PALERMO CAPITALE DELLA CULTURA 2018

DI PIERLUIGI PENNATI
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Panormos (παν-όρμος) era l’antico nome greco, ovvero “tutto-porto”, a causa  dei due fiumi, oggi non più visibili, Kemonia e Papireto che creavano un unico enorme approdo naturale intorno alla città, i Romani modificarono solo di poco il suo nome in Panormus, diventato poi Balarm in arabo e Balermus a seguito della conquista normanna.
Già l’etimologia del nome ne denuncia l’intensa storia, dominazioni e conquiste che hanno lasciato un segno indelebile e profondo nella città e che anche senza l’investitura ufficiale del Ministero dei Beni Culturali la collocavano tra le città più attraenti d’Italia sotto il profilo culturale, architettonico, artistico e persino scientifico dell’età antica e moderna.
Oggi l’investitura ufficiale, per tutto il 2018 Palermo sarà sotto i riflettori ed avrà la possibilità di mostrare ancora di più all’Italia ed al mondo tutta la sua bellezza, la sua storia e la sua magia cittadina e culturale.
“La candidatura è sostenuta da un progetto originale, di elevato valore culturale, di grande respiro umanitario, fortemente e generosamente orientato all’inclusione alla formazione permanente, alla creazione di capacità e di cittadinanza, senza trascurare la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni artistiche contemporanee. Il progetto è supportato dai principali attori istituzionali e culturali del territorio e prefigura a che interventi infrastrutturali in grado di lasciare un segno duraturo e positivo. Gli elementi di governance, di sinergia pubblico-privato e di contesto economico, poi, contribuiscono a rafforzarne la sostenibilità e la credibilità”.
Questa la motivazione ufficiale letta dal Presidente della Commissione, Stefano Baia Curioni, dopo l’annuncio del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, nel corso della cerimonia di investitura.
Palermo gareggiava, nemmeno a dirlo, con eccellenza italiane di tutto rispetto, ma quest’anno l’ha spuntata Palermo e con tutta probabilità anche per la sua spiccata vocazione multiculturale, colta anche dal Sindaco Leoluca Orlando che  ha dichiarato: “C’è una profonda emozione, ma devo riconoscere che è stata una vittoria di tutti perché siamo stati capaci ognuno di narrare le bellezze dei nostri territori, la cifra culturale più  significativa e che rivendichiamo è la cultura dell’accoglienza. Rivendichiamo il diritto di ogni essere umano di essere e restare diverso ed essere e restare uguale”.
Un milione di euro e esclusione dal patto di stabilità accompagnano il titolo, dando a Palermo l’opportunità di sviluppare programmi di sviluppo della conoscenza del territorio e del turismo per un sempre maggiore rilancio della città all’insegna dell’arte e della cultura, che a Palermo certo non sono mai mancate.
Ma per chi Palermo non la conoscesse bene va detto che oggi è il principale centro urbano della Sicilia e dell’Italia insulare ed è il quinto comune italiano per popolazione e venticinquesimo a livello europeo.
Palermo ha una storia millenaria ed ha avuto sempre un ruolo centrale nel Mediterraneo. Fu fondata dai Fenici tra il VII e il VI secolo a.C., poi conquista dai Saraceni nell’831 e da questi ampliata fino a diventare sotto la dinastia dei Kalbiti la capitale dell’Emirato di Sicilia e poi, con i Normanni, Palermo vide l’incoronazione di numerosi re di Sicilia cha attribuirono alla città il titolo di «Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput».
Fu teatro dei Vespri siciliani nel 1282 contro gli Angioini, dominatori francesi dell’isola, che erano visti come oppressori stranieri, facendo dilagare i moti per tutta l’isola finendo per espellerne la presenza e farla diventare la capitale del Regno delle Due Sicilie. Anche Dante Alighieri cita i Vespri e Palermo nella sua Divina commedia, al canto VIII del Paradiso, «Se mala segnoria, che sempre accora li popoli suggetti, non avesse mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”»
Ma la sua lunga storia e l’avvicendarsi di tante civiltà e popoli hanno lasciato a Palermo un grande ed importante patrimonio artistico ed architettonico riconosciuto anche dall’UNESCO che ha già inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità ben sette complessi monumentali: il Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la Chiesa della Martorana, la Chiesa di San Cataldo, la Cattedrale, la Zisa ed il Ponte dell’Ammiraglio.
Altri sei sono candidati: il Castello a Mare, la Cuba, la Cubula, il Castello di Maredolce con il Parco della Favara, la Chiesa di Santa Maria della Maddalena e la Chiesa della Magione.
