggere loro. [S. e D.: 1924; vol. IV, pagg. 244-5.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>11] La nazione come Stato \u00e8 una realt\u00e0 etica che esiste e vive in quanto si sviluppa. Il suo arresto \u00e8 la sua morte. Perci\u00f2 lo Stato non solo \u00e8 autorit\u00e0 che governa e d\u00e0 forma di legge e valore di vita spirituale alle volont\u00e0 individuali, ma \u00e8 anche potenza che fa valere la sua volont\u00e0 all\u2019esterno, facendola riconoscere e rispettare, ossia dimostrandone col fatto l\u2019universalit\u00e0 in tutte le determinazioni necessarie del suo svolgimento<sup>21<\/sup>. \u00c8 perci\u00f2 organizzazione ed espansione, almeno virtuale. Cosi pu\u00f2 adeguarsi alla natura dell\u2019umana volont\u00e0, che nel suo sviluppo non conosce barriere, ei che si realizza provando la propria infinit\u00e0<sup>22<\/sup>.<\/p>\n<ul>\n<li><em><em><sup>21<\/sup> Io credo che i popoli&#8230; se vogliono vivere, debbono sviluppare una certa volont\u00e0 di potenza; altrimenti vegetano e vivacchiano e saranno preda di un popolo pi\u00f9 forte che questa volont\u00e0 di potenza ha maggiormente sviluppata. [Discorso al Senato, 28 maggio 1926.]<\/em><\/em>&nbsp;<\/li>\n<li><em><sup>22<\/sup> \u00c8 il Fascismo che ha rifoggiato il carattere degli Italiani, scrostando dalle nostre anime ogni scoria impura, temprandolo a tutti i sacri\ufb01zi, dando al volto italiano il suo vero aspetto di forza e di bellezza. [S. e D.: 1926; vol. V, pag. 346.]<\/em><br \/>\n<em> Non \u00e8 fuor di luogo illustrare il carattere intrinseco, la signi\ufb01cazione profonda della Leva fascista. Non si tratta soltanto di una cerimonia, ma di un momento importantissimo di quel sistema di educazione e preparazione totalitaria e integrale dell&#8217;uomo italiano che la Rivoluzione fascista considera come uno dei compiti fondamentali e pregiudiziali dello Stato, anzi il fondamentale. Qualora lo Stato non lo assolva o accetti comunque di discuterne, esso mette in gioco puramente e semplicemente il suo diritto di esistere. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 156.]<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>12] Lo Stato fascista, forma pi\u00f9 alta e potente della personalit\u00e0, \u00e8 forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell\u2019uomo. Non si pu\u00f2 quindi limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il liberalismo. Non \u00e8 un &#8216;semplice meccanismo che limiti la sfera delle presunte libert\u00e0 individuali. \u00c8 forma e norma interiore, e disciplina di tutta la persona; penetra la volont\u00e0 come l\u2019intelligenza. Il suo principio, ispirazione centrale dell\u2019umana personalit\u00e0 vivente nella comunit\u00e0 civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell&#8217;uomo d&#8217;azione come del pensatore, dell\u2019artista come dello scienziato: anima dell\u2019anima.<\/p>\n<p>13] Il Fascismo insomma non \u00e8 soltanto datore di leggi e fondatore d&#8217;istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme\u00a0 della vita umana, ma il contenuto, l&#8217;uo1no, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorit\u00e0 che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perci\u00f2 \u00e8 il fascio littorio, simbolo dell\u2019unit\u00e0, della forza e della giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO II<\/p>\n<p>DOTTRINA POLITICA E SOCIALE<\/p>\n<p>Origini della dottrina. Svolgimento. Contro il pacifismo: la guerra, e la vita come dovere. La politica demografica e il &#8220;prossimo&#8221;. Contro il materialismo storico e il principio della lotta di classe. Contro le ideologie democratiche. Le menzogne della democrazia. Contro le dottrine liberali. Il Fascismo non torna indietro. Valore e missione dello Stato. L&#8217;unit\u00e0 dello Stato e le contraddizioni del capitalismo. Lo Stato fascista e la religione. Impero e disciplina.