SOLO CONFERME DALL’EUROTOWER, I TASSI RESTANO INVARIATI

DI VIRGINIA MURRU
L’ultima riunione del Consiglio direttivo della Bce, al quale ha partecipato anche il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis, non ha espresso novità sulla politica monetaria convenzionale (e non) e il PAA (Programma Acquisto Attività), i tassi d’interesse di riferimento restano invariati.
Il che significa che il meeting del 25 ottobre conferma le scelte già operate nei precedenti incontri, sulla base delle analisi di carattere economico e monetario, e pertanto si prevede che i tassi si manterranno su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla prossima estate.
Il presidente Draghi, nella consueta introduzione alla conferenza stampa, precisa che il mantenimento del basso livello dei tassi è finalizzato ad assicurare che l’inflazione continui a convergere intorno all’obiettivo prossimo al 2% nel medio termine.
Per quel che concerne le misure non convenzionali, ossia il programma di acquisto di attività, il ritmo seguirà il piano già previsto, ad un ritmo mensile di 15 miliardi di euro al mese, fino al 31 dicembre prossimo.
Il presidente Draghi ha sottolineato che, qualora il target sull’inflazione a medio termine sia raggiunto, termineranno anche gli acquisti netti. Precisa inoltre – ma è una semplice conferma – che la Banca centrale europea continuerà comunque a reinvestire il capitale rimborsato in titoli in scadenza, sempre nell’ambito del programma di acquisti, per un ampio periodo di tempo, al momento non fissato.
Queste linee di politica monetaria continueranno finché “sarà necessario per mantenere uno stato di liquidità favorevole e il giusto grado di accomodamento monetario.”
Egli sostiene che, nonostante si siano riscontrati ultimamente dei segnali meno incisivi sulla crescita, con un lieve rallentamento in area euro, i dati restano positivi per quel che concerne la tendenza all’espansione in generale dell’economia (il Pil in termini reali in area euro è aumentato dello 0,4% nei primi due trimestri dell’anno in corso), e l’aumento della pressione inflazionistica.
Quest’ultima osservazione, secondo Draghi è importante, in quanto i risultati e le tendenze si confermano positivi nonostante le misure di tapering adottate a partire dal 2017, ossia la diminuzione costante negli acquisti di titoli.
Vi sono tuttavia delle vulnerabilità che provengono dal fronte globale dell’economia, ossia le politiche protezionistiche portate avanti dagli Usa, le incertezze riscontrate nei mercati emergenti, e la recente volatilità manifestatasi nei mercati finanziari.
Questi elementi di analisi determinano le scelte e gli attuali orientamenti della Banca centrale europea, considerando la necessità di stimoli monetari in grado di fronteggiare le pressioni interne sui prezzi e in generale le dinamiche legate all’inflazione nel medio termine. Il presidente dell’Eurotower sottolinea che il Consiglio direttivo vigila sull’andamento dell’inflazione, e si continueranno ad impiegare tutti i mezzi affinché siano perseguiti gli obiettivi. Precisando, durante la conferenza stampa, che esistono anche altri strumenti, oltre al Quantitative easing.
Del resto il fine principale è mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e preservare così il potere di acquisto della moneta unica.
Positivo, secondo l’analisi del presidente, non solo la tendenza all’espansione economica, sia pure leggermente più contenuta nei primi sei mesi del 2018, ma anche quella del mercato del lavoro. Il tasso di occupazione nell’area esprime dati incoraggianti, così come l’aumento dei salari. Buoni riscontri nell’ambito dell’edilizia residenziale, che vede crescere gli investimenti.
I consumi privati se ne avvantaggiano, e le misure di politica monetaria sostengono la domanda interna, questo determina un incremento degli investimenti da parte delle imprese, spinti anche dalle favorevoli condizioni di finanziamento.
Segnali destinati a mantenersi positivi se le prospettive di espansione a livello globale continueranno, perché fungeranno da stimolo all’export in eurozona.
I rischi, tuttavia, nonostante la crescita costante rilevata negli ultimi anni, persistono, secondo il presidente della Bce, e derivano (come già accennato) da aree sensibili della politica economica degli Usa, come il protezionismo, ma anche dai risultati negativi dovuti alla volatilità dei mercati finanziari.
Draghi richiama, come di consueto, l’attenzione dei paesi membri sulla necessità di seguire una politica di attuazione delle riforme strutturali, la quale ha bisogno d’essere incentivata affinché si consolidi la capacità di tenuta nell’area. Indispensabile anche l’attivazione di misure in grado di ridurre la disoccupazione strutturale, sempre con l’obiettivo di rafforzare la produttività e il potenziale di crescita.
Il presidente si rivolge poi a quei paesi che presentano problemi nei conti pubblici, e sostiene che per quel che concerne le politiche di bilancio, la situazione è favorevole per ricostituire margini di manovra nell’ambito delle finanze pubbliche. Con questi orientamenti si può ridurre il debito pubblico e mantenersi coerenti in termini di compliance sulle norme stabilite dal Patto di stabilità e crescita. Il quadro normativo di riferimento stabilito dall’Ue, per la governance economica, deve essere rispettato al fine di consolidare la tendenza alla crescita e alla tenuta dell’area.
Diversi giornalisti, tra  presenti, durante conferenza stampa, hanno rivolto domande al presidente Draghi sull’attuale politica economica e di bilancio seguiti dal governo italiano, sulle conseguenze nei mercati, nonché sul riflesso che potrebbe avere in Eurozona.
Una delle primissime domande ha riguardato la manovra economica trasmessa dal Governo a Bruxelles. Il presidente ha precisato che “l’Italia è un tema fiscale di pertinenza della Commissione europea, la Bce non entra in merito alle politiche di bilancio dei singoli stati, in quanto Istituzione finanziaria dell’area euro”. Tuttavia, secondo una personale opinione, sostiene che sia importante per entrambe le parti, trovare un accordo.
Sempre in merito alla situazione italiana, gli è stato chiesto un parere sul settore bancario italiano, in particolare sui bond che le banche detengono nel portafoglio. Draghi, che chiaramente intende difendere la neutralità del ruolo, ha detto che non può avere certezze al riguardo, in quanto non “ha la sfera di cristallo” che gli permetta di presentire cosa accadrà, ma ribadisce la fiducia in un accordo con l’esecutivo dell’Ue.
Sulla questione banche italiane, ha risposto che è necessario intervenire per ridurre lo spread (non è compito della Bce), col tempo infatti potrebbe davvero nuocere agli istituti di credito. Non ha mancato di mettere l’accento sulle relazioni tra il Governo italiano e le autorità dell’Ue, che dovrebbero mantenersi nell’ambito del rispetto, e i toni dovrebbero essere moderati.
Ad una domanda sul modo in cui affrontare la crisi di un paese nell’ambito dell’area, ha risposto che la Banca centrale utilizzerebbe l’OMT, sigla di Outright Monetary Transactions (ossia il programma di acquisto di titoli di Stato lanciato sei anni fa, seguito allo slogan spesso usato dal presidente “whatever it takes”, al fine di garantire e preservare l’Eurozona, anche se fino ad ora questo piano non è mai stato attuato), qualora ne ricorressero le condizioni, e non compromettesse in generale le linee di politica monetaria, si potrebbe intervenire in situazioni di seria crisi che si presentasse in un singolo Stato, tramite l’acquisto diretto di titoli di stato a breve termine.
In seguito ad una domanda sulla politica monetaria, Draghi ha sostenuto la necessità del loro completamento, per evitare che si indebolisca, le iniziative, tuttavia, devono venire dai governi dei paesi membri.