﻿{"id":388,"date":"2020-12-30T11:13:31","date_gmt":"2020-12-30T10:13:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.union-net.it\/?p=388"},"modified":"2020-12-30T11:13:31","modified_gmt":"2020-12-30T10:13:31","slug":"pensioni-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/2020\/12\/30\/pensioni-a-confronto\/","title":{"rendered":"PENSIONI A CONFRONTO"},"content":{"rendered":"<p>DI FABRIZIO BURATTINI<\/p>\n<p>Nel quadro dello smantellamento dello \u201cstato sociale\u201d conquistato nel corso del Novecento, sicuramente la parte del leone \u00e8 stata fatta dalle controriforme dei sistemi previdenziali che le lotte dei decenni scorsi avevano imposto in quasi tutti i paesi del mondo. D\u2019altra parte, la struttura dei capitalismi che si era andata definendo nei vari paesi, soprattutto nel dopoguerra, necessitava di disporre di meccanismi che consentissero di evitare che gli anziani, al termine delle loro capacit\u00e0 lavorative precipitassero nella miseria, provocando scompensi anche nel volume dei consumi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il desiderio di giustizia sociale delle classi subalterne si incontr\u00f2 con gli interessi delle classi dominanti di governare il ciclo di vita della popolazione lavoratrice. E da questo si sono andati formando i sistemi previdenziali obbligatori in vigore.<\/p>\n<h4>L\u2019evoluzione dei sistemi previdenziali<\/h4>\n<p>Il modello \u201cbismarkiano\u201d, adottato nella Prussia del 19\u00b0 secolo, fondato sui contributi versati dai lavoratori nella casse legate alle loro differenti professioni, \u00e8 stato gradualmente soppiantato quasi ovunque dal modello \u201cbeveridgiano\u201d (che si ritiene ideato dall\u2019economista britannico William Beveridge), basato su di un sistema assicurativo obbligatorio e universale.<\/p>\n<p>Con la svolta neoliberale del capitalismo, con la sua smania di smantellamento delle conquiste sociali, alimentata anche dal venir meno delle lotte delle classi popolari e con il crollo dei progetti di trasformazione sociale, e con la volont\u00e0 del capitale di trasformare ogni risorsa in occasione di speculazione finanziaria, si sono rapidamente diffuse in tutto il mondo le politiche di demolizione delle pensioni pubbliche, in favore dei sistemi assicurativi privati, mettendo nel conto i pi\u00f9 che presumibili effetti di ingiustizia che essi provocano.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.cor-retraites.fr\/\">Consiglio d\u2019orientamento delle pensioni (COR)<\/a>, istituito in Francia nel 2000 dal governo di Lionel Jospin, a fianco del suo rapporto annuale sul sistema previdenziale francese ha quest\u2019anno pubblicato anche uno studio comparativo sui sistemi previdenziali di 11 paesi (ovviamente la Francia, pi\u00f9 l\u2019Italia, la Germania, la Spagna, il Belgio, l\u2019Olanda, il Regno unito, la Svezia, gli Stati uniti, il Canada e il Giappone).<\/p>\n<p>E\u2019 ovviamente molto arduo sintetizzare ci\u00f2 che emerge dal rapporto (280 pagine di testo e numerosissime tabelle e grafici illustrativi. A complicare il tutto c\u2019\u00e8 inoltre il fatto che le recenti (contro)riforme messe in atto dai pi\u00f9 vari governi (di destra o di centrosinistra) hanno ancora di pi\u00f9 differenziato i regimi pensionistici nei vari paesi, uno dall\u2019altro. Vale per\u00f2 la pena, per chi non avr\u00e0 la pazienza o il tempo di leggersi il <a href=\"https:\/\/www.cor-retraites.fr\/sites\/default\/files\/2020-12\/Rapport_international_2020.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">testo completo in francese<\/a>, di enucleare alcune considerazioni.<\/p>\n<h4>Una variet\u00e0 di sistemi<\/h4>\n<p>Quasi tutti i paesi hanno un sistema complesso, differenziato sulla base delle differenti professioni. Solo l\u2019Italia e il Giappone (tra gli 11 paesi presi in esame) hanno un regime sostanzialmente unico.<\/p>\n<p>In Italia esistono oramai solo alcune professioni \u201cliberali\u201d (ad esempio avvocati, medici, architetti, ingegneri\u2026) che godono di fondi assicurativi specifici.