<\/p>\n<p>1] Quando, nell&#8217;ormai lontano marzo del 1919, dalle colonne del POPOLO D\u2019lTALIA io convocai a Milano i superstiti interventisti intervenuti, che mi avevano seguito sin dalla costituzione dei Fasci di azione rivoluzionaria \u2013 avvenuta nel gennaio del 1915 \u2013, non c\u2019era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. Di una sola dottrina io recavo l\u2019esperienza vissuta: quella del socialismo dal 1903-1904 sino all\u2019inverno del 1914: circa un decennio. Esperienza di gregario e di capo, ma non esperienza dottrinale. La mia dottrina anche in quel periodo, era stata la dottrina dell&#8217;azione. Una dottrina univoca, universalmente accettata, del socialismo non esisteva pi\u00f9 sin dal 1905, quando cominci\u00f2 in Germania il movimento revisionista facente capo al Bernstein e per contro si form\u00f2, nell&#8217;altalena delle tendenze, un movimento di sinistra rivoluzionario, che in Italia non usc\u00ec mai dal campo delle frasi, mentre, nel socialismo russo, fu il preludio del bolscevismo. Riformismo, rivoluzionarismo, centrismo, di questa terminologia anche gli echi sono spenti, mentre nel grande fiume del Fascismo troverete i filoni che si dipartirono dal Sorel, dal P\u00e9guy, dal Lagardelle del Mouvement socialiste e dalla coorte dei sindacalisti italiani, che tra il 1904 e il 1914 portarono una nota di novit\u00e0 nell\u2019ambiente socialistico italiano \u2013 svirilizzato e cloroformizzato dalla fornicazione giolittiana \u2013 con le PAGINE LIBERE di Olivetti, LA LUPA di Orano, il DIVENIRE SOCIALE di Enrico Leone.<\/p>\n<p>Nel 1919, finita la guerra, il socialismo era gi\u00e0 morto come dottrina: esisteva solo come rancore, aveva ancora una sola possibilit\u00e0, specialmente in Italia, la rappresaglia contro coloro che avevano voluto la guerra e che dovevano \u201cespiarla\u201d. Il POPOLO D\u2019ITALIA recava nel sottotitolo \u00ab quotidiano dei combattenti e dei produttori \u00bb. La parola &#8220;produttori\u201d era gi\u00e0 l\u2019espressione di un indirizzo mentale. Il Fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione; non fu partito, ma nei primi due anni, antipartito e movimento. Il nome che io diedi all\u2019organizzazione, ne fissava i caratteri. Eppure chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell\u2019epoca, il resoconto dell\u2019adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non trover\u00e0 una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall\u2019inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del Fascismo una dottrina politica a s\u00e9 stante, in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee. \u00ab Se la borghesia &#8211; dicevo allora \u2013 crede di trovare in noi dei parafulmini si inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro&#8230; Vogliamo abituare le classi operaie alla capacit\u00e0 direttiva, anche per convincerle che non &#8216;\u00e8 facile mandare avanti una industria o un commercio&#8230; Combatteremo il retroguardismo tecnico e spirituale&#8230; Aperta la successione del regime noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre; se il regime sar\u00e0 superato saremo noi che dovremo occupare il suo posto. Il diritto di successione ci viene perch\u00e9 spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria! L\u2019attuale rappresentanza politica non ci pu\u00f2 bastare, vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi&#8230; Si potrebbe dire contro questo programma che si ritorna alle corporazioni. Non importa!&#8230; Vorrei perci\u00f2 che l\u2019assemblea accettasse le rivendicazioni del sindacalismo nazionale dal punto di vista economico&#8230; \u00bb<\/p>\n<p>Non \u00e8 singolare che sin dalla prima giornata di Piazza San Sepolcro risuoni la parola \u201ccorporazione\u201d che doveva, nel corso della Rivoluzione, significare una delle creazioni legislative e sociali alla base del regime?