Partendo dall’inizio la presenza umana a Palermo è radicata fin dalla preistoria, all’interno dell’Addaura, sul Monte Pellegrino, sono state scoperte grotte abitate nei periodi paleolitico e mesolitico con ritrovamenti di ossa e strumenti di caccia, oltre a molte incisioni, databili tra l’epigravettiano finale e il mesolitico, raffiguranti figure umane ed animali.
La città vera è propria, però, venne fondata dai Fenici probabilmente con il nome di Zyz, che significa fiore, come porto commerciale d’appoggio per raggiungere la Sicilia nord-occidentale, favorita dalla presenza dei due fiumi, il Kemonia e il Papireto, che, come detto, realizzavano un grande porto naturale.
Solo i greci, maggiormente presenti nella parte orientale sicula, non lasciarono tracce importanti, aggredendo la città solo poche volte e per saccheggiarla.
Verso il 500, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e la distruzione dell’isola da parte delle popolazioni dei Vandali nella sua parte occidentale, Palermo fu ricostruita dai Bizantini, che furono presenti per circa trecento anni.
Nel IX secolo la Sicilia fu invasa dagli arabi dal Nordafrica e nell’831 fu presa anche Palermo, convincendo i governatori musulmani a spostare la capitale della Sicilia da Siracusa a Palermo che fu così dotata di tutte le strutture burocratiche di una capitale. Secondo lo storico Teodosio, a Palermo, durante la dominazione araba più di trecento chiese furono trasformate in moschee. Fu questo il periodo in cui il territorio cominciò ad essere intensamente sfruttato ad agrumeti, formando la Conca d’oro, giunta fino a noi, ed aprendo nuove possibilità di sviluppo economico per la città.
Intorno all’anno mille fu la volta dei Normanni, mescolando gli stili islamici in molti edifici religiosi e civili, tra i quali certamente spicca il Ponte dell’Ammiraglio, con le sue dodici arcate nelle vicinanze della stazione centrale della città.
Dopo i normanni, i regnanti siciliani furono gli Svevi, che fecero di Palermo una sede imperiale, gli Angioini, che però spostarono la capitale da Palermo a Napoli e dopo i Vespri, Palermo divenne la capitale del regno cadetto degli aragonesi, per poi perderà l’indipendenza nel XV secolo e diventare un vicereame iberico e sede del Viceré.
Gli spagnoli rivalutarono territorio per il suo valore strategico contro gli Ottomani, rimanendo per circa duecento anni fino al termine della guerra di successione spagnola, dopo di che divenne dominio dei Borboni che mantennero il Regno di Sicilia e di Napoli separati fino al 1816 quando fondarono il Regno delle Due Sicilie e Palermo diventò solo il secondo centro amministrativo dopo Napoli.
Palermo, però, non è mai stata in discussione come capitale siciliana, diventando luogo di incontro e di scontro persino dopo lo sbarco di Garibaldi nel 1860 a seguito del quale, a causa delle rivolte ad esso seguite, avvennero anche alcuni bombardamenti che distrussero molte strutture architettoniche.
La storia artistica ed urbanistica di Palermo, però, ancora una volta non si fermò ed in seguito all’Unità d’Italia, furono realizzate altre importanti opere architettoniche, come il taglio di via Roma e la costruzione del teatro Massimo e del Politeama, i teatri più rappresentativi della città e dell’intera sicilia.
Anche la contaminazione Liberty non risparmiò Palermo all’inizio del secolo scorso, lasciando alcune testimonianze di gusto eclettico e durante la seconda guerra mondiale subì molti bombardamenti finiti con la sua occupata nel luglio 1943 dalle truppe statunitensi del generale George Smith Patton.
Una nota certo non piacevole, ma comunque culturale, fu lo sviluppo, prevalentemente nel secondo Novecento, del fenomeno della mafia che fece molte vittime, il poliziotto Boris Giuliano, il capitano dei Carabinieri Mario D’Aleo, il prefetto di Palermo generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il presidente della Regione Siciliana Pier Santi Mattarella, i magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gaetano Costa e Rocco Chinnici, il parroco del quartiere di Brancaccio, don Pino Puglisi e giornalisti come Mauro De Mauro e Mario Francese e molti altri meno conosciuti che avevano il solo difetto comune di opporsi alla malavita organizzata.
Dal 2015 Palermo è co-presidente mondiale del programma Safer Cities, lanciato ‘96 dalle Nazioni Unite, ed il suo sindaco, Leoluca Orlando è responsabile del progetto per l’Europa e l’Africa.
