﻿{"id":1331,"date":"2023-11-18T17:18:44","date_gmt":"2023-11-18T16:18:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.union-net.it\/?p=1331"},"modified":"2023-11-18T17:18:44","modified_gmt":"2023-11-18T16:18:44","slug":"la-deforme-riforma-meloni-casellati-e-lopposizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/2023\/11\/18\/la-deforme-riforma-meloni-casellati-e-lopposizione\/","title":{"rendered":"LA DEFORMA RIFORMA MELONI-CASELLATI E L&#8217;OPPOSIZIONE"},"content":{"rendered":"<p>di <em><strong>Fabrizio Burattini<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Torniamo sul progetto autoritario contenuto nel disegno di legge sul premierato presentato qualche giorno fa da Giorgia Meloni e dalla sua ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati.<\/p>\n<h3>Un governo postfascista ma continuista<\/h3>\n<p>Fino a qualche settimana fa, l\u2019azione di governo del primo esecutivo italiano a guida neofascista si era caratterizzata soprattutto per il suo \u201ccontinuismo\u201d.<\/p>\n<p>Sul piano economico, sia la prima legge finanziaria (legge n. 197 del 2022) sia il progetto per la nuova legge di bilancio, da pochi giorni all\u2019esame del Senato (A.S. 926), hanno voluto rispettare diligentemente le norme comunitarie e i vincoli finanziari che il colossale debito pubblico impone al paese, fino alla apparentemente paradossale scelta di tradire clamorosamente le \u201cpromesse\u201d pi\u00f9 impegnative fatte dai vari partiti di destra durante la campagna elettorale di un anno fa.<\/p>\n<p>Paradigmatica \u00e8 la decisione, contenuta appunto nella bozza di nuova legge di bilancio, che peggiora ulteriormente le regole per l\u2019accesso alla pensione, in totale contrasto con il punto del programma elettorale della coalizione di destra che si impegnava ad abrogare la legge Fornero del 2011.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, sul piano sociale le iniziative del governo non hanno messo in seria discussione la prassi che aveva informato l\u2019attivit\u00e0 dei precedenti governi a guida tecnica o di centrosinistra.<\/p>\n<p>Quanto al trattamento previsto per i migranti, l\u2019azione del governo di destra non era poi cos\u00ec distante da quella del governo Gentiloni-Minniti del 2017-18 o da quello del governo Conte-Salvini-Di Maio. Tutt\u2019al pi\u00f9 si differenziavano nello stile comunicativo: pi\u00f9 demagogico quello del governo Meloni, pi\u00f9 <em>politically correct<\/em> quello dei precedenti governi.<\/p>\n<p>Per non parlare della politica estera. L\u2019atlantismo dell\u2019Italia veniva rigorosamente confermato, mettendo rapidamente a tacere il putinismo di Berlusconi e di Salvini. E si \u00e8 ulteriormente confermato nelle ultime settimane con le dichiarazioni di Giorgia Meloni di \u201cfermo sostegno\u201d ad Israele e alla sua politica di \u201cpunizione collettiva\u201d della popolazione palestinese.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come la premier ha sbrigativamente dimenticato tutte le affermazioni anti-UE e contro il governo tecnocratico comunitario, conquistandosi un posto di tutto rispetto nelle istituzioni dell\u2019Unione, nel G7, nel G20, nella NATO\u2026 Tanto che gran parte dei commentatori dei giornali mainstream hanno iniziato a elogiarne il \u201crealismo\u201d, la \u201cmoderazione\u201d, il \u201crigoroso rispetto delle regole\u201d&#8230;<\/p>\n<p>Sembrava dunque che la ex attivista neofascista, gi\u00e0 ammiratrice di Mussolini, seguace del caporedattore de <em>\u201cLa difesa della razza\u201d<\/em>, Giorgio Almirante, reduce da campagne elettorali \u201csovraniste\u201d, demagogiche e populiste, amica dei franchisti spagnoli di Vox, avesse tutte le carte in regola per assumere la guida di una &#8220;grande economia europea\u201d.