<\/p>\n<p>2] Gli anni che precedettero la marcia su Roma, furono anni durante i quali le necessit\u00e0 dell&#8217;azione non tollerarono indagini o complete elaborazioni dottrinali. Si battagliava nelle citt\u00e0 e nei villaggi. Si discuteva, ma \u2013 quel ch\u2019\u00e8 pi\u00f9 sacro e importante \u2013 si moriva. Si sapeva morire. La dottrina \u2013 bell\u2019e formata, con divisione di capitoli e paragrafi e contorno di elucubrazioni \u2013 poteva mancare; ma c\u2019era a sostituirla qualche cosa di pi\u00f9 decisivo: la fede. Purtuttavia, a chi rimemori sulla scorta dei libri, degli articoli, dei voti dei congressi, dei discorsi maggiori e minori, chi sappia indagare e scegliere, trover\u00e0 che i fondamenti della dottrina furono gettati mentre infuriava la battaglia. \u00c8 precisamente in quegli anni, che anche il pensiero fascista si arma, si raffina, procede verso una sua organizzazione. I problemi dell&#8217;individuo e dello Stato; i problemi dell&#8217;autorit\u00e0 e della libert\u00e0; i problemi politici e sociali e quelli pi\u00f9 specificatamente nazionali; la lotta contro le dottrine liberali, democratiche, socialistiche, massoniche, popolaresche fu condotta contemporaneamente alle &#8220;spedizioni punitive\u201d. Ma poich\u00e9 manc\u00f2 il \u201csistema\u201d, si neg\u00f2 dagli avversari in malafede al Fascismo ogni capacit\u00e0 di dottrina, mentre la dottrina veniva sorgendo, sia pure tumultuosamente, dapprima sotto l\u2019aspetto di una negazione violenta e dogmatica, come accade di tutte le idee che esordiscono, poi sotto l\u2019aspetto positivo di una costruzione, che trovava, successivamente negli anni 1926, 1927 e 1928, la sua realizzazione nelle leggi e negli istituti del regime.<\/p>\n<p>Il Fascismo \u00e8 oggi nettamente individuato non solo come regime, ma come dottrina. Questa parola va interpretata nel senso che oggi il Fascismo, esercitando la sua critica su s\u00e9 stesso e sugli altri, ha un suo proprio inconfondibile punto di vista, di riferimento \u2013 e quindi di direzione \u2013 dinnanzi a tutti i problemi che angustiano, nelle cose o nelle intelligenze, i popoli del mondo.<\/p>\n<p>3] Anzitutto il Fascismo, per quanto riguarda, in generale, l\u2019avvenire e lo sviluppo dell\u2019umanit\u00e0, e a parte ogni considerazione di politica attuale, non crede alla possibilit\u00e0 n\u00e9 all\u00b0uti1it\u00e0 della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta e una vilt\u00e0 \u2013 di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobilt\u00e0 ai popoli che hanno la virt\u00f9 di affrontarla. Tutte le altre prove sono dei sostituti, che non pongono mai l\u2019uomo di fronte a s\u00e9 stesso, nell\u2019alternativa della vita e della morte. Una dottrina, quindi, che parta dal postulato pregiudiziale della pace, \u00e8 estranea al Fascismo; cos\u00ec come estranee allo spirito del Fascismo, anche se accettate per quel tanto di utilit\u00e0 che possano avere in determinate situazioni politiche, sono tutte le costruzioni internazionalistiche e societarie, le quali, come la storia dimostra, si possono disperdere al vento quando elementi sentimentali, ideali e pratici, muovono a tempesta il cuore dei popoli. Questo spirito antipacifista, il Fascismo lo trasporta anche nella vita degli individui. L\u2019orgoglioso motto squadrista \u201c me ne frego \u201c, scritto sulle bende di una ferita, \u00e8 un atto di filosofia non soltanto stoica, \u00e8 il sunto di una dottrina non soltanto politica: \u00e8 l\u2019educazione al combattimento, l\u2019accettazione dei rischi che esso comporta; \u00e8 un nuovo stile di vita italiano. Cosi il fascista accetta, ama la vita, ignora e ritiene vile il suicidio; comprende la vita come dovere, elevazione, conquista: la vita che deve essere alta e piena: vissuta per s\u00e9, ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri.<\/p>\n<p>4] La politica &#8220;demografica&#8221; del regime \u00e8 la conseguenza di queste premesse. Anche il fascista ama infatti il suo prossimo, ma questo \u201cprossimo\u201d non \u00e8 per lui un concetto vago e inafferrabile: l&#8217;amore per il prossimo non impedisce le necessarie educatrici severit\u00e0, e ancora meno le differenziazioni e le distanze. Il Fascismo respinge gli abbracciamenti universali e, pur vivendo nella comunit\u00e0 dei popoli civili, li guarda vigilante e diffidente negli occhi, li segue nei loro stati d&#8217;animo e nella trasformazione dei loro interessi, n\u00e9 si lascia ingannare da apparenze mutevoli e fallaci.