FINE LEGISLATURA CON IL BOTTO

DI PIERLUIGI PENNATI

Sta per finire l’anno, con esso anche la legislatura e, forse, per il momento il peggior periodo di crisi della nostra repubblica, persino nel dopoguerra vi era almeno la speranza della ripresa, mentre oggi non sembrano esserci prospettive in vista.

Ormai da anni ci hanno abituato che la politica e gli amministratori pubblici non pianificano più nulla, nulla che vada oltre la propria previsione di permanenza in carica, vale a dire il governo di anno in anno, o di fiducia in fiducia, e gli amministratori locali, come i sindaci, non oltre il proprio mandato, quattro anni al massimo.

Già, perché il problema dell’amministratore pubblico sembra essere più il portare a termine personalmente un progetto che pianificare qualcosa di davvero utile per la società, infatti se una attività dura troppo a lungo sarà inaugurata da qualcun altro, probabilmente dell’opposizione, che prenderà meriti e gloria e nessuno vuole lavorare per regalare qualcosa ad altri realizzando così solo progetti di breve durata, con impatto psicologico e risultati immediati, magari svendendo proprietà pubbliche e i tassando i cittadini: rapido rientro di costi, ma nessuna prospettiva futura.

Dalla parte degli imprenditori, invece, sempre rincorrendo il risultato immediato è stato ormai sdoganato un metodo cruento, ma davvero efficace di operare: usare i dipendenti per i propri scopi capitalistici.

Con questo non voglio parlare di proletariato, rivoluzione comunista o lotta di classe, ma solo di interesse privato a discapito della collettività, ormai persa di vista dai grandi investitori che operano sempre più in ambito internazionale, complice l’allentamento delle barriere di confine tra moltissimi stati, in particolare nell’eurozona, ma non solo.

Mi spiego meglio, perché il problema viene davvero da lontano ed è ormai fissato solo nella storia: nel 1988 Silvio Berlusconi, allora relativamente giovane imprenditore, acquisiva la Standa, l’elemento è importante perché attraverso questa catena di supermercati sdoganava il metodo imprenditoriale moderno per il quale l’imprenditore organizza un’azienda ed i lavoratori, forti del loro impatto sul governo territoriale o nazionale e dell’impatto sull’opinione pubblica, ottengono le necessarie facilitazioni altrimenti negato ed il caso più evidente fu forse la nuova apertura di Mestre.

Questo supermercato venne allestito dalla Standa in un capannone industriale appena fuori città, senza le necessarie licenze ed adeguato allo scopo, dopo averlo riempito di merce ed assunto centinaia di dipendenti, la licenza commerciale fu, ovviamente negata, trattandosi di area precedentemente destinata dal comune ad altri scopi.

I dipendenti, appena assunti, perdevano già il lavoro “per colpa del comune” di Mestre che creava disoccupazione ed impediva lo sviluppo economico del proprio territorio, così gli amministratori, posti sotto accusa dall’opinione pubblica, furono costretti a consentire l’apertura dell’esercizio in tempi record e tutto si concluse con buona pace generale: un nuovo centro commerciale a servizio della città, nuovi posti di lavoro e benessere in arrivo per tutti.

Ma cos’era realmente successo?

Semplice, ignari in cerca di lavoro erano stati usati per ottenere una licenza altrimenti impossibile.

Come è finita la Standa?

Liquidata definitivamente nel 2012 dopo 14 anni di contenzioso giudiziario con i dipendenti.

Chi ci ha guadagnato?

Cercatelo voi in rete, io non voglio farmi querelare…

Da allora la scena si è ripetuta ovunque, con copioni differenti e con sceneggiature di volta in volta adattate, ma sempre lo stesso ritornello con i dipendenti ricattati usati come arma dai sempre più grandi e potenti gruppi industriali, facendoci così oggi chiudere l’anno con i dipendenti di Fiat, Alfa, Alitalia, Ilva, Perugina e Natuzzi che, se andrà bene, sotto il vischio troveranno la cassa integrazione e poi si vedrà.

