USA. PESANTI DAZI SULL’IMPORT DI LAVATRICI E PANNELLI SOLARI

DI VIRGINIA MURRU

 

La questione dei dazi non dovrebbe stupire, Donald Trump ne aveva fatto quasi un proclama durante la sua campagna elettorale, sta dunque cercando di realizzare uno dei suoi punti fermi: il protezionismo. Sul piano internazionale è ovviamente un tentativo quasi autoritario d’imporre limiti all’import, perché nei suoi intendimenti vengono sempre prima gli Usa, ossia l’intercalare fisso del suo programma di politica economica e commerciale: “America first”.

La decisione di fissare dazi all’importazione di pannelli solari e lavatrici, ha scatenato una tempesta di proteste e polemiche, e non solo all’estero, ma anche negli Usa.

Il Governo americano si accinge dunque a varare e ad applicare dazi nella misura del 20% ai primi 1,2 milioni di lavatrici importate nell’anno; le tariffe raggiungeranno il 50% per quelle importate oltre il limite indicato. A partire dal terzo anno i dazi diminuiranno, rispettivamente al 16% e 40%.
I dazi sui pannelli solari avranno tariffe del 30% per quelli oltre i 2,5 gigawatt nel primo anno, la tariffa scenderà al 15% nel quarto anno. Quelli a gigawatt inferiori saranno esentati. In poche parole sono le scintille di una guerra commerciale con la Cina, che era già nell’aria da tempo, fin dagli anni dell’Amministrazione Obama.

Nel 2011, infatti, si intrapresero misure protezionistiche contro i pannelli solari, e nel 2015 contro l’acciao (la Cina è il primo produttore al mondo).
Se si tiene conto dell’origine vera di queste strategie “anti-dumping”, Trump non ha l’esclusiva in materia. Il problema è che in questo braccio di ferro vi sono ricatti che potrebbero fare tremare gli Usa. Ai cinesi basta ricordare agli yankee la dipendenza dalle loro banche.

Sono bastati dei rumors su Bloomberg, la notizia di un possibile sell-off di Treasuries in Cina, che intenderebbe ridurre l’esposizione verso il mercato del debito americano (debito sovrano), e si sa, i mercati sono sensibilissimi: nel giro di 48 ore i rendimenti decennali dei Treasuries sono saliti da 2,48% a 2,65%, raggiungendo i massimi da quasi un anno a questa parte. La notizia è stata poi tacciata come ‘fake news’ dalle autorità cinesi e i valori dei rendimenti si sono normalizzati.

Questo per dire che i due grandi colossi economici mondiali, Cina e Usa, non hanno necessità di usare ordigni nucleari per farsi del male a vicenda, possiedono armi commerciali in grado di intimorire fortemente l’avversario.
La Cina detiene comunque ingenti riserve valutarie, e può permettersi qualche finissimo ricatto. Il valore è intorno ai 3.200 miliardi di dollari, dei quali 1.189 in Treasuries, ed è pertanto il primo creditore degli Stati Uniti. Ha aumentato le sue riserve da quando Trump ha preso il potere (38 miliardi in più).

Sono stati diffusi anche i dati sui rapporti commerciali tra Usa e Cina, e nessuno ormai si sorprende della supremazia cinese anche in questo ambito, l’export verso gli States è aumentato del 15% nel 2017. Di pari passo il surplus commerciale (sempre della Cina) nei confronti degli Usa, è andato a circa 280 miliardi, quasi 20 miliardi in più rispetto al 2015.

Intanto, il gigante degli elettrodomestici americani Whirlpool ringrazia, come se l’Amministrazione americana gli avesse piazzato dei molossi davanti ai cancelli, visto che da anni l’industria si lamentava della concorrenza sleale operata dalla Cina, con importazioni a costi nettamente inferiori. Per dimostrare quanto la manovra del Governo sia stata opportuna, Whirlpool ha promesso l’assunzione di 200 lavoratori.

E’ chiaro che la Cina, essendo il primo produttore al mondo di pannelli solari, e avendo enormi interessi nell’export verso gli Usa (nel 2017 ha esportato 21 milioni di lavatrici..), non rientra nelle simpatie del settore manifatturiero americano. E i cinesi sanno anche tramare bene per i propri interessi, dato che in più circostanze il Ministero per il Commercio ha dichiarato che il prezzo più alto dei pannelli solari americani finirà per distogliere la gente dall’investire in energie pulite, e tutto questo non farà che favorire l’inquinamento nel pianeta, il quale, francamente, non sembra essere il primo pensiero del presidente Trump. Anche se gli ambientalisti americani non gli danno tregua.

La Corea del Sud deve difendere a sua volta, gli interessi delle sue due multinazionali: Samsung ed LG e in questi giorni si studiano le strategie per obbligare Trump a tornare indietro, in primis si studia un procedimento da presentare al Wto.
Il presidente Trump ha deciso di ricorrere a queste misure protezionistiche in seguito alle raccomdandazioni della Commissione Internazionale per il Commercio degli States, la quale ha dichiarato che le importazioni dei due prodotti, pannelli solari e lavatrici, danneggiano la produzione di quelli nazionali. La scelta di applicare i dazi è tuttavia in contrasto con le disposizioni emanate dal Wto, che gli Usa dovrebbero rispettare.

Lo afferma senza tentennamenti il capo dell’ufficio indagini commerciali del ministero del Commercio cinese, Wang Hejun, e gli fa eco il ministro del Commercio della Corea del Sud, Kim-Hyun-chong. Per entrambe le autorità politiche si tratta di eccessi e abusi ai danni dei paesi esportatori. Proprio il ministro coreano, che ha lavorato al Wto in qualità di avvocato – Divisione “Appellate Body Secretariat and Legal Affairs” – ha affermato di essere ottimista circa la possibilità di far valere il ricorso contro il protezionismo.

Ma neppure le autorità americane del settore stanno a guardare, le critiche verso le misure intraprese sono aspre, e lo esprime in modo chiaro l’Associazione dell’Industria per l’Energia Solare degli States:
“si tratta di strategie che finiranno per danneggiare gli Stati Uniti, ci sono in ballo 23 mila posti di lavoro, che saranno cancellati se verranno applicate i dazi, insieme a miliardi di dollari in termini di investimenti.”

Il paese ‘del sol levante’ è tutt’altro che arrendevole, e c’è da giurare che le ritorsioni non tarderanno a farsi sentire, e non saranno da meno i coreani del Sud, già inviperiti per l’insidia che sta per affrontare LG e Samsung. Come restare indifferenti? Il mercato americano ha enormi potenzialità per le multinazionali.

E così se i due colossi sud coreani saranno danneggiati, oltre a quelli cinesi dei pannelli solari e lavatrici, c’è da aspettarsi che, per esempio, Apple e Boeing, potrebbero finire nella lista nera. Già, perché neppure il mercato cinese è uno scherzo, soprattutto da una trentina d’anni a questa parte, e gli americani lo sanno bene. Si sta profilando in definitiva un orizzonte di conflitti, visto che ad affrontarsi sono le più grandi potenze economiche e commerciali del mondo.