﻿{"id":409,"date":"2020-12-30T16:52:15","date_gmt":"2020-12-30T15:52:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.union-net.it\/?p=409"},"modified":"2020-12-30T16:52:15","modified_gmt":"2020-12-30T15:52:15","slug":"tutta-colpa-del-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pennati.net\/union-net\/2020\/12\/30\/tutta-colpa-del-sindacato\/","title":{"rendered":"TUTTA COLPA DEL SINDACATO"},"content":{"rendered":"<p>DI PIERLUIGI PENNATI<\/p>\n<p>Tutta colpa del sindacato!<\/p>\n<p>Quante volte abbiamo sentito o detto questa frase?<\/p>\n<p>Al sindacato si attribuiscono doveri, poteri, meriti e colpe, in esso si ripone fiducia quando abbiamo un problema e da esso si fugge quando ci tutela, ma non sempre e non per tutti i sindacati, si distingue tra essi, ci sono quelli che per definizione difendono i lavoratori, quelli che crediamo si occupino solo di interessi corporativi, quelli inutili che sopravvivono nei vuoti organizzativi degli altri, quelli di parte che per lo pi\u00f9 servono i padroni, e che se non fosse per le loro facciate artefatte allo scopo di aggirare i divieti potrebbero essere definiti di comodo, e molti altri ancora, in un panorama ormai vario e variegato nel quale \u00e8 spesso difficile orientarsi e capire, ma ci rende ben chiaro come tutti indistintamente alimentano una crisi sindacale generazionale mai vista e sperimentata in precedenza.<\/p>\n<p>Ma se vi \u00e8 realmente una crisi sindacale o, per meglio dire, di valori sindacali, prima di essa il sindacato faceva probabilmente quello che ci si aspetta da esso e deve esserci un momento od un periodo nel quale si \u00e8 generata, sembra banale pensare che sia ridotta dal progressivo allontanamento dei lavoratori dal sindacato o da alcuni emblematici non consoni comportamenti di alcuni singoli o gruppi di dirigenti sindacali, la crisi, evidentemente, riguarda pi\u00f9 globalmente un\u2019intera generazione di sindacati e sindacalisti che nel tempo si sono evoluti ed hanno da un lato necessariamente modificato il modo di approcciare il mondo del lavoro e la societ\u00e0 per adattarsi ai nuovi tempi e dall\u2019altro rincorrendo nuovi modelli strutturali che non fanno esattamente parte della cosiddetta missione sindacale.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di questo mondo per\u00f2 deve iniziare necessariamente dalla semantica e quindi dal significato attribuito al sindacato nel tempo ed ai giorni nostri.<\/p>\n<h4><strong>SINDACATO E SINDACALISMO<\/strong><\/h4>\n<p>Nell\u2019enciclopedia Treccani il sindacato \u00e8 definito come una \u201c<em>associazione di lavoratori o di datori di lavoro costituita per la tutela di interessi professionali collettivi. Nel linguaggio economico e finanziario, coalizione di imprese<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ma se il sindacato, quindi, in termini generali pu\u00f2 essere considerato \u201csolo\u201d un&#8217;associazione finalizzata alla difesa di interessi di una qualche categoria inerente al mondo del lavoro, prestatori d\u2019opera o imprenditori che siano, il movimento che ne deriva squisitamente finalizzato alla sola organizzazione dei lavoratori prende il nome di sindacalismo ed assume la forma di una dottrina e prassi politico-economica teoricamente indipendente da qualsiasi matrice ideologica e culturale.<\/p>\n<p>Nella pratica il sindacalismo \u00e8 sorto come conseguenza della nascita di industrie che impiegando manodopera operaia, spesso in grande quantit\u00e0, generavano concentrazioni di lavoratori che, quando erano sottoposti a condizioni di lavoro difficili, lentamente si organizzavano in movimenti solidali per potersi contrapporre all\u2019arroganza dei padroni.<\/p>\n<p>Lo strumento principale di lotta era l\u2019astensione dal lavoro in massa, cos\u00ec da evitare singoli obiettivi di vendetta e creare un problema nel ricambio, ovvero nello sciopero generale che, a dispetto di quanto si possa immaginare, ha origini multi-millenarie, essendo il rifiuto di lavorare, anche se anticamente poteva persino costare la propria incolumit\u00e0 o la vita, l\u2019unico strumento naturale a disposizione dell\u2019uomo quando non resta di lui pi\u00f9 null\u2019altro.<\/p>\n<p>Il sindacalismo diventato poi movimento transnazionale nasce per\u00f2 solo tra il 1850 e la fine del 19\u00b0 secolo in Inghilterra e si basava principalmente sugli scritti di Sidney e Beatrice Webb che descrivendo un sindacalismo tradeunionistico postulavano una concezione dicotomica della struttura sociale ed economica, ma proprio per le spesso enormi differenze tra le caratteristiche sociali, geografiche e lavorative tra gli Stati, i movimenti operai ed il sindacalismo che ne nasceva si affermarono in modo differente in tutti i paesi sviluppati dove si propagavano relazionandosi in modo spesso fortemente diverso con quelli che erano i primi partiti politici operai.<\/p>\n<p>L\u2019approccio inglese divenne comunque il maggior punto di riferimento per tutte le successive esperienze dilagate forse prima in Francia e successivamente in Germania per le quali l\u2019attivit\u00e0 sindacale pi\u00f9 che un&#8217;attivit\u00e0 di lotta costante era essenzialmente un mezzo per indurre la classe operaia a generare ed accrescere una coscienza politica e di partecipazione sociale, elevandone cos\u00ec la condizione al bacino naturale superiore di formazione ed elaborazione del pensiero che fino ad allora riservata ai partiti ed agli intellettuali.