Per loro, forse, con qualche sacrificio si potrà protrarre l’agonia ancora qualche mese, od addirittura qualche anno: salari sempre più bassi e condizioni sempre peggiori, in un’Italia la cui costituzione farcita di diritti ormai disattesi compie 70 anni proprio il 1° gennaio dell’anno che sta per iniziare.

Il lavoro è citato diciassette volte nel testo costituzionale, il concetto più esteso, più che un diritto, la base e fondamenta della repubblica italiana e forse proprio per questo il più colpito ed utilizzato: ultimo atto la Melegatti.

La vicenda Natale Melegatti 2017 è del tutto simile a quella della Standa 1989, 28 anni dopo i dipendenti sono stati usati dalla dirigenza per salvare l’azienda e con effetto temporaneo e limitato, infatti se è vero che è stato raggiunto l’obiettivo del milione e cinquecentomila panettoni prodotti e venduti, e con questo salvato il natale, pagati i debiti e gli stipendi arretrati, è anche vero che la colomba pasquale non è ancora al sicuro e che l’operazione salvataggio non può replicarsi ad ogni ricorrenza senza una pianificazione seria ed un piano industriale sostenibile.

A pesare sul futuro Melegatti sono quasi gli stessi problemi che affliggono le già citate Fiat, Alfa, Alitalia, Ilva, Perugina, Natuzzi ed altri 160 tavoli di crisi aperti in altrettante aziende italiane, vale a dire una gestione manageriale poco capace e delle pianificazioni industriali inefficienti che nulla hanno spesso a vedere con la crisi generale dei mercati.

Bisogna capire che la “crescita” non è il solo parametro che regge l’economia, esiste anche la stabilità e la decrescita felice, vale a dire un modo di vedere le cose ed il futuro che tenga conto anche del fatto che prima o poi ci si dovrà arrestare nel crescere e forse, ripeto forse, si dovrà persino decrescere in modo sostenibile.

Senza una pianificazione oculata continueremo a lasciar gestire ad industriali miopi, incapaci o, magari, solamente furbi, aziende che sfruttano i dipendenti oltre il consentito dalla dignità umana per poi dover gestire le crisi attraverso strumenti statali che non esistono perché non sorretti dalla stessa economia che si è consentito entrasse in crisi.

Vizi privati e pubbliche virtù ad alto costo sociale.

Tutto ciò non dovrebbe essere consentito dalla legge, pagare un dipendente 33 centesimi all’ora, come è successo in un Call Center siciliano, dovrebbe essere paragonato alla riduzione in schiavitù, deve esistere un limite legale sotto il quale non è possibile impiegare personale n uno stato civile, una paga oraria minima stabilita dalla legge in base alle esigenze di base per poter sopravvivere dignitosamente, non senza polemiche il Canton Ticino ha appena stabilito che per sopravvivere in Svizzera occorrono non meno di tremila franchi al mese, poco più di diciannove franchi all’ora di stipendio sotto il quale nessuno, ripeto nessuno, può essere impiegato in quel paese con pene severe per chi prova a farlo.

Questo perché secondo uno studio commissionato dallo stato ticinese, chi non ha abbastanza denaro in tasca smette di pagare nell’ordine: tasse, abbigliamento, medicinali.

Il risultato è che lo stato perde risorse e si impoverisce, le persone conducono una vita poco dignitosa e la salute generale peggiora proponendo sempre più emergenze sanitarie.

Soluzione semplice, efficace e degna di uno stato moderno ed io che ho sempre considerato gli svizzeri dei sempliciotti di campagna, scopro che invece sono solo semplicemente pratici, come serve essere nelle campagne.

Così alla Melegatti, ormai diventata il simbolo di questo Natale, a causa della nostra miopia generale restano i 15 milioni, pagati in contanti invece di venire finanziati, spesi per acquistare uno stabilimento inutile ed ancora chiuso ed inattivo, i tour estivi e le sponsorizzazioni pagate al cantante Scanu, per il quale si dice la direttrice abbia un debole, invece di corrispondere regolarmente gli stipendi a 70 dipendenti e le scelte pubblicitarie e commerciali sbagliate e dannose che hanno portato l’azienda alla crisi attuale, azienda che, salvata dai dipendenti, non cambierà dirigenza e probabilmente metodi con la prospettiva di chiudere comunque. Staremo a vedere.