<\/p>\n<p>In tutti gli altri paesi esistono ancora regole diversificate (et\u00e0 di pensionamento, criteri di calcolo, ecc.), in particolare per i dipendenti pubblici, anche se in molti di essi questa diversificazione \u00e8 residuale, cio\u00e8 va scomparendo con il ricambio generazionale (ad esempio, in Spagna, ai dipendenti pubblici assunti dopo il 2011 vengono applicate le regole generali del settore privato).<\/p>\n<p>Un elemento fondamentale che caratterizza il sistema previdenziale di ogni paese \u00e8 il suo finanziamento a \u201cripartizione\u201d o a \u201ccapitalizzazione\u201d, cosa che comporta una prestazione pensionistica calcolata con il sistema \u201cretributivo\u201d o con quello \u201ccontributivo\u201d.<\/p>\n<p>Nel sistema \u201ca ripartizione\u201d, i contributi versati dai lavoratori attivi nell\u2019anno corrente sono destinati a finanziare le pensioni distribuite in quello stesso anno. Il lavoratore attivo accetta di contribuire a favore degli attuali pensionati perch\u00e9 confida che le future generazioni faranno lo stesso a suo favore quando lui sar\u00e0 pensionato. Perch\u00e9 ritiene che anche allora la societ\u00e0 (e lo stato che la governa) avr\u00e0 mantenuto in piedi il \u201cpatto intergenerazionale\u201d.<\/p>\n<p>Ma da molti decenni a questa parte, la demagogia politica dei pi\u00f9 vari colori si \u00e8 prodigata a sostenere una contrapposizione generazionale, tra gli anziani presuntamente \u201cprivilegiati\u201d e i giovani penalizzati. Cos\u00ec, quella convinzione del fatto che il sistema a ripartizione e il patto intergenerazionale su cui \u00e8 basato sopravvivano si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 evanescente, legittimando la furia demolitrice dei governi neoliberali.<\/p>\n<p>Si sono dunque sempre pi\u00f9 diffusi i sistemi \u201ca capitalizzazione\u201d, nei quali i contributi vengono versati in fondi assicurativi spesso appositamente costituiti (non a caso definiti \u201cfondi pensione\u201d), variamente gestiti. Il rendimento finanziario di questi versamenti andr\u00e0 a formare un capitale che sar\u00e0 versato al lavoratore al momento del suo pensionamento, o in maniera forfettaria o con una rendita mensile. Allo stato resta solo il compito di garantire che il fondo a cui vengono indirizzati i versamenti rispetti il contratto pattuito.<\/p>\n<h4>Le soglie di accesso<\/h4>\n<p>Differenti profondamente sono anche i criteri di accesso al diritto alla pensione.<\/p>\n<p>In alcuni paesi questo diritto scatta automaticamente al momento del compimento di una determinata soglia di et\u00e0, esclusivamente a condizione di essere regolarmente residenti nel paese. Ad esempio, in Olanda, lo stato versa a qualunque cittadino che abbia compiuto 66 anni e 4 mesi una pensione di \u20ac 1.270,67 lordi (l\u2019ammontare viene periodicamente rivalutato in base all\u2019andamento del salario minimo), a patto che abbia mantenuto la residenza in Olanda per almeno 50 anni. Un meccanismo analogo agisce in Canada, dove se si \u00e8 abitato nel paese per almeno 10 anni, al compimento del 65\u00b0 anno di et\u00e0 si riceve un assegno mensile di vecchiaia di ammontare variabile (a seconda delle condizioni familiari e reddituali) che pu\u00f2 arrivare fino a poco meno di \u20ac 900,00. Questa pensione, al di sopra di un certo reddito lavorativo percepito, si integra con un ulteriore assegno alimentato da contributi obbligatori e calcolato con il sistema \u201ccontributivo\u201d.<\/p>\n<p>In altri paesi, invece, l\u2019assegno previdenziale viene fissato in base alla durata della contribuzione, ma senza riferimento all\u2019ammontare di tale contributo, quindi indipendentemente dal livello delle retribuzioni salariali percepite. In Giappone, ad esempio, a 65 anni, viene garantito un assegno mensile di vecchiaia di circa \u20ac 500,00. A questa indennit\u00e0 si somma una pensione calcolata in base alla retribuzione media e al numero dei mesi di contribuzione.