<\/p>\n<p>5] Una siffatta concezione della vita porta il Fascismo a essere la negazione recisa di quella dottrina che costitu\u00ec la base del socialismo cosiddetto scientifico o marxiano: la dottrina del materialismo storico, secondo il quale la storia delle civilt\u00e0 umane si spiegherebbe soltanto con la lotta d\u2019interessi fra i diversi gruppi sociali e col cambiamento dei mezzi e strumenti di produzione. Che le vicende dell&#8217;economia \u2013 scoperte di materie prime, nuovi metodi di lavoro, invenzioni scientifiche \u2013 abbiano una loro importanza, nessuno nega, ma che esse bastino a spiegare la storia umana escludendone tutti gli altri fattori, \u00e8 assurdo: il Fascismo crede ancora e sempre nella santit\u00e0 e nell&#8217;eroismo, cio\u00e8 in atti nei quali nessun motivo economico \u2013 lontano o vicino \u2013 agisce. Negato il materialismo storico, per cui gli uomini non sarebbero che comparse della storia, che appaiono e scompaiono alla superficie dei flutti, mentre nel profondo si agitano e lavorano le vere forze direttrici, \u00e8 negata anche la lotta di classe, immutabile e irreparabile, che di questa concezione economicistica della storia \u00e8 la naturale figliazione, e soprattutto \u00e8 negato che la lotta di classe sia l\u2019agente preponderante delle trasformazioni sociali. Colpito il socialismo in questi due capisaldi della sua dottrina, di esso non resta allora che l\u2019aspirazione sentimentale \u2013 antica come l\u2019umanit\u00e0 \u2013 a una convivenza sociale nella quale siano alleviate le sofferenze e i dolori della, pi\u00f9 umile gente. Ma qui il Fascismo respinge il concetto di \u201cfelicit\u00e0\u201d economica, che si realizzerebbe socialisticamente e quasi automaticamente a un dato momento dell&#8217;evoluzione dell&#8217;economia, con l\u2019assicurare a tutti il massimo di benessere. Il Fascismo nega il concetto materialistico di \u201cfelicit\u00e0\u201d come possibile e lo abbandona agli economisti della prima met\u00e0 del 700; nega cio\u00e8 l&#8217;equazione benessere = felicit\u00e0, che convertirebbe gli uomini in animali di una cosa sola pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi, alla pura e semplice vita vegetativa.<\/p>\n<p>6] Dopo il socialismo, il Fascismo batte in breccia tutto il complesso delle ideologie democratiche e le respinge, sia nelle loro premesse teoriche, sia nelle loro applicazioni o strumentazioni pratiche. Il Fascismo nega che il numero, per il semplice fatto di essere numero, possa dirigere le societ\u00e0 umane; nega che questo numero possa governare attraverso una consultazione periodica; afferma la disuguaglianza irrimediabile e feconda e benefica degli uomini che non si possono livellare attraverso un fatto meccanico ed estrinseco com\u2019\u00e8 il suffragio universale. Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si d\u00e0 al popolo l&#8217;illusione di essere sovrano, mentre la vera effettiva sovranit\u00e0 sta in altre forze talora irresponsabili e segrete. La democrazia \u00e8 un regime senza re, ma con moltissimi re talora pi\u00f9 esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno. Questo spiega perch\u00e9 il Fascismo, pur avendo prima del 1922 \u2013 per ragioni di contingenza \u2013 assunto un atteggiamento di tendenzialit\u00e0 repubblicana, vi rinuncio prima della marcia su Roma, convinto che la questione delle forme politiche di uno Stato non \u00e8, oggi, preminente e che studiando nel campionario delle monarchie passate e presenti, delle repubbliche passate e presenti, risulta che monarchia e repubblica non sono da giudicare sotto la specie dell&#8217;eternit\u00e0, ma rappresentano forme nelle quali si estrinseca. l\u2019evoluzione politica, la storia, la tradizione, la psicologia di un determinato paese. Ora il Fascismo supera l\u2019antitesi monarchia-repubblica sulla quale si attard\u00f2 il democraticismo, caricando la prima di tutte le insufficienze, e apologizzando l&#8217;ultima come regime di perfezione. Ora s&#8217;\u00e8 visto che ci sono repubbliche intimamente reazionarie o assolutistiche, e monarchie che accolgono le pi\u00f9 ardite esperienze politiche e sociali.