<\/p>\n<p>Certo, il suo governo aveva un indirizzo marcatamente conservatore, era culturalmente caratterizzato dalla presenza di personaggi ingombranti e visibilmente incompetenti (vedi il ministro Lollobrigida) o smaccatamente provocatori (vedi il presidente del Senato La Russa), aveva assunto iniziative discutibili, come la cancellazione del \u201creddito di cittadinanza\u201d che potevano provocare sgradite ripercussioni sociali.<\/p>\n<p>Ma, tutto sommato, il nuovo governo, dopo un periodo di rodaggio, cominciava a piacere alla classe dominante.<\/p>\n<h3>La &#8220;svolta&#8221; della riforma costituzionale<\/h3>\n<p>Poi \u00e8 arrivato il \u201cpremierato\u201d, la proposta di una riforma costituzionale che punta a cambiare radicalmente il sistema politico italiano. Dunque, una sterzata che interrompe l\u2019impostazione continuista, prudente e cauta mantenuta durante il primo anno di governo.<\/p>\n<p>La riforma proposta mette fine alla centralit\u00e0 del parlamento, privandolo del potere di dare la \u201cfiducia\u201d (e di toglierla) al primo ministro. Questo in un paese che nel 1948 decise di dotarsi di un parlamento forte e con poteri di controllo sul potere esecutivo, proprio in ragione del bilancio di quanto era avvenuto nel 1922 e del successivo ventennio dittatoriale. Nella ipotesi meloniana il parlamento diventerebbe un organismo fantoccio, cassa di risonanza dei discorsi e dell\u2019azione di un (o di una) \u201cpremier\u201d, investita dal \u201cvoto popolare\u201d.<\/p>\n<p>Con l\u2019elezione diretta del premier, per di pi\u00f9 contestuale e sulla stessa scheda per l&#8217;elezione del parlamento, con una maggioranza sicura del 55%, con l\u2019astrusa ma perversa norma detta \u201canti ribaltone\u201d e con l\u2019eliminazione dei senatori a vita, i poteri reali si concentrerebbero nelle mani del presidente del consiglio.<\/p>\n<p>La pretestuosit\u00e0 degli argomenti di Giorgia Meloni, quella di voler porre fine alla cosiddetta \u201cingovernabilit\u00e0 italiana\u201d, ai governi \u201cdeboli\u201d, a quelli \u201ctecnici\u201d, \u00e8 stata universalmente smascherata.<\/p>\n<p>Basta guardare alla \u201cforza\u201d dell\u2019attuale governo, che, pur con una maggioranza elettorale risicata, peraltro amplificata da un inedito astensionismo e dall\u2019inesistenza di qualunque alternativa elettorale, gode di un\u2019amplissima maggioranza parlamentare, insidiata solo dalle evidenti rivalit\u00e0 interne.<\/p>\n<p>E\u2019 dunque evidente la finalit\u00e0 autoritaria della proposta, la volont\u00e0 di chiudere la stagione dell\u2019antifascismo (a cui \u00e8 anche simbolicamente legata la Costituzione del 1948), di affermare la volont\u00e0 di aprire una <em>\u201cnuova stagione\u201d<\/em> (la <em>\u201cTerza Repubblica\u201d<\/em>), segnata dal ritorno alla figura dell\u2019 <em>\u201cuomo\u201d<\/em> o della <em>\u201cdonna della provvidenza\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Per loro, si tratta di concretizzare, nel contesto del XXI secolo, il programma che fu del Movimento Sociale Italiano, la corrente neofascista da cui deriva il partito di Fratelli d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Il meccanismo elettorale previsto, peraltro \u201ccostituzionalizzato\u201d nella riscrittura dell\u2019articolo 92 proprio per evitare che la Corte costituzionale possa impugnarlo, garantisce al premier eletto (magari anche solo con il 30% dei voti espressi, e dunque solo con il 20% della base elettorale) una maggioranza del 55%, \u201csicura ed immutabile\u201d (per almeno 5 anni), e dunque una presidenza onnipotente, senza opposizioni n\u00e9 contrappesi capaci di modificarne le decisioni: un assegno in bianco per cinque anni, capace di consentire e forse persino di incoraggiare ogni tipo di tendenza autoritaria.