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna, a coloro che compiono il 66\u00b0 anno di et\u00e0, a patto che abbiano versato contributi per almeno 35 anni, lo stato garantisce un assegno mensile pari a poco meno di \u20ac 800,00, indipendentemente da quella che sia stata la sua retribuzione media.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di tutte queste considerazioni, salta agli occhi come l\u2019Italia sia il paese (tra gli 11 considerati) ad avere i livelli pi\u00f9 alti di et\u00e0 per il raggiungimento della pensione e come sia destinata a restarlo (vedi tabella).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"290\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Paese<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\"><strong>Nel 2021<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\"><strong>A termine<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Canada<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">60 anni<\/td>\n<td width=\"94\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Svezia<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">62 anni<\/td>\n<td width=\"94\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">62 anni<\/td>\n<td width=\"94\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Francia<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">62 anni<\/td>\n<td width=\"94\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Giappone<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">63 anni<\/td>\n<td width=\"94\">65 anni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Belgio<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">65 anni<\/td>\n<td width=\"94\">67 anni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Spagna<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">65 anni<\/td>\n<td width=\"94\">67 anni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Germania<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">65,75 anni<\/td>\n<td width=\"94\">67 anni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Regno Unito<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">66 anni<\/td>\n<td width=\"94\">68 anni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Olanda<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">66,25 anni<\/td>\n<td width=\"94\">67,25 anni<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"102\"><strong>Italia<\/strong><\/td>\n<td width=\"94\">67 anni<\/td>\n<td width=\"94\">69,75 anni<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il calcolo della pensione<\/p>\n<p>Esistono sistemi basati su un criterio redistributivo, che garantiscono cio\u00e8 un reddito minimo di base a (quasi) tutte\/i, (quasi) indipendentemente da quella che sono state la retribuzione e la carriera lavorativa. Naturalmente, molto spesso, attraverso altri sistemi di contributi previdenziali e\/o incentivi fiscali, a questa pensione \u201cdi base\u201d si affiancano altre prestazioni previdenziali, pi\u00f9 o meno obbligatorie.<\/p>\n<p>Altri sistemi previdenziali, invece, per calcolare l\u2019ammontare della pensione si basano su di una combinazione tra il numero di anni di contribuzioni versate e la retribuzione media percepita, al fine di garantire un \u201ctasso di sostituzione\u201d (cio\u00e8 il rapporto percentuale tra l&#8217;importo della pensione e l&#8217;ultimo stipendio percepito) che non imponga all\u2019ex lavoratore una drastica caduta dei livelli di vita. E\u2019 un sistema in vigore in numerosi paesi (ad esempio in parte la Francia, la Spagna, la Germania, gli Stati uniti e l\u2019Italia), un sistema che ha minori effetti redistributivi dei sistemi precedenti e che garantisce una maggiore stabilit\u00e0 reddituale, anche se genera effetti distorsivi come quelli delle \u201cpensioni d\u2019oro\u201d.