<\/p>\n<p>Questa modalit\u00e0 di operare, associata alla situazione socio politica culturale dei territori, produsse in Germania lo sviluppo di una concezione di tipo comunista che pu\u00f2 essere considerata una variante delle condizioni dei rapporti tra i partiti ed il sindacalismo, tipici dell&#8217;applicazione teorica della socialdemocrazia tedesca, mentre in Francia si sviluppava prevalentemente un sindacalismo di tipo rivoluzionario, che fu poi quello maggiormente esportato negli altri paesi e che si afferm\u00f2 in particolare negli USA dove l\u2019idea del sindacalismo prevedeva la rivoluzione tramite la lotta come l\u2019unico elemento in grado di superare il sistema di produzione e l\u2019organizzazione di tipo capitalistico del potere nelle forme dello Stato liberale.<\/p>\n<p>Le altre forme di sindacalismo che si diffusero in particolare ad inizio 1900 vennero classificate come riformista (che separava gli interessi tra i lavoratori e la classe borghese) e corporativista sia cattolica che fascista (che originava dal principio della possibilit\u00e0 e della necessit\u00e0 di collaborazione tra le differenti classi sociali ed economiche, suddividendole per specifici interessi), ma successivamente alla diffusione del modello di capitalismo seguito alle politiche di Henry Ford ed a seguito dell\u2019affermazione dopo il 1945 in Occidente dei principi politico-costituzionali dello Stato democratico, il rapporto tra imprenditoria e lavoratori divenne prevalentemente di tipo relazionale facendo ricadere il sindacalismo nell\u2019ambito delle cosiddette relazioni industriali e\/o sindacali tra il mondo dei prestatori di mano d\u2019opera e l\u2019imprenditoria.<\/p>\n<p>Si osservi per\u00f2 che un primo sistema di relazioni industriali pressoch\u00e9 stabile si era gi\u00e0 sviluppato in Europa a partire dagli anni \u201920, a seguito di un intervento sempre maggiore degli stati in campo economico e sociale, comportando tra le altre cose il riconoscimento reciproco tra le parti sociali, lavoratori ed imprenditori, di rispettive rappresentanze, definendo una sorta di primo accenno delle procedure per la sottoscrizione dei contratti collettivi con la previsione di assunzione da parte dell\u2019autorit\u00e0 pubblica di funzioni di arbitrato e di indirizzo delle dinamiche negoziali, strategiche imprenditoriali e di politica economica e occupazionale nei maggiori conflitti di lavoro e sviluppando di pari passo il concetto che il maggior potere d\u2019acquisto dei salari produce un conseguente incremento della domanda, delineando un interesse comune tra lavoratori ed imprenditori allo sviluppo della produzione e configurando fin dall\u2019inizio la possibilit\u00e0, almeno latente, di uno scambio tra incrementi di produttivit\u00e0 e aumenti retributivi.<\/p>\n<p>Questo modello di relazioni industriali, che accompagn\u00f2 anche l\u2019integrazione del movimento operaio nei sistemi politici occidentali e all\u2019introduzione del <em>welfare state<\/em> venne poi rimesso in discussione a partire dagli anni 1970 con l\u2019emergere delle crisi fiscali degli Stati, dei limiti ecologici dello sviluppo e del grande rallentamento della crescita economica internazionale.<\/p>\n<p>Questi elementi aprirono cos\u00ec una nuova fase nella quale il sindacalismo ridefiniva in modo sostanziale i propri spazi e ruoli, sia come movimento di lavoratori che come associazioni sindacali spostando la discussione su temi precedentemente sconosciuti come il decentramento produttivo, la mondializzazione dell\u2019economia, l\u2019internazionalizzazione, l\u2019aumento della flessibilit\u00e0 nell\u2019organizzazione del lavoro e sulle problematiche connesse all\u2019avvento di una sempre maggiore automazione e supporto informatico che andava riducendo progressivamente la concentrazione operaia nelle grandi industrie, favorendo la diffusione del precariato e l\u2019aumento dei carici di lavoro sul personale.<\/p>\n<p>Questo primo ridimensionamento del potere contrattuale dei lavoratori unito alle proceduralizzazioni introdotte dalle mediazioni dello Stato portava a forti dissensi sia sulle modalit\u00e0 di operato dei sindacati, che sempre pi\u00f9 avvinti nei vincoli di protocolli, procedure e relazioni politiche, non avevano pi\u00f9 l\u2019aspetto e l\u2019efficacia delle organizzazioni che si erano distinte nei decenni precedenti con rari e difficili conflitti che generavano un effetto negativo sull\u2019opinione pubblica e l\u2019organizzazione dello Stato, sempre pi\u00f9 formata da utilizzatori diffusi e sempre meno da classi sociali concentrate nella sola produzione di base, che proprio nella sempre maggiore presenza della funzione mediatrice dello Stato rendevano inefficace agli occhi delle masse la tradizionale lotta facendo progressivamente tendere almeno le strutture pi\u00f9 grandi ed affermate a sviluppare un diverso modello di relazioni e contrattazione sindacale che diventava cos\u00ec un modo quasi naturale di concertazione.<\/p>\n<p>Ma per poter contestualizzare tutto ci\u00f2 nella nostra nazione e definirne localmente sia le peculiarit\u00e0 che gli stereotipi e le falsit\u00e0 che si sono spesso diffuse circa il vero ruolo sociale oggi operato dal sindacato e sulle sue possibili strumentalizzazioni \u00e8 importante osservare come questo si \u00e8 sviluppato ed evoluto in Italia.<\/p>\n<h4><strong>IL SINDACATO IN ITALIA<\/strong><\/h4>\n<p>La storia della nascita e dello sviluppo del sindacato in Italia \u00e8 decisamente complessa e pu\u00f2 essere sommariamente riassunta osservando come la dissoluzione delle vecchie corporazioni di arti e mestieri, nate a partire dagli anni 1880 a seguito della crisi sociale nelle campagne e lo sviluppo dell\u2019industrializzazione, favor\u00ec l\u2019avvento di una diversa forma di organizzazione dei lavoratori, associati in leghe di miglioramento e di resistenza, che si ispiravano ai principi dai quali avrebbero successivamente tratto origine le stesse strutture sindacali, ovvero l\u2019esclusivismo di classe, in quanto le leghe tutelavano solo i lavoratori manuali ed erano costituite e dirette solo da essi, mediante principalmente la resistenza sul piano economico, poich\u00e9 avevano il compito di difendere i lavoratori dalle azioni unilaterali dei padroni circa il salario, l\u2019orario e le condizioni di lavoro ed il ricorso ordinario allo sciopero sia come strumento di difesa che come mezzo di pressione e di sostegno sociale per le proprie iniziative.