<\/p>\n<p>7] \u201c La ragione, la scienza \u2013 diceva Renan che ebbe delle illuminazioni prefasciste, in una<\/p>\n<p>delle sue MEDITAZIONI FILOSOFICHE \u2013 sono dei prodotti dell&#8217;umanit\u00e0, ma volere la ragione direttamente per il popolo e attraverso il popolo \u00e8 una chimera. Non \u00e8 necessario per l\u2019esistenza della ragione che tutto il mondo la conosca. ln ogni caso se tale iniziazione dovesse farsi non si farebbe attraverso la bassa democrazia, che sembra dover condurre all\u2019estinzione di ogni cultura difficile, e di ogni pi\u00f9 alta disciplina. Il principio che la societ\u00e0 esiste solo per il benessere e la libert\u00e0 degli individui che la compongono non sembra essere conforme ai piani della natura, piani nei quali la specie sola \u00e8 presa in considerazione e l\u2019individuo sembra sacrificato. \u00c8 da fortemente temere che l\u2019ultima parola della democrazia cos\u00ec intesa (mi affretto a dire che si pu\u00f2 intendere anche diversamente) non sia uno stato sociale nel quale una massa degenerata non avrebbe altra preoccupazione che godere i piaceri ignorabili dell\u2019uomo volgare. \u201c<\/p>\n<p>Fin qui Renan. ll Fascismo respinge nella democrazia l\u2019assurda menzogna convenzionale dell\u2019egualitarismo politico e l\u2019abito dell\u2019irresponsabilit\u00e0 collettiva e il mito della felicit\u00e0 e del progresso indefinito. Ma, se la democrazia pu\u00f2 essere diversamente intesa, cio\u00e8 se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il Fascismo pot\u00e9 da chi scrive essere definito una \u201c democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria \u201c.<\/p>\n<p>8] Di fronte alle dottrine liberali, il Fascismo \u00e8 in atteggiamento di assoluta opposizione, e nel campo della politica e in quello dell\u2019economia. Non bisogna esagerare \u2013 a scopi semplicemente di polemica attuale l\u2019importanza del liberalismo nel secolo scorso, e fare di quella che fu una delle numerose dottrine sbocciate in quel secolo, una religione dell\u2019umanit\u00e0 per tutti i tempi presenti e futuri. Il liberalismo non fiori che per un quindicennio. Nacque nel 1830 come reazione alla Santa Alleanza che voleva respingere l\u2019Europa al pre-&#8217;89, ed ebbe il suo anno di splendore nel 1848 quando anche Pio IX fu liberale. Subito dopo cominci\u00f2 la decadenza. Se il &#8217;48 fu un anno di luce e di poesia, il &#8217;49 fu un anno di tenebre e di tragedia. La repubblica di Roma fu uccisa da un\u2019altra repubblica, quella di Francia. Nello stesso anno, Marx lanciava il vangelo della religione del socialismo col famoso Manifesto dei comunisti. Nel 1851 Napoleone III fa il suo illiberale colpo di Stato e regna sulla Francia fino al 1870, quando fu rovesciato da un moto di popolo, ma in seguito a una disfatta militare fra le pi\u00f9 grandi che conti la storia. Il vittorioso \u00e8 Bismarck, il quale non seppe mai dove stesse di casa la religione della libert\u00e0 e di quali profeti si servisse. \u00c8 sintomatico che un popolo di alta civilt\u00e0, come il popolo tedesco, abbia ignorato in pieno, per tutto il sec. XIX, la religione della libert\u00e0. Non c\u2019\u00e8 che una parentesi. Rappresentata da quello che \u00e8 stato chiamato il \u201c ridicolo parlamento di Francoforte \u201c, che dur\u00f2 una stagione. La Germania ha raggiunto la sua unit\u00e0 nazionale al di fuori del liberalismo, contro il liberalismo, dottrina che sembra estranea all&#8217;anima tedesca, anima essenzialmente monarchica, mentre il liberalismo \u00e8 l\u2019anticamera storica e logica dell\u2019anarchia. Le tappe dell\u2019unit\u00e0 tedesca sono le tre guerre del &#8217;64, \u201866, &#8217;70, guidate da \u201cliberali\u201d come Moltke e Bismarck. Quanto all\u2019unit\u00e0 italiana, il liberalismo vi ha avuto una parte assolutamente inferiore all\u2019apporto dato da Mazzini e da Garibaldi che liberali non furono. Senza l\u2019intervento dell\u2019illiberale Napoleone, non avremmo avuto la Lombardia, e senza l\u2019aiuto dell\u2019illiberale Bismarck a Sadowa e a Sedan, molto probabilmente non avremmo avuto, nel \u201866, la Venezia; e nel 1870 non saremmo entrati a Roma. Dal 1870 al 1915, corre il periodo nel quale gli stessi sacerdoti del nuovo