<\/p>\n<p>In questi paesi le formule per il calcolo delle pensioni sono molto diverse e spesso complesse. Naturalmente \u00e8 cruciale stabilire quale sia la retribuzione (media) di riferimento su cui calcolare l\u2019assegno pensionistico a cui si avr\u00e0 diritto. Certi sistemi di fissazione di questa retribuzione di riferimento possono favorire carriere molto discontinue, ma con momenti di alta retribuzione, rispetto ad altre pi\u00f9 \u201cpiatte\u201d. Sorprendentemente, tra questi sistemi, quello pi\u00f9 \u201credistributivo\u201d risulta quello statunitense, che ha un sistema di calcolo che favorisce le basse retribuzioni e penalizza quelle alte (che, ovviamente, possono compensare &#8211; e nei fatti compensano &#8211; stipulando assicurazioni private).<\/p>\n<p>Esistono infine i sistemi con calcolo contributivo (come \u00e8 ormai quello italiano) che calcolano la pensione non sulla base di un diritto universale, n\u00e9 sulla durata della contribuzione, n\u00e9 sulla retribuzione media, ma sulla base del montante dei contributi versati. Cio\u00e8 che simulano nel sistema previdenziale pubblico i meccanismi delle assicurazioni private, attraverso il principio della \u201cneutralit\u00e0 attuariale\u201d (cio\u00e8, tanto incasso da te in contributi, tanto posso versarti come pensione). Dunque, i contributi versati da ciascun lavoratore vengono contabilizzati in un conto fittizio che, al momento del pensionamento, dar\u00e0 luogo ad una rendita mensile calcolata appunto con i criteri delle assicurazioni private, cio\u00e8 attraverso un \u201ccoefficiente di conversione\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 quello che accade in Svezia e in Italia, essendo ormai parecchio residuale anche qui da noi la quota di pensionandi che ancora possono vantare di aver diritto ad un sistema \u201cmisto\u201d.<\/p>\n<p>Le storture di questo sistema sono evidenti: il calcolo prende in esame tutta la carriera, compresa la parte iniziale, normalmente segnata da retribuzioni basse o bassissime; la durata della contribuzione non gioca alcun ruolo (aver lavorato pochi anni con alte retribuzioni pu\u00f2 generare la medesima pensione, o perfino pi\u00f9 alta di quella di chi ha lavorato per decenni con basse retribuzioni); vengono incentivati la permanenza al lavoro anche oltre i limiti di et\u00e0, e ogni forma di lavoro straordinario o supplementare, perch\u00e9 aumenta il montante dei contributi versati.<\/p>\n<p>Con le recenti riforme introdotte da Macron la Francia ha ora un sistema misto composto da una quota di pensione calcolata con il sistema retributivo (sui salari pi\u00f9 bassi) e una parte (quella eccedente la parte base) calcolata con il sistema contributivo.<\/p>\n<p>In molti paesi, poi, l\u2019ammontare della pensione viene calcolata anche tenendo conto dell\u2019et\u00e0 a cui la pensione comincia ad essere percepita, proprio in base al principio che tanto pi\u00f9 precocemente tu percepisci la pensione tanto pi\u00f9 vivrai da pensionato e dunque tante pi\u00f9 rate dovr\u00f2 versarti. E dunque queste rate dovranno essere proporzionalmente meno cospicue.<\/p>\n<p>E, naturalmente, soprattutto nei sistemi totalmente o parzialmente contributivi, ad incidere sul calcolo sar\u00e0 anche l\u2019evoluzione della \u201csperanza di vita\u201d, a volte perfino differenziata per generazioni: nel senso che, ad esempio, un lavoratore nato nel 1974 avr\u00e0 un sistema di calcolo pi\u00f9 penalizzante di quello che si applica ad un lavoratore nato nel 1958, dato che avendo una speranza di vita pi\u00f9 lunga, gli si potr\u00e0 garantire un assegno mensile meno ingente.<\/p>\n<h4>Il finanziamento e la gestione delle pensioni<\/h4>\n<p>Nel rapporto tra pensioni pubbliche e pensioni private gli 11 paesi hanno comportamenti molto diversi: in Francia, ad esempio, il 98,2% delle pensioni \u00e8 pubblico, mentre nel Canada lo \u00e8 solo per il 46,8% (in Italia per il 93,4%). Altrettanto accade per il volume di spesa pubblica, in percentuale sul PIL (Vedi tabella).