<\/p>\n<p>Nonostante la presenza al loro interno di varie posizioni politiche, le leghe erano sostanzialmente autonome dai partiti costituendo negli anni successivi le federazioni di mestiere, in particolare nei settori a pi\u00f9 elevato contenuto professionale, quali quelli di tipografi, ferrovieri ed edili, e riunendo in esse tutti i lavoratori di una stessa categoria per rendere omogenee le condizione di lavoro stipulando convenzioni o contratti collettivi la cui validit\u00e0 era estesa a tutti i lavoratori con lo stesso mestiere e superando le primitive forme di accordo individuale e informale con il padrone.<\/p>\n<p>La conseguenza di ci\u00f2 fu negli anni del 1890 la creazione di nuove strutture sindacali denominate Camere del lavoro che inizialmente erano votate alla pura assistenza nell\u2019intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, ma che andarono via via trasformandosi in organismi di rappresentanza politica e sindacale di tutto il movimento dei lavoratori riferiti ad un determinato territorio.<\/p>\n<p>Dal coordinamento tra le varie camere del lavoro finalizzato al superamento dei contrasti che spesso nascevano circa la direzione degli scioperi nacque per primo tra il 1902 ed il 1906 un organismo denominato Segretariato Centrale della Resistenza e successivamente la Confederazione Generale del Lavoro \u2013 CGdL diventando l\u2019edificio unico del sindacato italiano.<\/p>\n<h4><strong>IL SINDACATO FASCISTA<\/strong><\/h4>\n<p>Dopo essere stata la protagonista della diffusione di un sistema generalizzato di contrattazione collettiva, la CGdL elabor\u00f2 la prima forma di sindacalismo industriale come superamento di quello di mestiere e rappresent\u00f2 sul piano generale il lavoro nelle relazioni con le associazioni padronali, ma negli anni 10 sub\u00ec una duplice scissione: prima nel 1912 con la formazione dell\u2019Unione Sindacale Italiana \u00a0USI &#8211; di ispirazione sindacalista rivoluzionaria e 1919 con la Confederazione Italiana del Lavoro \u2013 CIL &#8211; di ispirazione cattolica.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento del fascismo, quei settori che non si ritenevano adeguatamente rappresentati dal sindacalismo classista operaio e bracciantile diedero vita nel 1922 alla Confederazione dei sindacati fascisti che, sfruttando la distruzione con la violenza del leghismo e delle strutture sindacali confederali da parte dello squadrismo e attraverso la disponibilit\u00e0 della Confindustria e degli ambienti economici, riusc\u00ec ben presto ad imporsi come sindacato di Stato portando la CGdL a proclamare l\u2019autoscioglimento nel 1927.<\/p>\n<p>Da quel momento il sindacato italiano si ridusse al solo sindacato fascista che attraverso una legge dedicata che vietava anche la serrata e lo sciopero, divenne cos\u00ec unico, obbligatorio, con poteri pubblici, facolt\u00e0 contrattuali, senza rappresentanza operaia, con dirigenti nominati dall\u2019alto, senza diritto di sciopero e con pene severissime per i trasgressori che arrivavano alla reclusione dei responsabili.<\/p>\n<p>\u00c8 comunque evidente che durante un regime dittatoriale non possono essere tollerate distrazioni del potere e quindi il ruolo di mediatore dello stato assumeva il tono assolutistico anche attraverso i sindacati che diventavano cos\u00ec suoi organi diretti.<\/p>\n<p>Lo stesso Mussolini, nel suo libro ad uso degli istituti scolastici \u201c<em>La dottrina del fascismo<\/em>\u201d, scrive (p.1 c.8 &#8211; Antisocialismo e corporativismo): \u201c<em>N\u00e9 individui fuori dello Stato, n\u00e9 gruppi (partiti politici, associazioni, sindacati, classi). Perci\u00f2 il Fascismo \u00e8 contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l\u2019unit\u00e0 statale che le classi fonde in una sola realt\u00e0 economica e morale; e analogamente, \u00e8 contro il sindacalismo classista. Ma nell\u2019orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il Fascismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell\u2019unit\u00e0 dello Stato<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il sindacato ed il sindacalismo, quindi, non solo si pongono agli opposti antipodi del fascismo con cui non sono compatibili, ma nello stesso tempo \u00e8 evidente come questi siano diventati un elemento sociale moderno ormai imprescindibile e necessario, al punto che con le successive leggi il primo veniva normato ammettendo solo elementi graditi al regime per effetto del quale il secondo veniva di fatto annullato.<\/p>\n<h4><strong>IL DOPOGUERRA<\/strong><\/h4>\n<p>Caduto il fascismo, il primo sindacato si costitu\u00ec in modo unitario in confederazione nella quale confluirono tutti insieme cattolici, comunisti, socialisti, anarchici e indipendenti, dando vita tra il 1944 e il 1948 alla Confederazione Generale Italiana del Lavoro \u2013 CGIL.<\/p>\n<p>La nuova confederazione si appoggi\u00f2 inizialmente sul tessuto esistente delle ricostituite Camere del lavoro e nel 1948 fu subito sconvolta da un terremoto interno che port\u00f2 ad una grande scissione terminata solo nel 1950 e che lasci\u00f2 al suo interno solo le correnti comunista e socialista, mentre le correnti repubblicana e socialdemocratica formarono nel 1949 l\u2019Unione Italiana del Lavoro \u2013 UIL &#8211; e la corrente cattolica la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori \u2013 CISL nel 1950.