<\/p>\n<p>La proposta, non casualmente, si colloca in un periodo di gravissima crisi della democrazia.<\/p>\n<p>Le tendenze plebiscitarie alimentate negli ultimi decenni da tutte le aree politiche istituzionali, la \u201cprivatocrazia\u201d, che privatizzando gran parte dei servizi pubblici ha fatto pensare ad uno \u201cstato minimo\u201d e ha incentivato il distacco dalla politica di ampi settori popolari, i partiti \u201cpersonali\u201d, la sequela di leader improvvisati e vocianti, la cosiddetta \u201cfine delle ideologie\u201d e la sparizione dei progetti di trasformazione politica e sociale: tutto ci\u00f2 crea il terreno pi\u00f9 favorevole alle pulsioni autoritarie tanto care alla Meloni e alla sua corrente politica.<\/p>\n<h3>I rischi della riforma per la destra e per l&#8217;opposizione<\/h3>\n<p>Naturalmente la sua ambizione e la sua aspirazione a lasciare un segno reazionario nella storia istituzionale e costituzionale del paese spinge Giorgia Meloni a \u201cgiocare con il fuoco\u201d. Lei ha detto che un\u2019eventuale sconfitta del progetto di premierato nel probabile referendum confermativo non la indurrebbe a dimettersi, come invece fece nel dicembre 2016 Matteo Renzi in conseguenza della vittoria del No nel referendum sulla sua riforma scritta insieme a Maria Elena Boschi.<\/p>\n<p>Meloni ha sostenuto di non voler \u201cpersonalizzare\u201d la partita, ma quella partita \u00e8 intrinsecamente personalizzata. Giorgia Meloni lo sa, perch\u00e9 ha assisitto alle rapidissime crescite e poi alle cadute verticali di Berlusconi, di Salvini, di Renzi, e sa che un suo insuccesso referendario potrebbe innescare un suo fragoroso tracollo.<\/p>\n<p>E quindi, alla faccia della \u201cnon personalizzazione\u201d, ha iniziato a invadere i social con i suoi video nei quali sostiene la crucialit\u00e0 della svolta istituzionale, della <em>\u201cmadre di tutte le riforme\u201d<\/em>. Ed \u00e8 altres\u00ec evidente come quella riforma sia confezionata su misura per lei. E\u2019 per questo (e non per \u201cdesiderio di mediazione\u201d o per \u201crispetto per l\u2019attuale presidente della Repubblica\u201d) che la riforma punta al \u201cpremierato\u201d e accantona il \u201cpresidenzialismo\u201d, che fu per decenni il modello isituzionale di tutta la destra italiana e che resta scritto nero su bianco nel programma elettorale della destra del 2022: perch\u00e9 il presidenzialismo l\u2019avrebbe tagliata fuori per i requisiti anagrafici previsti dall&#8217;articolo 84 della Costituzione.<\/p>\n<p>Dunque, il referendum intrinsecamente sar\u00e0 anche una verifica sulla sua persona, non perch\u00e9 lo sostengano Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma perch\u00e9 il s\u00ec alla riforma sar\u00e0 identificato con il consenso alla sua leadership.<\/p>\n<p>E proprio per il carattere decisivo di quel referendum, per la consapevolezza del fatto che in quella partita la destra si giocher\u00e0 il tutto per tutto, Meloni e i suoi stanno gi\u00e0 studiando il modo per formulare un quesito \u201cefficace\u201d, capace di catturare il consenso di un elettorato in larga parte deluso da tutto, ma forse pronto a farsi affascinare dall\u2019illusoria idea accattivante secondo cui <em>\u201cscegliere il premier\u201d<\/em> significherebbe <em>\u201cscegliere veramente\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>E anche le opposizioni sanno di \u201cgiocare con il fuoco\u201d, perch\u00e9 anche loro hanno i loro <em>\u201cscheletri