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"351\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"106\">Paesi<\/td>\n<td width=\"122\">Incidenza % del pubblico nel sistema pensionistico<\/td>\n<td width=\"123\">Incidenza % della spesa pubblica previdenziale sul PIL<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Germania<\/td>\n<td width=\"122\">93,1<\/td>\n<td width=\"123\">10,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Belgio<\/td>\n<td width=\"122\">90,8<\/td>\n<td width=\"123\">10,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Canada<\/td>\n<td width=\"122\">46,8<\/td>\n<td width=\"123\">4,8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Spagna<\/td>\n<td width=\"122\">97,0<\/td>\n<td width=\"123\">10,9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Stati Uniti<\/td>\n<td width=\"122\">57,2<\/td>\n<td width=\"123\">7,1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Francia<\/td>\n<td width=\"122\">98,2<\/td>\n<td width=\"123\">13,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Italia<\/td>\n<td width=\"122\">93,4<\/td>\n<td width=\"123\">15,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Giappone<\/td>\n<td width=\"122\">78,7<\/td>\n<td width=\"123\">9,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Olanda<\/td>\n<td width=\"122\">53,0<\/td>\n<td width=\"123\">5,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Regno Unito<\/td>\n<td width=\"122\">51,9<\/td>\n<td width=\"123\">5,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"106\">Svezia<\/td>\n<td width=\"122\">69,9<\/td>\n<td width=\"123\">7,2<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 dunque il paese, tra quelli presi in esame, che dedica alle pensioni una quota pi\u00f9 consistente del PIL (15,6%, che sale al 16,7% se si considera anche la spesa pensionistica privata). L\u2019Olanda \u00e8 in coda con il suo 9,8% (pi\u00f9 o meno a met\u00e0 tra spesa pubblica e spesa privata). La media degli 11 paesi \u00e8 dell\u201911,8%. Variazioni cos\u00ec rilevanti sono legate certo a fattori demografici (il cosiddetto \u201ctasso di fecondit\u00e0\u201d e la speranza di vita) ma anche a concezioni molto diverse della previdenza.<\/p>\n<p>Questa spesa \u00e8 aumentata negli ultimi decenni un po\u2019 ovunque. L\u2019Unione europea ne prevede la stabilizzazione sui livelli attuali da qui al 2070, considerando un suo significativo abbattimento (grazie alle cosiddette riforme) nei paesi che spendono proporzionalmente di pi\u00f9. L\u2019Italia dovrebbe scendere al 14% entro il 2070 (e aumentare la quota coperta dalla spesa privata), la Francia dall\u2019attuale 13,9 all\u201911%, la Spagna dall\u201911,2% al 9,7%.<\/p>\n<p>Naturalmente, dato che i fattori demografici sono difficilmente modificabili con decisioni politiche e comunque possono modificarsi solo su tempi lunghi o lunghissimi, le classi dominanti puntano soprattutto a smantellare le concezioni sedimentate della previdenza.<\/p>\n<p>Come si vede, sono molti i paesi nei quali la pensione viene sostanzialmente garantita tutta (o quasi) dal sistema pubblico. In 5 degli undici paesi la quota del pubblico supera il livello del 90% e solo Canada e Olanda sono attorno alla soglia del 50%. Non a caso il paese che ancora vede la maggiore incidenza della previdenza pubblica \u00e8 la Francia, dove le politiche liberiste in materia pensionistica, anche grazie alla fortissima resistenza del movimento sindacale, sono pi\u00f9 \u201cin ritardo\u201d rispetto al resto del mondo.<\/p>\n<h4>L\u2019equilibrio dei conti<\/h4>\n<p>I sistemi svedese e italiano (dopo l\u2019entrata a regime della riforma Fornero) sono gli unici due sistemi (degli undici studiati) che possono essere definiti <em>nonfinancial contribution defined pension system<\/em> (NCD system), sistemi di pensione non finanziaria a contribuzione definita. Con questi sistemi, ogni generazione (cio\u00e8 classe di et\u00e0) riceve come pensione l\u2019equivalente attuariale dei contributi versati, essendo quella attuariale la branca della matematica che <em>\u201cconsidera (soprattutto ai fini della teoria e della tecnica delle assicurazioni) le operazioni attinenti a fatti che o non sono certi nel loro verificarsi o dei quali \u00e8 incerto il momento del verificarsi\u201d<\/em>, considerando dunque tutti gli elementi statistici e di probabilit\u00e0 quanto alla speranza di vita. Il rendimento pensionistico, perci\u00f2 non \u00e8 affatto garantito a priori ma pu\u00f2 variare in base al variare delle condizioni economiche (PIL) e delle evoluzioni demografiche (il rapporto tra numero di lavoratori attivi e il numero di pensionati e il variare della speranza di vita.