<\/p>\n<p>Nello stesso anno 1950 nacque in modo autonomo anche la Confederazione Italiana Sindacati Nazionali Lavoratori \u2013 CISNAL, legata al Movimento sociale italiano e di cui l\u2019attuale erede \u00e8 l\u2019Unione Generale del Lavoro \u2013 UGL &#8211; fondata nel 1996, mentre la Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori \u2013 CISAL \u2013 nacque nel 1957 con lo scopo per diventare il punto di riferimento per tutta l\u2019area del sindacalismo autonomo.<\/p>\n<p>Con questo grande frazionamento il sindacalismo italiano, pur contribuendo significativamente a grandi movimenti sociali di massa ed al consolidamento delle istituzioni democratiche rimase sempre politicamente debole e diviso, trovando spesso contrapposizioni nelle relazioni industriali con le associazioni padronali che portavano spesso ad un isolamento della CGIL attraverso la pratica utilizzata da CISL e UIL di concludere negoziati ed accordi in modo separato.<\/p>\n<p>Fu solo negli anni \u201860, con la ripresa di una forte conflittualit\u00e0, che port\u00f2 in particolare nelle grandi industrie metalmeccaniche ad un profondo rinnovamento in senso classista e unitario del sindacato accompagnando la fondamentale conquista nel 1970 della legge 300, denominata Statuto dei lavoratori, e all\u2019affermazione dei consigli di fabbrica come organismi dotati di poteri di contrattazione e rappresentanza inseriti a pieno titolo nelle strutture sindacali.<\/p>\n<h4><strong>GLI ANNI \u201870<\/strong><\/h4>\n<p>Questo efficace e vincente moto unitario del decennio precedente port\u00f2 nel 1973 CGIL CISL UIL a costituire formalmente la Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici \u2013 FLM \u2013 che in modo assolutamente unitario gest\u00ec la maggiore espansione delle conquiste economiche dei lavoratori e della crescita sindacale, con i rinnovi contrattuali del 1973 e l\u2019accordo del 1975 per l\u2019unificazione del punto di contingenza, diventando anche un importante interlocutore nella definizione della politica economica del governo.<\/p>\n<p>Proprio questo grande ruolo di interlocuzione unito all\u2019avvio di profondi mutamenti nel sistema produttivo, alle conseguenze della crisi economica internazionale ed agli sviluppi della situazione politica interna, indussero negli anni successivi le confederazioni all\u2019adozione di una linea pi\u00f9 moderata in campo salariale e rivendicativo, con l\u2019intenzione di diventare i protagonisti di una stabilizzazione del sistema politico e delle relazioni industriali attraverso un sindacato unico, forte, autorevole e rappresentativo.<\/p>\n<p>Con fortune alterne i sindacati intervenivano nello scenario politico, finendo per\u00f2 per far naufragare definitivamente i propri disegni gi\u00e0 sul finire degli anni 1970, quando riemersero nella federazione unitaria prospettive notevolmente divergenti che divennero impossibili da conciliare specie quando, nel 1984, in relazione alle crescenti pressioni per il ridimensionamento del meccanismo della scala mobile, la\u00a0 CGIL assunse posizioni fortemente differenti da CISL e UIL sul taglio dei punti di contingenza deciso dal governo Craxi che port\u00f2 alla rottura della Federazione unitaria.<\/p>\n<p>Questo evento diede origine ad un periodo di grande incertezza sindacale che veniva alimentata dai ricorrenti dissensi non solo tra le differenti confederazioni, ma anche e soprattutto al loro interno che portarono ad una stanchezza ed un calo di consensi fra i lavoratori tale da permettere la diffusione e lo sviluppo di un modello di sindacalismo autonomo di base, COBAS, con un forte spirito rivendicativo e contrattuale che trovava maggior consenso soprattutto in alcuni settori del pubblico impiego, dei servizi e dei trasporti, ma anche nelle grandi fabbriche, mettendo in discussione sia il ruolo dei sindacati confederali fino ad allora monopolizzanti lo scenario del sindacalismo italiano che la loro rappresentanza e rappresentativit\u00e0 portando spesso a malintesi tra i lavoratori.<\/p>\n<p>Forse la grande crisi dei valori iniziali del sindacalismo inizia proprio in questo periodo, infatti il fenomeno si consolid\u00f2 pi\u00f9 in particolare nei successivi anni \u201990, quando si apr\u00ec parallelamente una crisi del modello di rappresentanza all\u2019interno degli ambienti di lavoro che, favorita dal sempre pi\u00f9 ampio dilagare del sindacalismo autonomo, suggerirono a CGIL CISL e UIL di produrre una riunione solo formale mediante l\u2019unificazione della rappresentanza sindacale, tentando in quel modo di contrastare le ormai enormi emorragie di iscritti verso i sindacati autonomi.<\/p>\n<p>L\u2019idea vincente fu mutuata da alcune esperienze che si erano gi\u00e0 rivelate vincenti in alcuni territori, come in Lombardia, dove a seguito di precedenti discussioni mai risolte proprio sull\u2019argomento della rappresentanza e sulla spartizione degli spazi sindacali era stata avviata una sorta di sperimentazione che presso le federazioni milanesi aveva assunto il nome di RSAU, ovvero Rappresentanza Sindacale Aziendale Unitaria, tramite nomine congiunte sottoscritte dalle tre sigle, a fronte di elezioni tra il personale dipendente.<\/p>\n<p>In questo modo si legittimavano le rappresentanze sul modello gi\u00e0 collaudato in passato dei consigli di fabbrica, garantendo per\u00f2 alle sole confederazioni la presenza di propri funzionari essendo le stesse le organizzatrici uniche delle elezioni che non avevano altre prescrizioni scritte codificate oltre la necessaria appartenenza dei candidati alle confederazioni.