L’ULTIMO ATTO DELLA LEGGE FORNERO

Mentre siamo tutti in attesa di sapere se si voterà a primavera per il nuovo parlamento o per il referendum contro il Jobs Act una nuova scadenza sta per arrivare inesorabilmente: il 1° gennaio 2017 diremo addio definitivamente all’indennità di mobilità.

Per effetto di una delle norme contenute nel D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, detto anche “Salva Italia” o definito come “Riforma delle pensioni Fornero”, dal nome di Elsa Fornero che ne fu promotrice, dal 1° gennaio scomparirà, dopo 25 anni dalla sua introduzione, l’indennità di mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo. Ai disoccupati resterà solo l’assegno NASpI.

Per la precisione, sparisce l’indennità spettante ai lavoratori licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti o commerciali con oltre 50, sostituito dall’assegno NASpI, uguale per tutti.

Con l’assegno di mobilità, i benefici fiscali riguardavano le assunzioni di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità indennizzata con una contribuzione previdenziale a carico dell’azienda pari a quella degli apprendisti, per 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato e 12 mesi a tempo determinato, più un contributo mensile, pari al 50% dell’indennità non ancora percepita suddivisa in fasce, 12 mesi per gli under 50; 24 mesi per gli over 50 e 36 mesi per gli over 50 residenti nel Mezzogiorno e nelle aree ad alto tasso di disoccupazione.

Fino a fine 2014, un lavoratore del Sud over 50 licenziato, poteva avere fino a 48 mesi di di indennità di mobilità, dal 2015 al 2016 si è passati a 36 mesi e 24 mesi, mentre nel 2016 il sussidio durava 12 mesi per gli under 40 anni, 18 tra i 40 e i 49 anni al Sud o più di 50 al Nord e 24 per gli over 50 che risiedevano nel sud.

Ora, la durata della Naspi sarà quasi sempre inferiore alla mobilità e l’assegno potrà essere uguale fino al 75% dello stipendio medio degli ultimi 4 anni, diminuendo di mese in mese e solo chi è già in mobilità potrà continuare a percepire il vecchio assegno, mentre per gli altri non sarà più possibile ottenerne di nuovi.

Così Elsa Fornero, forse più conosciuta per il caso degli esodati, una massa di lavoratori rimasti incastrati tra l’allungamento dell’età pensionistica e la mobilità utilizzata come mezzo di prepensionamento, o per il famoso pianto pubblico, per l’errore commesso nell’abbandonare a se stessi migliaia di lavoratori ormai disoccupati per effetto della sua riforma, presto tornerà a far parlare di se per aver, forse, creato un ulteriore problema ad altre migliaia di persone.

Secondo uno studio del sindacato UIL il numero di persone interessate già nel 2017 potrebbe essere ragionevolmente di circa 185.000, così suddivise: 104 mila residenti nelle Regioni del Nord, 37 mila nelle Regioni del Centro, e 44 mila nelle Regioni meridionali. Per tutte queste persone, afferma ancora il sindacato, «a partire dal prossimo anno sarà più difficile, soprattutto al Sud, ricollocarsi nel mondo del lavoro».

La riforma segna un ulteriore passo nella parabola discendente dei diritti del lavoratori, da quando nel 1970, con la legge 300/70, detta statuto dei lavoratori, fu istituita la regola che tutelava le assunzioni a tempo indeterminato rendendo difficile e complicato licenziare.

La legge sulla mobilità, che fu istituita la prima volta nel 1991 e che ha avuto successive modifiche e norme collaterali, potrebbe essere considerata il primo importante passo verso l’abolizione di quell’articolo 18 tanto odiato dalle aziende ed il Jobs Act l’ultimo vero episodio importante.

Ora, in attesa di sapere se e quando voteremo per abolire il Jobs Act voluto dal governo Renzi, la legge Fornero continuerà come un fantasma ancora in circolazione a comprimere le possibilità di sopravvivenza per moltissimi lavoratori italiani delle classi più deboli già duramente provati negli ultimi anni e se tornare indietro non sembra un percorso ragionevole per il mondo delle banche e della finanza, una maggiore attenzione alle situazioni dei più indifesi dovrebbe essere data, almeno per riequilibrare alla base quelle giustizia sociale che sembra mancare sempre di più ogni giorno che passa.