<\/p>\n<p>Negli altri 9 paesi, le riforme previdenziali pi\u00f9 o meno recentemente adottate affidano l\u2019equilibrio dei conti a un mix di vari parametri:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019equilibrio finanziario previsto dalle leggi di bilancio (in Germania, Canada, Francia e Spagna);<\/li>\n<li>un massimale per i contributi\u00a0 (in Germania, Giappone, Canada, Francia e Spagna);<\/li>\n<li>una percentuale di sostituzione sotto la quale non si pu\u00f2 andare (in Germania, Giappone, Olanda, Francia, Spagna).<\/li>\n<\/ul>\n<p>La sorveglianza sull\u2019equilibrio dei conti, che in Italia \u00e8 affidata alla Ragioneria dello stato, con le sue proiezioni annuali, nei vari paesi \u00e8 compito di differenti istituzioni o autorit\u00e0 \u201cindipendenti\u201d. Solo in Francia \u00e8 affidata ad un organo di \u201cconcertazione\u201d, appunto al COR, il Consiglio d\u2019orientamento delle pensioni (che \u00e8 l\u2019autore del rapporto di cui parliamo e che \u00e8 composto da rappresentanti delle \u201cparti sociali\u201d.<\/p>\n<p>A livello comunitario, nell\u2019Unione europea, le proiezioni dei vari paesi aderenti vengono coordinate ogni tre anni dall\u2019<a href=\"https:\/\/europa.eu\/epc\/working-groups-epc\/working-group-ageing-populations-and-sustainability_it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">AWG (Working Group on Ageing Populations and Sustainability)<\/a>, una delle tante agenzie che controllano paese per paese e a livello comunitario che l\u2019utilizzo delle risorse economiche rispetti i parametri di bilancio.<\/p>\n<h4>La popolazione coperta dalla previdenza<\/h4>\n<p>In realt\u00e0 l\u2019Italia non \u00e8 ben messa neanche quanto a estensione della copertura pensionistica, cio\u00e8 a quante\/i anziane\/i, su 100 cittadine\/i con et\u00e0 pari o superiore a 65 anni, percepiscono una pensione. La media dei paesi presi in esame e di circa il 100%, grazie a percentuali come quella francese pari al 125,8% (il che significa che \u00e8 molto grande il numero di percettori di pensione con meno di 65 anni), o della Germania (118,4%), della Svezia (115,0%), del Regno Unito (110,9%), dell\u2019Olanda (107,0%), dove evidentemente sono duri a morire gli effetti dello stato sociale che fu.<\/p>\n<p>La media viene abbassata appunto dall\u2019Italia (92,8%), dal Giappone (90,3%) e soprattutto dalla Spagna (72,2%). Non sappiamo quale sia il meccanismo che porta a questi magri risultati in Giappone, ma per l\u2019Italia e ancora di pi\u00f9 per la Spagna a produrre questo effetto \u00e8 certamente la storica bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro ufficiale che esclude un consistente numero di concittadine anziane dal godere di un trattamento previdenziale.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019ammontare degli assegni pensionistici, al contrario, l\u2019Italia \u00e8 quella che almeno ufficialmente garantisce un tasso di sostituzione pi\u00f9 favorevole (92% delle retribuzioni in attivit\u00e0), rispetto ad una punta verso il basso del Regno Unito attorno al 25%. Occorre per\u00f2 considerare che in Gran Bretagna (e in altri paesi) il criterio di calcolo delle pensioni privilegia i bassi e bassissimi redditi (a cui viene assicurato un tasso di sostituzione del 51%) e penalizza al contrario quelli pi\u00f9 alti (le retribuzioni pi\u00f9 alte sono incentivate a stipulare assicurazioni private), mentre in Italia accade il fenomeno opposto, con un tasso di sostituzione pi\u00f9 alto per le retribuzioni pi\u00f9 consistenti; si tratta perci\u00f2 di una percentuale media (la cosiddetta \u201cmedia del pollo\u201d) tra pensioni a volte da fame e le \u201cpensioni d\u2019oro\u201d che a volte arrivano a superare perfino le gi\u00e0 laute retribuzioni percepite in attivit\u00e0.