<\/p>\n<h4><strong>LE RSU<\/strong><\/h4>\n<p>Questa modalit\u00e0 unitaria fu revisionata ed unificata dapprima con l&#8217;intesa-quadro interconfederale sulle RSU tra CGIL-CISL-UIL del 1\u00ba marzo 1991 e, successivamente, con l&#8217;accordo del 23 luglio del 1993 tra le organizzazioni sindacali e Confindustria (Protocollo Ciampi-Giugni) valevole in tutte le organizzazioni produttive private con pi\u00f9 di 15 dipendenti, per essere poi estesa nelle imprese a partecipazione statale con l&#8217;accordo stipulato il 20 dicembre del 1993 tra parti sociali e Intersind ed infine nel settore pubblico, ma nelle sole amministrazioni che occupino pi\u00f9 di 15 dipendenti, con il d.lgs 4 novembre 1997 n. 396 (comma 2, art. 6).<\/p>\n<p>Oltre alla modalit\u00e0 unitaria le RSU portavano in s\u00e9 un\u2019altra grande novit\u00e0 senza precedenti, ovvero l\u2019allargamento delle candidature a lavoratori non iscritti a CGIL CISL e UIL purch\u00e9 presentati da una organizzazione che si riconoscesse integralmente, sottoscrivendolo formalmente e senza riserve, nel \u201cTesto Unico delle Rappresentanza\u201d da essi stipulato, cos\u00ec che le nuove RSU si dovessero comunque adattare ai principi in esso contenuti e da loro stabiliti e che, almeno inizialmente, garantiva la presenza di un minimo di propri rappresentanti sindacali confederali determinati in base ai numero sulla base di una quota di riserva ineludibile di 1\/3 del totale degli eletti che doveva necessariamente appartenere ad essi.<\/p>\n<p>Questo era un dettaglio non secondario, dato che proprio in quegli anni il dilagare del fenomeno del sindacalismo di base in contrapposizione ai sindacati confederali aveva portato in molte realt\u00e0 produttive all\u2019isolamento praticamente totale dei rappresentanti di CGIL CISL e UIL in favore di quelli di base che, potendo contare su un seguito sempre pi\u00f9 importante e che nelle proprie elezioni vedevano partecipazioni di massa, spadroneggiavano rispetto alle RSA nominate dai confederali ed imponevano i vecchi modelli di contrattazione basati solo sulla lotta, mettendo in ombra chiunque altro. Al contrario, con l\u2019istituzione delle RSU, CGIL CISL e UIL non solo unificavano con il consenso delle controparti il sistema della rappresentanza sindacale, ma producevano un effetto di moderazione nei luoghi dove il sindacalismo di base dilagava, riportando la discussione entro i confini della concertazione, essendo le RSU riconosciute ed \u201cinvitate\u201d ai tavoli di contrattazione dalle controparti senza necessit\u00e0 di lotta.<\/p>\n<p>Seppure questo venisse da essi definito come un grande sforzo di allargamento democratico, perch\u00e9 permetteva ad altri sindacati di poter esprimere e veder riconosciuti senza conflitti propri candidati, fu proprio questo nuovo sistema a ridare ossigeno a CGIL CISL e UIL che in breve tempo ottennero il fattivo ridimensionamento del fenomeno autonomista, dato che non dovendo pi\u00f9 lottare per conquistare una rappresentanza ai lavoratori restava solo la necessit\u00e0 di poter fruire di una struttura sindacale affermata ed organizzata che oltre ai delegati potesse fornire anche tutti quei servizi di assistenza e consulenza tecnica, fiscale e giudiziaria che ormai piano piano stavano gi\u00e0 diventando indispensabili ad essi ed alle proprie famiglie.<\/p>\n<p>Infatti proprio la necessit\u00e0 sempre pi\u00f9 crescente di assistenza e consulenza dei lavoratori sui temi sempre pi\u00f9 complessi della materia sindacale e fiscale rese necessario alle RSU, successivamente al loro insediamento, il poter di disporre di una struttura sindacale forte alle spalle che producesse loro assistenza e servizi per i lavoratori, ovvero la stessa carta vincente del sindacalismo fin dall\u2019istituzione delle prime Camere Del Lavoro ancor prima della nascita di una confederazione di tipo moderno.<\/p>\n<p>Ma se le RSU furono sufficienti a placare la pi\u00f9 forte protesta sindacale tra i lavoratori, per\u00f2 non bastarono a colmare la grande distanza che si andava via via sempre pi\u00f9 affermando tra le strutture sindacali e la base a causa delle differenti esigenze delle parti.<\/p>\n<p>Ad un sindacato moderno, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente essere un organismo spontaneo, ma deve oggi sottostare a numerosi vincoli che vanno dalla registrazione associativa, per il riconoscimento legale, alla creazione di strutture locali, alla stipula di convenzioni con consulenti legali e del lavoro, all\u2019assunzione di personale per la necessaria fornitura di servizi che ormai sono entrati a far parte della quotidianit\u00e0 sociale dei lavoratori, ovvero servizi di CAF e patronato per l\u2019assistenza nel sempre pi\u00f9 complicato mondo del lavoro dove anche la semplice lettura della busta paga per comprendere se vi siano in essa tranelli legali pu\u00f2 essere un vero problema.<\/p>\n<h4><strong>IL SINDACATO DEI SERVIZI<\/strong><\/h4>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che, al giorno d\u2019oggi, il sindacato, che nel sindacalismo originario si sviluppa solo come una \u201c<em>associazione di lavoratori costituita per la tutela di interessi professionali collettivi<\/em>\u201d ed intorno a questi si \u00e8 sviluppato inizialmente, dopo la trasformazione in movimento sociale si \u00e8 per lo pi\u00f9 attestato in una sorta di organismo misto tra le due cose generando organizzazioni complesse che non soddisfano pi\u00f9 solamente le esigenze di tutela e negoziato rivolte alle problematiche sul lavoro e sul posto di lavoro, ma si offre come soggetto polivalente nel quale i servizi, specie nelle situazioni pi\u00f9 povere ormai in forte aumento negli ultimi anni, diventa un elemento quasi imprescindibile non solo per i lavoratori, ma anche per tutti quei cittadini che di questi servizi hanno necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi infatti al lavoratore non basta pi\u00f9 trovare un impiego, esso deve anche saper comprendere le sempre pi\u00f9 complesse leggi che lo regolamentano, le clausole contrattuali sempre pi\u00f9 capziose che spesso gli impediscono di poter controllare la correttezza di buste paga e le sempre pi\u00f9 complesse procedure sociali con la necessit\u00e0 conseguente di dover chiedere consulenza ed assistenza legale a soggetti che possano fornire le adeguate risposte ed almeno in prospettiva, come nel caso del sindacato, eventuale supporto per la mediazione ed i ricorsi in caso di conflitto.