nell\u2019armadio\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Il PD ora difende l\u2019assetto \u201cparlamentare\u201d delle istituzioni del paese, ma solo pochi anni fa, nel 2016, sotto la guida di Matteo Renzi (che non a caso ora con la \u201csua\u201d Italia Viva sostiene il progetto meloniano), propose una riforma che nei fatti aboliva il senato e che puntava anche quella al <em>\u201crafforzamento dell\u2019esecutivo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>E il Movimento 5 Stelle, nel suo demagogico delirio \u201cantipolitico\u201d, prometteva all\u2019elettorato di <em>\u201caprire il parlamento come una scatoletta di tonno\u201d<\/em>, perch\u00e9 considerato solo sede di inutili discussioni, e ha promosso e imposto a tutto il mondo politico una riforma costituzionale per ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, considerati in blocco dei parassiti e dei corrotti.<\/p>\n<h3>Difendere una democrazia che per\u00f2 non funziona<\/h3>\n<p>E occorre essere obiettivi. Il parlamento e pi\u00f9 in generale le istituzioni \u201cdemocratiche\u201d del paese, che nel referendum occorrer\u00e0 difendere dall\u2019aggressione della destra, non rivestono pi\u00f9 quell\u2019importanza e quella \u201csacralit\u00e0\u201d istituzionale che avevano fino a qualche decennio fa, perch\u00e9 la raffica di riforme elettorali, istituzionali e costituzionali proposte e realizzate da tutti gli schieramenti politici le hanno profondamente svuotate di ruolo e di senso, e per la crisi di una democrazia che il neoliberismo ha ridotto a pura gestione di una azione dettata da soggetti estranei alla politica (i mercati, la competitivit\u00e0, i vincoli di bilancio, ecc.).<\/p>\n<p>Lo sta a comprovare la crescente disaffezione al voto per tutte quelle istituzioni soprattutto nei ceti popolari.<\/p>\n<p>E la Costituzione del 1948 che occorrer\u00e0 difendere sar\u00e0 forse <em>\u201cla pi\u00f9 bella del mondo\u201d<\/em> ma non ha fatto nulla, in questi tre quarti di secolo di vita, per impedire tutto il crescendo di nefandezze compiute da tutti i governi succedutisi a palazzo Chigi, che hanno portato l\u2019Italia ad essere il paese con i peggiori salari dell\u2019Ocse, con la peggiore precariet\u00e0 del lavoro, con le maggiori diseguaglianze, con il peggior gap di genere, con la maggiore evasione fiscale, con la maggiore corruzione di tutta l\u2019Europa occidentale, ecc.<\/p>\n<p>Dunque, la <em>mission<\/em> dell\u2019opposizione contro la deforme riforma Meloni-Casellati ha sulla sua strada tutti questi macigni.<\/p>\n<p>Non per questo non va costruita la pi\u00f9 ampia \u201calleanza democratica\u201d per contrastare una proposta che punta a una svolta autoritaria.<\/p>\n<p>Ma, nel fronte \u201cantiautoritario\u201d va salvaguardata gelosamente l\u2019indipendenza di giudizio e di azione di chi non ha mai ceduto di fronte ai miti della \u201cgovernabilit\u00e0\u201d, delle cosidette \u201cefficacia\u201d ed \u201cefficienza\u201d, degli \u201cinteressi nazionali\u201d al di sopra delle differenze sociali, dei \u201cpatti sociali\u201d, del \u201csistema paese\u201d, della \u201ctenuta dei conti\u201d, al mito di una Costituzione scritta per promettere un \u201cmondo migliore\u201d ma la cui realizzazione \u00e8 stata affidata a chi voleva pervicacemente mantenere e persino peggiorare questo mondo di ingiustizie e di diseguaglianze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Fabrizio Burattini Torniamo sul progetto autoritario contenuto nel disegno di legge sul premierato presentato qualche giorno fa da Giorgia Meloni e dalla sua ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati. 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