<\/p>\n<h4>Da dove arrivano i contributi<\/h4>\n<p>Quanto al finanziamento del sistema previdenziale, in tutti i paesi una parte importante delle entrate degli enti pensionistici viene dai contributi che vengono versati prelevandoli (direttamente o indirettamente) dalle retribuzioni lorde dei lavoratori. S\u00ec, perch\u00e9 anche quella parte che nominalmente viene versata dal datore di lavoro, in realt\u00e0, viene sempre sottratta alla massa salariale e dunque \u00e8 sempre parte del salario (diretto o differito) del lavoratore. Non a caso qualunque elaborato delle associazioni datoriali contabilizza tutti i contributi (al di l\u00e0 di chi nominalmente li versa all\u2019INPS) come \u201ccosto del lavoro\u201d.<\/p>\n<p>I datori di lavoro italiani da sempre lamentano il fatto che i contributi previdenziali siano i pi\u00f9 alti tra i paesi a struttura socioeconomica analoga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"372\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Paese<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\"><strong>Parte salariale<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\"><strong>Parte datoriale<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\"><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Italia*<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">9,2%<\/td>\n<td width=\"93\">23,8%<\/td>\n<td width=\"93\">33,0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Francia<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">11,2%<\/td>\n<td width=\"93\">16,3%<\/td>\n<td width=\"93\">27,5%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Olanda**<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">20,6%<\/td>\n<td width=\"93\">5,0%<\/td>\n<td width=\"93\">25,6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Svezia**<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">7,0%<\/td>\n<td width=\"93\">14,7%<\/td>\n<td width=\"93\">21,7%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Germania*<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">9,3%<\/td>\n<td width=\"93\">9,3%<\/td>\n<td width=\"93\">18,6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Giappone<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">9,2%<\/td>\n<td width=\"93\">9,2%<\/td>\n<td width=\"93\">18,3%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Belgio<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">7,5%<\/td>\n<td width=\"93\">8,9%<\/td>\n<td width=\"93\">16,4%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">6,2%<\/td>\n<td width=\"93\">6,2%<\/td>\n<td width=\"93\">12,4%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"93\"><strong>Canada<\/strong><\/td>\n<td width=\"93\">5,0%<\/td>\n<td width=\"93\">5,0%<\/td>\n<td width=\"93\">10,0%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-392 size-full\" src=\"http:\/\/www.pennati.net\/union-net\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2020\/12\/Grafico-Pensioni.png\" alt=\"\" width=\"1063\" height=\"475\" srcset=\"https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2020\/12\/Grafico-Pensioni.png 1063w, https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2020\/12\/Grafico-Pensioni-300x134.png 300w, https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2020\/12\/Grafico-Pensioni-1024x458.png 1024w, https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/wp-content\/uploads\/sites\/20\/2020\/12\/Grafico-Pensioni-768x343.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1063px) 100vw, 1063px\" \/><\/p>\n<h6>Nota: * comprende anche l\u2019assicurazione di invalidit\u00e0; ** comprende anche i regimi professionali obbligatori a capitalizzazione<\/h6>\n<p>Ma in realt\u00e0 in numerosi paesi (Canada, Giappone, Stati Uniti, Francia) i sistemi pensionistici, oltre che dai contributi prelevati sulle retribuzioni, vengono sostenuti anche con finanziamenti prelevati dalle imposte sui redditi. Questo oramai da tempo accade anche in Italia, non foss&#8217;altro per coprire gli ammanchi dovuti alle diffusissime forme di decontribuzione che i vari governi hanno regalato ai datori di lavoro. In altri paesi, come la Germania, l\u2019Olanda e la Svezia, esiste una rigorosa separazione contabile e contributiva tra il sistema pensionistico e le altre forme di protezione sociale.