<\/p>\n<p>Necessit\u00e0 organizzative legate alla prestazione d\u2019opera, orario di lavoro e sue modalit\u00e0, assistenza per l\u2019interazione con la burocrazia statale, ormai spesso incomprensibile e con mezzi obbligati come le trasmissioni telematiche, le necessarie verifiche ISEE e tutte le altre informazioni e\/o preparazioni necessarie per usufruire di un welfare state sempre pi\u00f9 burocratizzato e complesso, supportato dallo stesso Stato che rimborsa economicamente le prestazioni di chi fornisce questi servizi, producono del sindacato l\u2019idea non solo di essere sia un punto di riferimento per tutte le pratiche necessarie, ma anche di sostentamento potendo utilizzare il denaro per assumere impiegati ed aprire sedi.<\/p>\n<p>Ovviamente, insieme alle altre problematiche di inattivit\u00e0 almeno apparente del sindacato in generale, anche questa latente parziale connivenza con le istituzioni e\/o le controparti, specie quando le risposte, pur corrette legalmente, non soddisfano aspettative legittime e ragionevoli, produce un accrescimento dello sconforto dei lavoratori che si rivolgono ad esso solo quando non ne possono fare a meno, tanto non fanno nulla senza un interesse.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 forse un primo punto essenziale, l\u2019interesse, nel tempo \u201cil sindacato\u201d si evoluto dapprima nella fornitura di convenzioni, sconti commerciali ed altro, poi di servizi non esattamente parte della propria missione principale e spesso a pagamento, fornendo al lavoratore che accresceva le proprie necessit\u00e0 burocratiche ed esistenziali l\u2019idea che questo fosse sempre pi\u00f9 una azienda avviata che invece di produrre beni di consumo produceva servizi, ma pur sempre un\u2019impresa.<\/p>\n<p>Proprio la contraddizione evidente tra l\u2019essere sia un datore di lavoro che al tempo stesso controparte di altri datori di lavoro alimenta spesso il sillogismo che porta in alcuni casi a vedere nei sindacati la responsabilit\u00e0 di tutto quello che accade nel mondo del lavoro dovendo comunque garantirsi una sopravvivenza anche nella contrattazione.<\/p>\n<p>Questa contraddizione pu\u00f2 essere vista come un possibile grande ed ineludibile conflitto di interesse che pu\u00f2 minare la necessaria coerenza sindacale.<\/p>\n<h4><strong>IL CONFLITTO DI INTERESSE NEL SINDACATO<\/strong><\/h4>\n<p>Ma se un conflitto di interesse esiste, questo non \u00e8 tra le prerogative di base di un sindacato e non esiste solo in esso, il conflitto di interesse \u00e8 forzatamente ovunque esistano qualsivoglia differenti e\/o contrastanti interessi in gioco, infatti, per definizione, \u201c<em>si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata una qualsiasi responsabilit\u00e0 decisionale ad un soggetto che abbia, o possa averne, interessi personali o professionali in conflitto con l&#8217;imparzialit\u00e0 richiesta da tale responsabilit\u00e0 e che quindi pu\u00f2 venirne meno visti i propri interessi in causa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019essere in conflitto di interesse, per\u00f2, non genera automaticamente prova di abusi e scorrettezze, ma solo la possibilit\u00e0 che esse si verifichino, quindi deve sempre essere effettuata una precisa analisi della situazione e, se possibile, applicata una regola di massima trasparenza verificando se, in un dato negoziato, vi possano essere degli interessi terzi in gioco di almeno una delle parti e quali e quanti questi siano, cercando di comprendere se questi possano costituire un&#8217;agevolazione ed in quale misura nel caso in cui si cerchi di influenzare il risultato di una decisione.<\/p>\n<p>L&#8217;essere in conflitto di interessi ed abusare effettivamente della propria posizione restano quindi due aspetti distinti: un soggetto coinvolto, infatti, potrebbe non agire mai in modo improprio, tuttavia un conflitto di interessi esiste a prescindere che ad esso segua una condotta impropria o meno e non va mai trascurato. Quindi, nel caso di un sindacato, si pu\u00f2 verificare un conflitto di interesse quando un negoziato od una particolare azione posso compromettere rapporti sia sociali che economici tra i due soggetti negozianti, sia perch\u00e9 si pu\u00f2 rompere un rapporto di fiducia, sia che venga meno un finanziamento per effetto del risultato.<\/p>\n<p>Per fare un esempio spesso criticato, in un processo di licenziamento collettivo, ma anche singolo, il sindacato perde iscritti anche solo potenziali, quindi per compensare il lavoro negoziale prodotto ed il danno subito potrebbe richiedere al datore di lavoro una liquidazione in denaro, che pu\u00f2 essere forfettaria o proporzionale al volume della perdita stimata, raggiungendo cos\u00ec un accordo che vede perdite di posti di lavoro dei suoi tutelati pur potendo fare qualcosa per evitarlo o anche solo contro la loro volont\u00e0.