credo accusano il crepuscolo della loro religione: battuta in breccia dal decadentismo nella letteratura, dall&#8217;attivismo nella pratica. Attivismo: cio\u00e8 nazionalismo, futurismo, Fascismo. Il secolo \u201cliberale\u201d dopo avere accumulato un\u2019infinit\u00e0 di nodi gordiani, cerca di scioglierli con l&#8217;ecatombe della guerra mondiale. Mai nessuna religione impose cos\u00ec immane sacrificio. Gli d\u00e8i del liberalismo avevano sete di sangue? Ora il liberalismo sta per chiudere le porte dei suoi templi deserti perch\u00e9 i popoli sentono che il suo agnosticismo nell\u2019economia, il suo indifferentismo nella politica e nella morale condurrebbe, come ha condotto, a sicura rovina gli Stati. Si spiega con ci\u00f2 che tutte le esperienze politiche del mondo contemporaneo sono antiliberali ed \u00e8 supremamente ridicolo volerle perci\u00f2 classificare fuori della storia; come se la storia fosse una bandita di caccia riservata al liberalismo e ai suoi professori, come se il liberalismo fosse la parola definitiva e non pi\u00f9 superabile della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>9] Le negazioni fasciste del socialismo, della democrazia, del liberalismo, non devono tuttavia far credere che il Fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come l&#8217;anno di apertura del secolo demo-liberale. Non si torna indietro. La dottrina fascista non ha eletto a suo profeta De Maistre. L&#8217;assolutismo monarchico, fu, e cos\u00ec pure ogni ecclesiolatria. Cosi &#8220;furono\u201d i privilegi feudali e la divisione in caste impenetrabili e non comunicabili fra di loro. Il concetto di autorit\u00e0 fascista non ha niente a che vedere con lo Stato di polizia. Un partito che governa totalitariamente una nazione, \u00e8 un fatto nuovo nella storia. Non sono possibili riferimenti e confronti. Il Fascismo dalle macerie delle dottrine liberali, socialistiche, democratiche, trae quegli elementi che hanno ancora un valore di vita. Mantiene quelli che si potrebbero dire i fatti acquisiti della storia, respinge tutto il resto, cio\u00e8 il concetto di una dottrina buona per tutti i tempi e per tutti i popoli.<\/p>\n<p>Ammesso che il sec. XIX sia stato il secolo del socialismo, del liberalismo, della democrazia, non \u00e8 detto che anche il sec. XX debba essere il secolo del socialismo, del liberalismo, della democrazia. Le dottrine politiche passano, i popoli restano. Si pu\u00f2 pensare che questo sia il secolo dell&#8217;autorit\u00e0, un secolo di \u201cdestra\u201d, un secolo fascista; se il XIX fu il secolo dell&#8217;individuo (liberalismo significa individualismo), si pu\u00f2 pensare che questo sia il secolo \u201ccollettivo\u201d e quindi il secolo dello Stato. Che una nuova dottrina possa utilizzare gli elementi ancora vitali di altre dottrine \u00e8 perfettamente logico. Nessuna dottrina nacque tutta nuova, lucente, mai vista. Nessuna dottrina pu\u00f2 vantare una \u201coriginalit\u00e0\u201d assoluta. Essa \u00e8 legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno. Cosi il socialismo scientifico di Marx \u00e8 legato al socialismo utopistico dei Fourier, degli Owen, dei Saint-Simon: cosi il liberalismo dell&#8217;800 si riattacca a tutto il movimento illuministico del 700. Cosi le dottrine democratiche sono legate all&#8217;Enciclopedia. Ogni dottrina tende a indirizzare Fattivit\u00e0 degli uomini verso un determinato obiettivo; ma 1\u00b0.-attivit\u00e0 degli uomini reagisce sulla dottrina, la trasforma, l\u2019adatta alle nuove necessit\u00e0 o la supera. La dottrina, quindi, dev\u2019essere essa stessa non un&#8217;esercitazione di parole, ma un atto di vita. In ci\u00f2 le venature pragmatistiche del Fascismo, la sua volont\u00e0 di potenza, il suo volere essere, la sua posizione di fronte al fatto \u201cviolenza\u201d e al suo valore.