<\/p>\n<h4>Il <em>business<\/em> dei \u201cfondi pensione\u201d<\/h4>\n<p>L\u2019Italia, altro cruccio per i padroni nostrani, \u00e8 fanalino di coda nell\u2019OCSE anche per la percentuale di lavoratori che aderiscono ai fondi pensione a capitalizzazione: a fronte di \u201cesempi\u201d come la Svezia e come l\u2019Olanda, dove circa il 90% dei lavoratori aderisce a questi fondi (d\u2019altra parte, in questi paesi \u00e8 obbligatorio e ne vengono esentati solo i salari bassissimi) e quasi il 30% di essi aggiunge al fondo a capitalizzazione obbligatorio un ulteriore fondo facoltativo, in Italia solo un \u201cmisero\u201d 10% dei lavoratori ha scelto di destinare il suo TFR ai fondi pensione, perfino meno del numero di coloro che aderiscono ad assicurazioni pensionistiche privatistiche.<\/p>\n<p>Il valore totale dei fondi pensione dei lavoratori attivi nei 37 paesi dell\u2019OCSE ammonta alla cifra astronomica di 49.200 miliardi di dollari a fine 2019. Occorre considerare per\u00f2 che quasi i due terzi di questa cifra sono nelle mani dei fondi pensione statunitensi. In rapporto con il PIL per\u00f2, la medaglia d\u2019oro su questo terreno spetta decisamente all\u2019Olanda, dove l\u2019ammontare dei fondi pensione privati raggiunge il 195% del prodotto interno lordo. Anche qui l\u2019Italia si colloca tra gli ultimi paesi, con una percentuale dell\u201911% sul PIL. Peraltro, le vicissitudini del mercato azionario, hanno garantito finora rendimenti di questi fondi piuttosto modesti: per i fondi italiani dell\u20191,79% medio annuo, non molto diverso dalle rivalutazioni garantite per i TFR.<\/p>\n<h4>Le \u201criforme\u201d<\/h4>\n<p>Come \u00e8 accaduto in Italia nel 2011, quando la riforma Fornero \u00e8 stata approvata con un larghissimo consenso parlamentare, anche in numerosi altri paesi le profonde modifiche apportate alle regole previdenziali sono state il frutto di accordi politici larghi. Emblematico \u00e8 l\u2019esempio svedese, dove la riforma \u00e8 stata approvata nella sua prima tranche durante un governo di destra e nella sua seconda tranche durante un governo socialdemocratico, in entrambi i casi con l\u2019approvazione dell\u2019intero parlamento. Analogamente nel 1995 in Spagna il \u201cPatto di Toledo\u201d \u00e8 stato approvato dopo una lunga e complessa concertazione tra i partiti politici principali. Questa ampia ricerca del consenso ha puntato a tentare di sottrarre una materia cos\u00ec delicata alle controversie tra i partiti e alla volont\u00e0 di definire un sistema che non corresse il rischio di essere modificato o stravolto ad ogni cambio di governo.<\/p>\n<p>Alla fine, il raggiungimento di un ampio consenso non \u00e8 stato quasi mai difficile data la cooptazione sostanziale di buona parte della \u201csinistra moderata\u201d nella sfera ideologica neoliberale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>DI FABRIZIO BURATTINI Nel quadro dello smantellamento dello \u201cstato sociale\u201d conquistato nel corso del Novecento, sicuramente la parte del leone \u00e8 stata fatta dalle controriforme dei sistemi previdenziali che le lotte dei decenni scorsi avevano <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/2020\/12\/30\/pensioni-a-confronto\/\" title=\"PENSIONI A CONFRONTO\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":76,"featured_media":392,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[60,78],"class_list":["post-388","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-internazionale","tag-fabrizio-burattini","tag-internazionale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - 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