<\/p>\n<p>Per questa ragione alcuni sindacati prevedono nel proprio statuto che non sia possibile per i propri aderenti sottoscrivere accordi di licenziamento che non vedano il soggetto coinvolto consenziente, per tutelare solo coloro che se ne vogliono andare volontariamente ottenendone un indennizzo.<\/p>\n<p>Lo stesso principio vale anche per le questioni salariali, il datore di lavoro potrebbe accettare di generare una indennit\u00e0 salariale a favore dei propri dipendenti, in cambio di flessibilit\u00e0 nell\u2019orario di lavoro o nella loro disponibilit\u00e0, generando cos\u00ec un beneficio economico a discapito della loro libert\u00e0 che evolvendo negativamente nel tempo potrebbe diventare un peso persino insostenibile, come accaduto in molte realt\u00e0 della logistica e dei servizi, e, per il lavoro di mediazione atto a convincere i lavoratori della positivit\u00e0 del risultato, potrebbe preliminarmente chiedere alla controparte per le vie brevi, benefici per se stesso di qualsiasi natura che se scoperti od anche solo sospettati producono un\u2019immagine negativa del sindacato, di cui per\u00f2 non si pu\u00f2 fare a meno per ragioni legali e contrattuali, trasmettendo l\u2019idea che il sindacato possa essere l\u2019origine di tutti i\u00a0 benefici e di tutti i disagi del mondo del lavoro.<\/p>\n<h4><strong>FORME DI AGGREGAZIONE SOCIALE<\/strong><\/h4>\n<p>Ma come pu\u00f2 essere una associazione allo stesso tempo difensore di lavoratori e datore di lavoro?<\/p>\n<p>In Italia le forme legali di aggregazione sociale riconosciute dalla legge sono sostanzialmente tre e sono funzione della relazione che esiste tra le persone, l\u2019oggetto sociale ed il denaro.<\/p>\n<p>La prima forma di aggregazione sociale \u00e8 l\u2019associazione od il movimento, di questa categoria fa parte formale anche il sindacato, seppur normato separatamente in modo specifico dalla legge.<\/p>\n<p>Le associazioni ed i movimenti sono \u201caggregazioni di persone\u201d che perseguono \u201cun determinato scopo\u201d, che nel caso del sindacato abbiamo visto essere \u201c<em>la tutela di interessi professionali collettivi<\/em>\u201d, mentre \u201cil denaro \u00e8 un elemento opzionale\u201d, infatti serve, o dovrebbe servire, solo se gli scopi da perseguire ne richiedano un utilizzo, essendo quindi \u201ceventuale\u201d.<\/p>\n<p>La seconda forma legale di aggregazione \u00e8 la societ\u00e0 o la cooperativa, questa forma di aggregazione \u00e8 riservata alle imprese di qualsiasi categoria e\/o tipo.<\/p>\n<p>Che siano private, collettive o cooperative, le societ\u00e0 sono caratterizzate dalla legge perch\u00e9 \u201cle persone\u201d perseguono \u201cuno scopo che \u00e8 il denaro\u201d, facendo s\u00ec che l\u2019oggetto sociale sia solo \u201ceventuale\u201d, ovvero che il profitto si possa ottenere con uno oggetto sociale qualsiasi, talvolta fittizio.<\/p>\n<p>La terza forma normata \u00e8 la fondazione, per la quale \u201cuna somma di denaro\u201d viene destinata ad uno \u201cscopo prefissato\u201d da chi la stanzia e le persone sono solo \u201ceventuali\u201d, ovvero in assenza di meccanismi automatici di gestione sono necessarie al perseguimento dello scopo, ma limitando la loro presenza a questo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la legge classifica anche una quarta forma di aggregazione sociale talvolta molto diffusa, per\u00f2 vietandola a causa della sua pericolosit\u00e0 sociale, si tratta della associazione a delinquere.<\/p>\n<p>Quindi, indipendentemente dalla forma dichiarata, si pu\u00f2 sostenere che nei fatti quello che distingue in particolare le associazioni e le imprese \u00e8 la relazione che le persone che le compongono hanno con il denaro, se \u00e8 uno scopo \u00e8 un\u2019impresa, altrimenti no, indipendentemente dalla forma registrata o dalle dichiarazioni rese.<\/p>\n<h4><strong>L\u2019ASSOCIAZIONE IDEALE<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019associazione ideale si pu\u00f2 pensare sia utopica, infatti essa persegue uno scopo, raggiunto il quale potrebbe anche sciogliersi, nei fatti, invece, qualsiasi associazione per la quale si renda necessaria la dotazione di una struttura con dipendenti avr\u00e0 sempre la necessit\u00e0 di trovare una forma di finanziamento e sostentamento per s\u00e9 stessa per garantirne la continuit\u00e0 salariale che non sempre pu\u00f2 essere temporanea e nel caso di un sindacato diventa ancor pi\u00f9 pressante dovendo per missione istituzionale tutelare anche i propri dipendenti, dando loro adeguate prospettive, continuit\u00e0 e stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Qualsiasi struttura che abbia dei dipendenti stabili, quindi, non pu\u00f2 immaginare di essere temporanea e questa \u00e8 forse la principale fonte di conflitto di interesse nelle strutture associative e quindi anche dei sindacati che diventando macchine imponenti con decine e persino migliaia e migliaia di impiegati non si possono permettere il lusso di una interruzione delle loro attivit\u00e0 diventando nei fatti una vera e propria impresa il cui scopo, come visto, \u00e8 quello di ottenere un beneficio economico attraverso il perseguimento di una finalit\u00e0 qualsiasi che nello specifico \u00e8 quella della tutelare gli interessi professionali e collettivi dei lavoratori, almeno fino a quanto sia possibile senza eccessive compromissioni.<\/p>\n<p>\u00c8 questa necessit\u00e0 che genera forse la maggior parte della \u201cconcorrenza\u201d tra i sindacati e vista dall\u2019esterno di chi si vede offrire di tutto e di pi\u00f9 assume l\u2019aspetto di un mercato per accaparrarsi gli iscritti che in definitiva si riflette in una generale e generalizzata sfiducia generale nei sindacati, arrivando a classificarli come i principali attori del degrado e del fallimento del sindacalismo.