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FIRME FALSE: E SE AVESSERO RAGIONE LORO?

DI PIERLUIGI PENNATI
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Firme false a Verona: 71 condannati tra PD, FI, Lega e NCD, nessuno si dimette.
L’indagine era nata d un esposto M5S che nel contempo devono affrontare lo stesso problema in varie città e ieri altri 300 casi a Reggio Emilia con un’indagine che abbraccia trasversalmente ben 19 liste passate al setaccio dai magistrati. A Palermo, in un assordante silenzio generale, decine di amministratori da destra a sinistra patteggiano per lo stesso reato, ma commesso nel 2014. Tre sindaci e decine di consiglieri comunali di cui nessuno chiede le dimissioni e con pene inferiori a quelle previste dalla legge Severino.
Migliaia di firme sospette o falsificate a sostegno di liste elettorali raccolte senza la ratifica di un pubblico ufficiale, ma non è la prima volta, nel 2010 le elezioni regionali della Lombardia furono invalidate per lo stesso motivo dal Consiglio di stato, Formigoni fu persino condannato a risarcire i Radicali per le sue smentite diffamatorie.
Sembra una malattia altamente contagiosa che si sta propagando infettando tutti i partiti senza considerarne colore, statuti e programmi, una specie di ebola amministrativa che non risparmia nessun candidato. Ci deve essere una ragione se tutto ciò continua a succedere, non basta un focolaio, si deve trattare di un virus che nasce spontaneo e si mette subito al lavoro con uno scopo preciso: permettere la candidatura ad una qualche elezione.
In un sistema democratico totalmente aperto vi dovrebbe essere la possibilità per chiunque di partecipare alla vita politica del proprio paese in modo relativamente facile ed introducendo potenzialmente confusione, immaginate su tutti potessimo candidarci senza formalità, liste di migliaia di nomi e milioni di candidati, il caos totale. Per ovviare a ciò in qualsiasi sistema elettorale si pongono sempre delle condizioni di base per le candidature, liste aperte o bloccate e sostenute da partiti o movimenti che certifichino questo sostegno attraverso una forma di certificazione quale, per esempio, la raccolta firme. Il proliferare di partitini e correnti e l’apparente ingovernabilità italiana hanno suggerito ai grandi partiti di alzare progressivamente i minimi per la partecipazione alle elezioni e per la possibilità di essere eletti, aumentando il numero delle firme e complicando le modalità di raccolta e presentazione delle stesse ed introducendo soglie di sbarramento al di sotto delle quali non si ottiene comunque un seggio.
Così, se oggi volessimo candidarci, per esempio, all’elezione a sindaco della città di Milano, dovremmo presentare una dichiarazione di presentazione della lista di consiglieri comunali con l’indicazione del Candidato Sindaco, i certificati elettorali attestanti che i presentatori della lista (ovvero i sottoscrittori) siano iscritti nelle liste elettorali del Comune, la dichiarazione di accettazione di candidatura sia per la carica a sindaco che a consigliere comunale, i certificati elettorali che attestino che i candidati siano iscritti nelle liste elettorali di un Comune della repubblica, il modello di contrassegno di lista.
I sottoscrittori dovrebbero essere almeno 1.000 e firmare alla tassativa presenza di un pubblico ufficiale a scelta tra notai, giudici di pace, cancellieri e i collaboratori delle cancellerie delle corti d’appello, dei tribunali e delle sezioni dei tribunali, i segretari delle procure della Repubblica, i presidenti delle province, i sindaci, gli assessori comunali, gli assessori provinciali, i presidenti dei consigli comunali, i presidenti dei consigli provinciali, i consiglieri provinciali che abbiano comunicato in data anteriore la propria disponibilità al presidente della provincia, i consiglieri comunali che abbiano comunicato in data anteriore la propria disponibilità al sindaco del comune, i presidenti e vice presidente dei consigli circoscrizionali, i segretari comunali, i segretari provinciali, i funzionari incaricati dal sindaco, i funzionari incaricati dal presidente della provincia.
Altre a questo dovremmo designare, i vari rappresentanti di lista etc., con modalità del tutto simili. Una “mission impossible”, o quasi, anche per i professionisti della politica essendo necessaria un’organizzazione ben collaudata e ben insediata nelle istituzioni, oppure almeno molti soldi, giustificando così l’evidenza che sopravvivono bene a questo filtro soltanto i grandi partiti od i miliardari.
La vicenda sempre più allargata delle firme false evidenzia proprio questo problema, a furia di limitare la partecipazione democratica sottoponendola a gimcane burocratiche e complicate modalità non si può quasi più interagire con le amministrazioni, che diventano sempre più dei veri e propri feudi, così esclusivi da escludere persino se stessi al minimo cambiamento. Già, perché tutto ciò non è necessario se si è già eletti con un partito e non si cambia. Stabilità di potere al potere.
Quindi, se più o meno tutti i partiti stanno avendo lo stesso problema può dipendere solo da un fatto: le regole sono troppo complicate persino per chi le ha stabilite. Regole decise dai partiti per i partiti, studiate, negoziate ed approvate, senza partecipazione popolare. Tra due giorni, invece, voteremo per modificare la costituzione ed ancora una volta, ma a più alto livello, nel nome di un fantomatico risparmio e riduzione del numero dei parlamentari introdurremo complicazioni per la partecipazione alla vita pubblica.
La progressiva compressione delle partecipazione popolare e democratica dei partiti al governo ha già creato gravi problemi non solo ai cittadini, ma persino ai partiti stessi che, conseguentemente, sono più ingessati nell’amministrazione pubblica e cercano sempre più riforme per se stessi e non per tutti, esempio lampante che questa riforma costituzionale sia la fotocopia di quella presentata da Berlusconi nel 2006 ed allora osteggiata da chi oggi la ripresenta.
Aggiungere limiti alla partecipazione democratica, alzare le soglie di partecipazione e complicare ulteriormente le regole della costituzione ai fini della governabilità per cambiare a tutti i costi non mi pare una buona idea, per nulla.
Per evitare le firme false, ma ancor più per poter continuare ad esercitare la nostra sovranità popolare, non ci servono inchieste sull’autenticità delle candidature e grida alla disonestà di chi chiedeva la testa dei disonesti, servono, invece, buoni amministratori che sappiano governare bene e con il consenso popolare, lasciando i baroni della politica a casa se necessario.
Mi scandalizzo delle liste con firme false, che hanno pur sempre un minimo di firme autentiche, ma domenica 4 dicembre voterò NO al referendum, anche per questo, per evitare che la democrazia possa estinguersi in una lenta agonia fatta di piccole ma costanti limitazioni delle nostre libertà partecipative e fondamentali.
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