<\/p>\n<p>10] Caposaldo della dottrina fascista \u00e8 la concezione dello Stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalit\u00e0. Per il Fascismo lo Stato \u00e8 un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Individui e gruppi sono \u201cpensabili\u201d in quanto siano nello Stato. Lo Stato liberale non dirige il giuoco e lo sviluppo materiale e spirituale delle collettivit\u00e0, ma si limita a registrare i risultati; lo Stato fascista ha una sua consapevolezza, una sua volont\u00e0, per questo si chiama uno Stato \u201cetico\u201d. Nel 1929 alla prima assemblea quinquennale del regime io dicevo:<sup>1<\/sup> \u201c Per il Fascismo lo Stato non \u00e8 il &#8220;guardiano notturno\u201d che si occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini; non \u00e8 nemmeno una organizzazione a fini puramente materiali, come quella di garantire un certo benessere e una relativa pacifica convivenza sociale, nel qual caso a realizzarlo basterebbe un consiglio di amministrazione; non \u00e0 nemmeno una creazione di politica pura, senza aderenze con la realt\u00e0 materiale e complessa della vita dei singoli e di quella dei popoli. Lo Stato cos\u00ec come il Fascismo lo concepisce e attua \u00e8 un fatto spirituale e morale, poich\u00e9 concreta organizzazione politica, giuridica, economica della Nazione, e tale organizzazione \u00e8, nel suo sorgere e nel suo sviluppo, una manifestazione dello spirito. Lo Stato \u00e8 garante della sicurezza interna ed esterna, ma \u00e8 anche il custode e il trasmettitore dello spirito del popolo cos\u00ec come fu nei secoli elaborato nella lingua, nel costume, nella fede.<\/p>\n<p><sup>1<\/sup> Scritti e Discorsi: 1929; vol. VII, pagg. 26-7.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo Stato non \u00e8 soltanto presente, ma \u00e8 anche passato e soprattutto futuro. \u00c8 lo Stato che trascendendo il limite breve delle vite individuali rappresenta la coscienza immanente della nazione. Le forme in cui gli Stati si esprimono, mutano, ma la necessit\u00e0 rimane. \u00c8 lo Stato che educa i cittadini alla virt\u00f9 civile, li rende consapevoli della loro missione, li sollecita all\u2019unit\u00e0; armonizza i loro interessi nella giustizia; tramanda le conquiste del pensiero nelle scienze, nelle arti, nel diritto, nell&#8217;umana solidariet\u00e0; porta gli uomini dalla vita elementare della trib\u00f9 alla pi\u00f9 alta espressione umana di potenza che \u00e8 l\u2019Impero; affida ai secoli i nomi di coloro che morirono per la sua integrit\u00e0 o per obbedire alle sue leggi; addita come esempio e raccomanda alle generazioni che verranno i capitani che lo accrebbero di territorio e i geni che lo illuminarono di gloria. Quando declina il senso dello Stato e prevalgono le tendenze dissociatrici e centrifughe degli individui o dei gruppi, le societ\u00e0 nazionali volgono al tramonto. \u201c<\/p>\n<p>11] Dal 1929 a oggi, l\u2019evoluzione economica politica universale ha ancora rafforzato queste posizioni dottrinali. Chi giganteggia \u00e8 lo Stato. Chi pu\u00f2 risolvere le drammatiche contraddizioni del capitalismo \u00e8 lo Stato. Quella che si chiama crisi, non si pu\u00f2 risolvere se non dallo Stato, entro lo Stato. Dove sono-le ombre dei ]ules Simon, che agli albori del liberalismo proclamavano che \u201c lo Stato deve lavorare a rendersi inutile e a preparare le sue dimissioni\u201d? Dei Mac-Culloch, che nella seconda met\u00e0 del secolo scorso affermavano che lo Stato deve astenersi dal troppo governare? E che cosa direbbe mai dinnanzi ai continui, sollecitati, inevitabili interventi dello Stato nelle vicende economiche, l\u2019inglese Bentham, secondo il quale l\u2019industria avrebbe dovuto chiedere allo Stato soltanto di essere lasciata in pace, o il tedesco Humboldt, secondo il quale lo Stato \u201cozioso\u201d doveva essere considerato il migliore? Vero \u00e8 che la seconda ondata degli economisti liberali fu meno estremista della prima e gi\u00e0 lo stesso Smith apriva \u2013 sia pure cautamente \u2013 la porta agli interventi dello Stato nell\u2019economia. Se chi dice liberalismo dice individuo, chi dice Fascismo dice Stato. Ma lo Stato fascista \u00e8 unico ed \u00e8 una creazione originale. Non \u00e8 reazionario, ma rivoluzionario, in quanto anticipa le soluzioni di determinati problemi universali quali sono posti altrove nel campo politico dal frazionamento dei partiti, dal prepotere del parlamentarismo, dall\u2019irresponsabilit\u00e0 