<\/p>\n<h4><strong>TUTTA COLPA DEL SINDACATO<\/strong><\/h4>\n<p>Ecco, quindi, che al sindacato cui si attribuiscono doveri e poteri vanno anche i demeriti e le colpe di una fiducia mal riposta in quanto a dispetto delle nostre aspettative non ci ha tutelato con interventi incisivi, quindi di lotta, spiegandoci i limiti di una legge all\u2019interno del quale esso stesso si autoconfina.<\/p>\n<p>Eppure i sindacati non erano cos\u00ec, non tutti, infatti alcuni di essi ancora si celano dietro la bandiera che ha visto la loro gloria passata e che oggi \u00e8 invece solo una lapide alla memoria del tempo che fu, ma che ancora funziona, infatti a quella o l\u2019altra bandiera si attribuiscono meriti o funzioni storiche che nel cuore dei nostalgici ancora fanno breccia, come l\u2019essere il sindacato dei lavoratori per definizione o quello che pi\u00f9 influenza politica ha avuto.<\/p>\n<p>Questo modo di fare non d\u00e0 speranza, perch\u00e9 non \u00e8 mai stato possibile nella storia ottenere qualcosa senza una lotta, seppur minima, senza una contrattazione e senza una vittoria sudata, affidarsi semplicemente a dei sindacati perch\u00e9 \u201cdifendono i lavoratori\u201d \u00e8 oggi una modalit\u00e0 con un senso limitato, il sindacato va non solo scelto, ma supportato e vissuto nelle iniziative e nelle azioni, in caso contrario diventer\u00e0 un\u2019azienda il cui scopo \u00e8 dare alle persone un motivo per iscriversi, fosse anche solo ottenere uno sconto commerciale, senza poi fare pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<h4><strong>IL SINDACATO LEGIFERA<\/strong><\/h4>\n<p>La storia del sindacato ci insegna che non se ne pu\u00f2 fare a meno, il sindacato \u00e8 il baluardo contro la prepotenza, i soprusi, il fascismo, lo sfruttamento e la schiavit\u00f9, per questo la nostra Costituzione all\u2019articolo 39 gli ha attribuito indipendenza \u201c<em>L\u2019organizzazione sindacale \u00e8 libera. Ai sindacati non pu\u00f2 essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge<\/em>\u201d, democrazia \u201c<strong>\u00e8 condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica<\/strong>\u201d e potere legislativo \u201c<em>i sindacati registrati hanno personalit\u00e0 giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Proprio questa ultima parte, il potere legislativo, ovvero l\u2019efficacia obbligatoria e quindi con valore di legge, \u00e8 forse la parte pi\u00f9 dimenticata, i diritti non sono nati dal nulla, la Costituzione \u00e8 nata da una guerra, la legge 300\/70 da immense lotte di lavoratori, senza di esse non ci sarebbe stato nulla, al contrario l\u2019unit\u00e0 e la lotta hanno prodotto diritti piano piano smantellati con leggi stabili e concertazione in favore di un&#8217;economia che ha messo al centro il solo denaro dimenticando ed abbandonando quasi del tutto l\u2019uomo che lo produce.<\/p>\n<p>Si lavora per vivere e non si vive per il solo lavorare, il lavoro nobilita l\u2019uomo perch\u00e9 d\u00e0 ad esso la capacit\u00e0 di emanciparsi, se per\u00f2 \u00e8 sfruttato eccessivamente al contrario \u00e8 una schiavit\u00f9 moderata che la toglie.<\/p>\n<h4><strong>LAVORO FONDAMENTO E DIRITTO<\/strong><\/h4>\n<p>Lavoro \u00e8 il concetto pi\u00f9 citato nella nostra costituzione che ripete la parola 19 volte, a partire dall\u2019articolo 1 \u201cl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica, fondata sul lavoro\u201d che lo descrive come fondamento, l\u2019articolo 4 \u201cla Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto\u201d che lo cita come diritto, l\u2019articolo 35 \u201cla Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni\u201d che ne stabilisce la tutela, il 36 \u201cil lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s\u00e9 e alla famiglia un\u2019esistenza libera e dignitosa\u201d che impone non possa essere povero e non dignitoso, il 37 \u201cla donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parit\u00e0 di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore \u2026 la legge stabilisce il limite minimo di et\u00e0 per il lavoro salariato\u201d che impedisce le discriminazioni e lo sfruttamento di genere e minorile, il 38 \u201cogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all\u2019assistenza sociale\u201d che tutela chi non pu\u00f2 lavorare, e poi il 39, il 46, il 51, il 52, il 99, il 117, e il 120, un apparato a tutela, prevenzione, protezione, sviluppo e garanzia immane.<\/p>\n<p>Cos\u00ec importante e cos\u00ec spesso disatteso, a questo servono i sindacati, non a produrre servizi, non solo, non a vendere prodotti o tessere, ma a difendere i diritti e, quando essi non sono presenti, introdurli.<\/p>\n<p>Solo con la partecipazione attiva ad un sindacato che discute e si relaziona con la base si pu\u00f2 continuare a tutelare il diritto, rimettendo al centro il lavoro per l\u2019uomo e non discutendo solo dell\u2019uomo per il lavoro, il ritorno alla sovranit\u00e0 del lavoro vede necessariamente la necessit\u00e0 di una partecipazione sindacale forte.<\/p>\n<p>Se alcuni sindacati sono morti e sono oggi solo l\u2019ombra di se stessi, il sindacalismo non \u00e8 mai morto ed \u00e8 rimasto quello che era in principio, ovvero \u00e8 sempre conseguenza della presenza di imprenditori che impiegando manodopera generano condizioni di lavoro difficili, rendendo necessaria l\u2019organizzazione in nuovi movimenti solidali in grado di contrapporsi all\u2019arroganza dei padroni.<\/p>\n<p>Il sindacato siamo noi, uniti nella lotta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>DI PIERLUIGI PENNATI Tutta colpa del sindacato! 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