Anche Alitalia è ancora lì, i “capitani coraggiosi” tanto celebrati da Berlusconi e poi sponsorizzati da Renzi con il suo “se vola Alitalia vola l’Italia”, hanno fallito catastroficamente e, nonostante i continui “regali” ricevuti dai vari governi, non hanno saputo rilanciare la compagnia, solo comprimerne i costi, oggi in linea con il mercato globale, ma sempre incapaci di riempire gli aeroplani, vera ragione conclamata del fallimento oggi posto di nuovo solo sulle spalle di dipendenti e cittadini.

E gli stipendi dei “capitani”? Nessuno li ha mai toccati, sempre in rialzo, ingiustamente contro la tendenza al ribasso di quelli dei lavoratori.

Questo 2017 sta per finire e con esso anche la legislatura ed il, forse, peggior periodo per la nostra repubblica che mai come prima non vede prospettive valide all’orizzonte: la politica è divisa, la legge elettorale iniqua, i partiti allo sbando, tutti a cercare consenso tra gli estremi sentimenti, razzismo, diritti, emigrazione, speculazione, … tutto ciò che può colpire la sensibilità della popolazione e carpirne il voto, poi si ricomincerà a vivere alla giornata.

L’Italia, ma anche il resto del mondo, ha la necessità di ripartire dalle proprie basi, dalle radici della dignità umana e della giustizia: per moltissimi anni sono esistite leggi che ponevano le persone al riparo dalla crisi dell’uomo prima che del suo denaro, queste regole sono state cancellate per favorire i mercati che sono così cresciuti a discapito delle persone, con il risultato di cancellare la crescita della dignità e dei diritti umani di base, della libertà e del futuro di tutti noi.

Se davvero dobbiamo ripartire si deve ricominciare da quello che già avevamo conquistato con grandi sacrifici: la dignità dell’uomo.

Secondo la Caritas Migrantes dal 2014 in poi vi sono stati più italiani che hanno espatriano per lavorare, migranti economici, che stranieri che sono arrivati in Italia per lo stesso motivo, migranti economici, con un bilancio negativo sulla popolazione complessiva.

Secondo l’Associazione Italiana Residenti Esteri, AIRE, gli italiani che espatriano svolgono all’estero lavori che in patria rifiutano: camerieri, trasportatori, elettricisti, muratori, etc, realizzando di fatto uno scambio di mano d’opera con gli immigrati e la ragione di tutto ciò deve essere trovata nelle condizioni di lavoro, infatti gli italiani che all’estero fanno avori che non accettano in Italia lo fanno dove le condizioni economiche ed i diritti sono ancora considerati a livelli accettabili per una vita dignitosa, cosa ormai quasi impossibile in patria.

Così, in Italia, quei lavori ormai sottopagati e senza più diritti adeguati per i nostri connazionali, sono accettati da coloro che nelle rispettive nazioni di origine spesso non avevano nemmeno un passaporto e nella nostra terra, invece, hanno documenti e, seppur ancora pochi, diritti che non avevano la possibilità nemmeno di immaginare.

Quello che stiamo facendo è così trasformare lentamente la nostra nazione, che partecipa orgogliosamente ai meeting dei “grandi della terra”, in uno stato del terzo mondo, non per la presenza di troppi immigrati, ma per l’assenza di dignità tipica di quegli stati.

Se il nuovo anno deve segnare davvero una svolta, prima di tutto si dovrà tornare indietro, non approvando nuove leggi, ma ripristinando di quelle che già c’erano e tutelavano le persone, cancellando dapprima la legge Amato di riforma degli istituti bancari ed il decreto Biagi, per poi affrontare pensioni, Fornero, Jobs Act e tutte le dannose leggi di riforma degli ultimi governi.

Se non saremo capaci di tornare indietro, difficilmente potremo continuare ad andare avanti.

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