delle assemblee, nel campo economico dalle funzioni sindacali sempre pi\u00f9 numerose e potenti sia nel settore operaio come in quello industriale, dai loro conflitti e dalle loro intese; nel campo morale dalla necessit\u00e0 dell\u2019ordine, della disciplina, dell\u2019obbedienza a quelli che sono i dettami morali della patria. Il Fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare. Lo Stato fascista ha rivendicato a s\u00e9 anche il campo dell\u2019economia e, attraverso le istituzioni corporative, sociali, educative da lui create, il senso dello Stato arriva sino alle estreme propaggini e nello Stato circolano, inquadrate nelle rispettive organizzazioni, tutte le forze politiche, economiche, spirituali della Nazione. Uno Stato che poggia su milioni di individui che lo riconoscono, lo sentono, sono pronti a servirlo, non \u00e8 lo Stato tirannico del signore medievale. Non ha niente di comune con gli Stati assolutistici di prima o dopo l&#8217;89. L\u2019individuo nello Stato fascista non \u00e8 annullato, ma piuttosto moltiplicato, cosi come in un reggimento un soldato non \u00e8 diminuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati. Lo Stato fascista organizza la Nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libert\u00e0 inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali. Chi giudica su questo terreno non pu\u00f2 essere l`individuo, ma soltanto lo Stato.<\/p>\n<p>12] Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che \u00e8 il cattolicismo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni pi\u00f9 profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta. Lo Stato fascista non crea un suo \u201cDio\u201d cos\u00ec come volle fare a un certo momento, nei deliri estremi della Convenzione, Robespierre; n\u00e9 cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il Fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi com\u2019\u00e8 visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo.<\/p>\n<p>13] Lo Stato fascista \u00e8 una volont\u00e0 di potenza e d\u2019imperio. La tradizione romana \u00e8 qui un&#8217;idea di forza. Nella dottrina del Fascismo non \u00e8 soltanto una espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale 0 morale. Si pu\u00f2 pensare a un Impero, cio\u00e8 a una Nazione che direttamente o indirettamente guida altre Nazioni senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio. Per il Fascismo la tendenza all\u2019Impero, cio\u00e8 all\u2019espansione delle Nazioni, \u00e8 una manifestazione di vitalit\u00e0: il suo contrario, o il piede di casa, \u00e8 un segno di decadenza: popoli che sorgono o risorgono sono imperialisti, popoli che muoiono sono rinunciatari. Il Fascismo \u00e8 la dottrina pi\u00f9 adeguata a rappresentare le tendenze, gli stati d\u2019animo di un popolo come l\u2019italiano che risorge dopo molti secoli di abbandono o di servit\u00f9 straniera. Ma l\u2019Impero chiede disciplina, coordinazione degli sforzi, dovere e sacrificio; questo spiega molti aspetti dell&#8217;azione pratica del regime e l\u2019indirizzo di molte forze dello Stato e la severit\u00e0 necessaria contro coloro che vorrebbero opporsi a questo moto spontaneo e fatale dell&#8217;Italia nel sec. XX e opporsi agitando le ideologie superate del sec. XIX, ripudiate dovunque si siano osati grandi esperimenti di trasformazioni politiche e sociali. Non mai come in questo momento i popoli hanno avuto sete di autorit\u00e0, di direttive, di ordine. Se ogni secolo ha una sua dottrina, da mille indizi appare che quella del secolo attuale \u00e8 il Fascismo. Che sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il Fascismo ha avuto i suoi caduti e i suoi martiri.<\/p>\n<p>Il Fascismo ha oramai nel mondo l\u2019universalit\u00e0 di tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella storia dello spirito umano.<\/p>\n<p>Firmato: Benito Mussolini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Premessa Sono nato in un periodo fortunato, ero solo adolescente quanto la nostra Repubblica tutelava al massimo storico i diritti dei cittadini, gli anni \u201970. 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