Ma Palermo è anche capitale mondiale dell’accoglienza, non a caso citata nel discorso di ringraziamento per il riconoscimento ministeriale a capitale della cultura 2018, la “Carta di Palermo” è un documento sottoscritto nel marzo 2015 da giuristi, attivisti dei diritti umani, amministratori pubblici ed organizzazioni non governative per sollecitare la comunità mondiale ad una revisione della legislazione sul permesso di soggiorno e delle politiche legate ai fenomeni migratori, sostenendo la mobilità umana internazionale come diritto inalienabile della persona.
Se qualcuno pensava potesse essere finita qui, si sbaglia di grosso, il catalogo della cultura di Palermo è pressoché illimitato, se la storia ci dà un’indicazione di quali e quante culture si sono qui incrociate bisogna guardare alla città attuale per scoprire che non è possibile solo visitarla, Palermo è da vivere intensamente ed a lungo, scoprendo aspetti così numerosi ed interessanti da non poterla lasciare senza aver arricchito il nostro bagaglio culturale in modo altrimenti improponibile.
A Palermo ci sono molti monumenti nazionali, edifici religiosi, chiese e moschee, palazzi storici e persino opere imponenti di ingegneria idraulica, come i Qanat, un sistema di canali sotterranei, parzialmente visitabile, per l’intercettazione delle acque sorgive nel sottosuolo della città, costruiti a cavallo tra la dominazione araba e il periodo normanno.
Poi la natura, parchi e giardini, l’antico stabilimento balneare di Mondello, piazze dalla storia intensa ed interessante, numerosi teatri, tra cui il Teatro Massimo Vittorio Emanuele che è il più grande teatro d’Italia ed il terzo tra i teatri lirici d’Europa, dopo l’Opéra National de Paris e la Staatsoper di Vienna, che vanta un’acustica perfetta nella sua sala a ferro di cavallo.
La numerose porte cittadine non sono meno attrattive, così come i mercati storici, quali il Ballarò, reso famoso anche dall’omonima trasmissione televisiva, i parchi archeologici, le catacombe ed le riserve naturali che circondano la città.
Ma non solo turismo, le università a Palermo sono molte ed illustri, come le biblioteche e gli archivi storici, di stato e privati, gli istituti clinici e di ricerca e le scuole: a Palermo sono presenti più di 450 plessi scolastici tra scuole materne, elementari, medie e superiori.
Persino alcune parole fondamentali per la nostra cultura sono nate qui, Philippe Daverio afferma che «La parola algebra proviene da al-ğabr wa’l-muqābala, un libro scritto nell’825 d.C. da Abū Jaʿfar Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī. Al-Khwarizmi diventerà la parola algoritmo e ci apre la strada verso il curioso rapporto tra il mondo arabo e il mondo occidentale, per il qual rapporto è fondamentale la città di Palermo.»
E poi filosofi, artisti, musicisti, matematici, scienziati, storici, scrittori, sono nati in questa città, dove i musei non mancano e le tracce da questi lasciate sono evidenti.
Che dire, poi, della cucina, a Palermo non mancano anche le prelibatezze, soprattutto dolci, cannoli e cassate, e vanta persino l’inventore del gelato in Francesco Procopio dei Coltelli e la cucina locale, come tutta la cucina siciliana in generale, rientra a pieno nel modello nutrizionale della dieta mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO bene protetto nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità nel 2010.
Siamo quello che mangiamo e mangiamo quello che siamo, l’influenza del susseguirsi delle cultura ha lasciato a Palermo anche una varietà gastronomica d’eccezione producendo un risultato finale che è una mescolanza di sapori e profumi unici, con abbondante utilizzo di vegetali, frutta, verdura, ortaggi, pasta, pane, patate e legumi; carni rosse, bovine, ovine e suine; carni bianche e, ovviamente, pesce a volontà, ma anche numerose varietà di formaggi locali ed olio d’oliva, principale condimento e fonte di grassi e gli aromi, basilico, menta, origano, rosmarino, zafferano, alloro, semi di finocchio, che assumono un ruolo decisivo nella caratterizzazione delle preparazioni gastronomiche tipiche di Palermo.
Per finire le minoranze e l’informazione, che a dispetto del fenomeno dell’omertà, a Palermo è invece fiorente, con numerosi giornali locali e radio private che formano il tessuto sociale della città ancora oggi, un tessuto sociale dove le tradizioni hanno ancora il loro posto d’onore ed inorgogliscono la popolazione che non rinuncia ad esse ed al clima di grande abbraccio e fratellanza tra le persone che si genera durante le feste e le ricorrenze locali.
Palermo è tanto ed ancora di più ed il riconoscimento di Capitale della Cultura Italiana è certamente meritato, non solo per il 2018, ma sempre, patrimonio culturale, sociale, architettonico, artistico, etc., italiano e del mondo intero.
La prossima volta che pensate a Palermo non limitatevi ai luoghi comuni.

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